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La realtà della presenza di Dio nella lode e nell’adorazione

di Armando Mauro
 

Ultimamente si parla così tanto di “lode e adorazione”  che questa espressione è divenuta come l’argento e l’oro ai tempi del re Salomone. Nel secondo libro delle Cronache, al capitolo 1, verso 15, troviamo scritto che: “il re fece in modo che in Gerusalemme l’argento e l’oro fossero comuni come le pietre”. Ma vi è una differenza sostanziale: l’argento e l’oro sono metalli preziosi, le pietre no. Così anche “la lode e l’adorazione” sono un qualcosa di prezioso, che non può essere trattato con leggerezza e superficialità. La “lode e l’adorazione” sono parte integrante del nostro rapporto con Dio. Esse hanno a che fare con Dio. E tutto ciò che riguarda Dio è sacro e santo.

Per comprendere questo aspetto vitale della nostra relazione con Dio, dobbiamo tornare al principio.

 

I. La Bibbia dice, nel libro della Genesi, al capitolo

   1,  verso  26, che Dio ha creato l’uomo a Sua

   immagine e a Sua somiglianza.
 

A. L’uomo è stato creato per conoscere e amare Dio.

B. L’uomo è stato creato per vivere in armonia e comunione

       con Dio.

C. L’uomo e stato creato per servire e piacere a Dio.

D. L’uomo è stato creato per glorificare e gioire con Dio per sempre.

Se l’uomo esiste, esiste a motivo di Dio e per Dio. Dio è la ragione dell’esistenza umana.

Che straordinaria verità: “Dio ci ama e ci ha creati affinché potessimo avere un rapporto personale con Lui”.

 

 II. Purtroppo, questa meravigliosa relazione con Dio è stata interrotta a causa del peccato.
 

     La Bibbia dice: “Poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” (Romani 3:23).

 

A. Il peccato è un qualcosa che dispiace, che va contro Dio che ci ha creati.

B. Il peccato è la violazione della legge di Dio.

C. Il peccato è scegliere la nostra volontà invece che quella di Dio.

D. Il peccato è voltare le spalle a Dio.

E. Il peccato è vivere come se Dio non esistesse.

 

III. Il peccato ha delle terribili conseguenze.
 

  1. Il profeta Isaia, al capitolo 59, verso 2, grida con forza:

ma son le vostre iniquità quelle che hanno posto una barriera fra voi e il vostro Iddio”.

 Il peccato ci separa da Dio. Questa separazione produce nella nostra    

       vita un grande vuoto interiore, che nessuno può colmare, una profonda solitudine, una totale   

       disperazione.

 

 B. L’apostolo Paolo, nella sua epistola ai Romani, al capitolo 6, verso 23, dichiara inequivocabilmente: “Il salario del peccato è la morte”. Il peccato è responsabile di ogni male, di tutta la tristezza, la malattia, di tutti problemi, i dolori, le gocce di sudore, le lacrime e della morte nel mondo di oggi.

 

 C. Il fatto ancora più spaventoso è che il peccato ci trascinerà in un poto di tormento eterno,l’inferno. Nel libro dell’Apocalisse, al capito 21, verso 8, l’inferno è descritto come “lo stagno ardente di fuoco e di zolfo”.

Ora immaginate il miglior nuotatore che tenta di rimanere a galla in acqua il più possibile. Secondo voi quanto tempo potrebbe resistere? Due, tre, quattro giorni? È inconcepibile pensare poi per un mese, un anno, dieci anni! È assurdo!

Ebbene, questo è il destino che ci attende a causa dei nostri peccati, l’essere gettati in un “mare di fiamme che non si spegneranno mai”. Immaginiamoci il primo giorno immersi fino al collo in quelle acque di fuoco. Immaginiamo di lottare con tutte le nostre forze per rimanere a galla, con l’illusione di alleviare il terribile tormento di quella alta temperatura infermale. E questo ancora dopo una settimana, un mese, un anno, dieci anni, nei secoli dei secoli. E dopo miliari di miliardi di secoli non sarà altro che l’inizio della punizione eterna. E a tutto questo aggiungiamo l’odore soffocante e disgustoso dello zolfo, un ingrediente che sta alla base di molti cattivi odori, specialmente di quelli associati con la decomposizione e la putrefazione. Ed ancora, le tenebre fitte ed opprimenti che si possono palpare, il pianto, lo stridor dei denti, nei secoli dei secoli, in compagnia del diavolo e dei suoi angeli, eternamente separati da Dio. Questa è la morte seconda nei secoli dei secoli. E dopo miliardi di miliardi di secoli non sarà altro che l’inizio di un indicibile tormento senza fine.

“Il salario del peccato è la morte, MA il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore”.

 

 IV. La soluzione di Dio: la croce.
 

MA Iddio mostra la grandezza del proprio amore per noi, in quanto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi”     

       (Romani 5:8).

Che meravigliosa notizia: Dio, nel Suo infinito amore, ha mandato il Suo Figlio Gesù nel mondo per salvare noi peccatori. E Gesù si è lasciato volontariamente schiaffeggiare, percuotere, sputare in viso, schernire, flagellare, incoronare con una corona di spine, inchiodare su una rozza croce, dove ha offerto la Sua vita come sacrificio per i peccati dell’intera umanità. Tre giorni dopo la sepoltura del Suo corpo senza vita, Gesù è risorto! Egli vive ed offre la Sua salvezza, la vita eterna a tutti coloro che sono disposti a lasciare i propri peccati, a credere in Lui, permettendoGli di prendere il controllo della propria vita. Nel momento in cui accettiamo Gesù come nostro Signore e Salvatore, veniamo ad essere perdonati e liberati dai nostri peccati, dalla morte e dall’inferno.

Quando poniamo la nostra fede in Gesù, cambiamo immediatamente destinazione. Questo è quello che Gesù stesso ha dichiarato nell’Evangelo di Giovanni, al capito 5, verso 24:

“In verità, in verità vi dico: Chi ascolta la Mia parola e crede a Colui che mi ha mandato, ha vita eterna, e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita”.

Abbiamo lasciato dietro le nostre spalle lo stagno ardente di fuoco. Ci voltiamo per guardarlo e il nostro essere si riempie di terrore. Dobbiamo subito tornare a guardare davanti a noi, a Gesù, al nostro Salvatore, che ci rassicura: “Non temere, sei passato dalla morte alla vita”.

Ogni qualvolta pensiamo a ciò che il nostro Signore Gesù ha fatto per noi, nel nostro cuore esplode un intenso, profondo senso di gratitudine nei Suoi confronti. Questo è ciò che la Bibbia chiama “lode”.

 

 V. Che cos’è la lode?

 

 A. La lode è riconoscere ciò che Dio ha fatto per noi.

La lode è dichiarare ciò che Dio ha fatto per noi.

La lode è esaltare, benedire, magnificare, ringraziare Dio per ciò che ha fatto per noi.

La lode è rallegrarsi di Dio per ciò che ha fatto per noi.

 “Lodare Dio”, quindi, significa riconoscere ciò che Dio ha fatto per noi.

Leggiamo qualche esempio biblico di lode in un famoso salmo, il Salmo 103.

    1 Benedici, anima mia, l’Eterno; e tutto quello che è in me benedica il Suo santo nome.

 10 Egli non ci tratta come meritano i nostri peccati, e non ci castiga in base alle nostre colpe.

  12 Quanto è lontano il levante dal ponente, tanto ha Egli allontanato da noi le nostre colpe.

Ora facciamo di questi versi la nostra lode: “Io Ti benedico, Ti lodo, o Dio, cioè riconosco ciò che hai fatto per me… Tu non mi hai trattato come meritano i miei peccati e non mi hai castigato in base alle mie colpe… quanto è lontano il levante dal ponente, tanto Tu, o Eterno, hai allontanato da me le mie colpe”. È  difficile? No, è semplice!

La lode è riconoscere ciò che Dio ha fatto per noi.

Un altro esempio ancora: leggiamo il Salmo 34, il verso 1 e 4:

 1 Io benedirò l’Eterno in ogni tempo; la Sua lode sarà sempre sulla mia bocca.

  4 Io ho cercato l’Eterno, ed Egli mi ha risposto e mi ha liberato da tutti i miei spaventi.

Facciamo di questi versi la nostra lode: “Io benedico, lodo l’Eterno, cioè riconosco ciò che ha fatto per me… mi ha liberato da tutti i miei spaventi, il peccato, la morte e l’inferno”.

È difficile? No, è semplice! È un qualcosa di imposto, di forzato? No, è spontaneo! Davanti a me vedo Gesù, il mio Salvatore. Dietro di me vedo tutto ciò dal quale Gesù mi ha salvato, i miei peccati, la morte, l’inferno. Qual è la mia reazione? Lodo il mio Gesù, cioè riconosco ciò che ha fatto per me. È matematico! Quanto fa uno più uno? Uno più uno uguale due. E quanto fa “Gesù” più “mi ha salvato”? “Gesù” più “mi ha salvato” uguale “Io lodo”. È semplice!

Ma la lode non è solo riconoscere ciò che Dio ha fatto per noi.

 

 B. La lode è anche riconoscere ciò che Dio fa per noi ogni giorno.
 

     “Io Ti lodo, Ti ringrazio, o Dio, per tutto quello che fai per me, ogni giorno.

       Le Tue compassioni non sono esaurite; si rinnovano ogni mattina. Grande è la Tua fedeltà!”.

Ma la lode non è solo riconoscere ciò che Dio ha fatto per noi e ciò che fa ogni giorno per noi.

 

 C. La lode è anche riconoscere le opere potenti di Dio.
 

Il Salmo 136 è uno straordinario esempio di questo particolare aspetto della lode.

     Leggiamo i primi 16 versi:
 

1 Celebrate l'Eterno, perché Egli è buono, perché la Sua benignità dura in eterno.

2 Celebrate il DIO degli dèi, perché la Sua benignità dura in eterno.

3 Celebrate il Signore dei signori, perché la Sua benignità dura in eterno,

4 Colui che solo fa grandi meraviglie, perché la Sua benignità dura in eterno,

5 Colui che ha fatto i cieli con sapienza, perché la Sua benignità dura in eterno,

6 Colui che ha disteso la terra sulle acque, perché la Sua benignità dura in eterno,

7 Colui che ha fatto i grandi luminari, perché la Sua benignità dura in eterno:

8 il sole per il governo del giorno, perché la Sua benignità dura in eterno,

9 la luna e le stelle per il governo della notte, perché la Sua benignità dura in eterno.

10 Colui che percosse gli Egiziani nei loro primogeniti, perché la Sua benignità dura in eterno,

11 e fece uscire Israele di mezzo a loro, perché la Sua benignità dura in eterno,

12 con mano potente e con braccio disteso, perché la Sua benignità dura in eterno.

13 Colui che divise il Mar Rosso in due, perché la Sua benignità dura in eterno,

14 e fece passare Israele in mezzo ad esso, perché la Sua benignità dura in eterno,

15 ma travolse il Faraone e il suo esercito nel Mar Rosso, perché la Sua benignità dura in eterno.

16 Colui che portò il Suo popolo attraverso il deserto, perché la Sua benignità dura in eterno.
 

Il salmista ci sta incoraggiando a celebrare, a lodare l’Eterno, cioè a riconoscere le opere potenti di Dio.

Nell’Evangelo di Luca, al capitolo 19, dal verso 28 in poi, troviamo raccontato l’episodio dell’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme. Al verso 37 leggiamo: “E, quando Egli fu vicino alla discesa del monte degli Ulivi, tutta la folla dei discepoli iniziò con gioia a lodare Dio a gran voce per tutte le opere potenti che avevano visto”.

Tutta folla dei discepoli iniziò con gioia a lodare Dio a gran voce, cioè riconobbero le opere potenti che Dio aveva compiuto per mezzo di Gesù”.

Ma la lode non è solo riconoscere ciò che Dio ha fatto per noi, ciò che fa per noi ogni giorno e dichiarare le Sue opere potenti.

 

D. La lode è anche riconoscere chi è Dio.
 

Nel corso della storia vi sono stati uomini e donne che hanno fatto delle importanti scoperte nel campo della medicina, cha hanno compiuto coraggiosamente delle missioni di salvezza, che hanno messo a repentaglio la propria vita per il bene del prossimo. E, quando i loro meriti sono stati portati all’attenzione dell’opinione pubblica, la gente ha iniziato a lodarli, a riconoscere ciò che hanno fatto per il bene della società. Ma, poi, nella gente, accade un qualcosa che è assolutamente normale. Inizia a spostare la sua attenzione dall’azione lodevole alla persona in sé. “È straordinario ciò che quell’uomo ha fatto, ma mi piacerebbe conoscere qualcosa anche della sua vita personale, del suo carattere”.

Questo è ciò che accade anche con la lode rivolta al nostro Dio. Cominciamo col lodare il nostro Dio, riconoscendo ciò che Egli ha fatto per noi, riconoscendo ciò che Egli fa per noi quotidianamente, riconoscendo le Sue opere potenti. Ma, subito dopo, la nostra attenzione si sposta dalla Sua “mano” al Suo “cuore”.   

“Mio Signore, cos’è che ti ha spinto a salvarmi? Voglio conoscere le Tue motivazioni, quello che c’è nel Tuo cuore. Voglio conoscere il Tuo carattere, la Tua natura”.

La lode è riconoscere chi è Dio. Questo è quello che vi è scritto nel Salmo 100,

verso 3: “Riconoscete che l’Eterno è Dio”.

Nel Salmo 99, verso 5, leggiamo: “Esaltate l’Eterno, l’Iddio nostro, e prostratevi davanti allo sgabello dei Suoi piedi. Egli è santo”. Il salmista sta dichiarando : “Esaltate, lodate Dio, cioè riconoscete chi Egli è. Egli è santo”.

 Ancora, leggiamo il Salmo 145, i versi 2, 3, 8, 9, 17:

  2 Ti benedirò ogni giorno e loderò il Tuo nome in eterno.

  3 L'Eterno è grande e degno di somma lode, e la Sua grandezza è imperscrutabile.

  8 L'Eterno è misericordioso e pieno di compassione, lento all'ira e di grande benignità.

  9 L'Eterno è buono verso tutti e pieno di compassione per tutte le Sue opere.

17 L'Eterno è giusto in tutte le Sue vie e benigno in tutte le Sue opere.

Il salmista sta confessando: “Ti lodo, o mio Dio, cioè riconosco che Tu sei grande, misericordioso, pieno di compassione, lento all’ira, di grande benignità, buono, giusto.

La lode è riconoscere, confessare chi è Dio. Egli è eterno, immutabile, onnipotente, onnisciente, onnipresente, santo, giusto, fedele, misericordioso, amorevole, buono.

 

 Riassumiamo i 4 aspetti della lode:
 

1. La lode è riconoscere ciò che Dio ha fatto per noi.

2. La lode è riconoscere ciò che Dio fa per noi ogni giorno.

3. La lode è riconoscere le opere potenti di Dio.

4. La lode è riconoscere chi è Dio.

Questa è l’essenza della vera lode: ministrare a Dio.

>Essa deve essere il nostro stile di vita. È proprio quello che Davide cercava di esprimere

nel Salmo 145, verso 2: “Ti benedirò ogni giorno e loderò il Tuo nome in eterno”.

> La nostra lode deve essere un continuo crescendo. Il Salmo 71, verso 14, dichiara:

“ Ma io spererò del continuo, a tutte le Tue lodi ne aggiungerò delle altre”.

E, dopo aver riconosciuto la potenza di Dio e ciò che realmente Egli è, attraverso la lode, nei nostri cuori nasce una profonda, intima risposta verso Dio, l’adorazione.

 

 VI. Che cos’è l’adorazione?

     A. L’adorazione è una risposta intima di riverenza verso Dio.
 

>Le parole ebraiche per adorazione sono “sagad” e “shachah”. Entrambe hanno lo stesso significato: prostrarsi, inginocchiarsi, cadere giù, riverire.

Nel libro dell’Esodo, al capitolo 34, dal verso 5 al 7, Dio s’incontra con Mosè.

5  Allora l'Eterno discese nella nuvola e si fermò là vicino a lui, e proclamò il nome dell'Eterno.

6 E l'Eterno passò davanti a lui e gridò: «L'Eterno, l'Eterno Dio, misericordioso e pietoso, lento all'ira, ricco in benignità e fedeltà,

7 che usa misericordia a migliaia, che perdona l'iniquità, la trasgressione e il peccato ma non lascia il colpevole impunito, e che visita l'iniquità dei padri sui figli e sui figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione».

A tale incontro quale fu la reazione di Mosè? Leggiamo il verso 8: “E Mosè si affrettò a prostrarsi fino a terra, e adorò.”. Quale fu la sua reazione? Una risposta di riverenza e, nello stesso tempo, di ammirazione verso Dio. Questa è adorazione! E questo è quello di cui abbiamo bisogno. Incontrarci con Dio per rispondere alla Sua presenza con quella riverenza che allontana da noi ogni forma di superficialità e con quella ammirazione elevata che ci lascia senza parole.

 B. L’adorazione è anche risposta intima di amore verso Dio.

>La principale parola greca per adorazione è “proscuneo”, che significa: baciare, baciare la mano, baciare come un cane bacia le mani del suo padrone, rendere omaggio, riverire.

Credo che una tra le migliori definizioni di adorazione sia quella registrata nel Cantico dei Cantici, al capito 1, verso 2: “Mi baci Egli dei baci della Sua bocca!”.

L’adorazione è intimità con Dio.

L’adorazione è amore, passione, brama di Dio.

Che possiamo bruciare d’amore per il nostro Dio e dichiarare con tutto il nostro essere:

“Come sei bello, amico mio, come sei amabile!... Chi ho in cielo fuori di Te? E sulla terra non desidero che Te”

(Cantico dei Cantici 1:16; Salmo 73:25).

Adorazione è essere perdutamente innamorati di Dio!

E quando amiamo veramente una persona, la apprezziamo, la onoriamo.

 

C. L’adorazione è anche apprezzare Dio, renderGli onore perché Egli ne è degno.
 

Questo è quello che scopriamo nel libro dell’Apocalisse, al capitolo 4, dal verso 9 all’ 11:

  9 E ogni volta che gli esseri viventi rendono gloria, onore e grazie a Colui che siede sul trono, a Colui che vive nei secoli dei secoli,

10 i ventiquattro anziani si prostrano davanti a Colui che siede sul trono e adorano Colui che vive nei secoli dei secoli, e gettano le loro corone davanti al trono, dicendo:

11 «Degno sei, o Signore, di ricevere la gloria, l'onore e la potenza, perché Tu hai creato tutte le cose, e per Tua volontà esistono e sono state create».

E come se i ventiquattro anziani stessero dicendo: “Sappi, o Signore, che noi ti apprezziamo smisuratamente e desideriamo onorarti con tutto il nostro essere”.

Dobbiamo ritornare alla vera adorazione, a quella adorazione che nasce da una relazione intima con Dio. Dobbiamo ritornare a quella adorazione che trasforma.

 

 VII. L’adorazione trasforma
 

Questo è un principio spirituale importantissimo! Noi prendiamo il carattere e le caratteristiche di chi noi adoriamo. Noi diveniamo simili a ciò che adoriamo.

>Più conosciamo Dio e più desideriamo adorarLo, più Lo adoriamo e più diveniamo simili a Lui.

>Più diveniamo simili a Lui e più vogliamo conoscerLo, più Lo conosciamo e più vogliamo adorarLo, più Lo adoriamo e più diveniamo simili a Lui. Nessuno può rimanere così com’è, dopo essersi incontrato con Dio. Ricordate ciò che abbiamo letto nel libro dell’Esodo, al capitolo 34, dal verso 5 all’8?

Dio s’incontra con Mosè. Dio si rivela a Mosè. E Mosè conosce di più Dio e questo lo porta a prostrarsi fino a terra e ad adorare. Dopo questa meravigliosa esperienza, leggiamo al verso 29 e 30, sempre del capitolo 34 dell’Esodo:

29 Or Mosè, quando scese dal monte Sinai (scendendo dal monte Mosè aveva in mano le due tavole della testimonianza), non sapeva che la pelle del suo volto era divenuta raggiante, perché era stato a parlare con l'Eterno.

30 Così, quando Aaronne e tutti i figli d'Israele videro Mosè, ecco che la pelle del suo volto era raggiante ed essi avevano paura di avvicinarsi a lui”.

Mosè conobbe di più Dio e questo lo portò ad adorarLo. Mosè adorò Dio e questo lo fece divenire più simile a Lui. Questo è quello che dovrebbe accadere anche a noi, dopo aver adorato Dio. Dovremmo riflettere la luce della Sua santità. Dovremmo emanare il profumo di Cristo.

>L’adorazione è una spada a doppio taglio. Da un lato, la nostra adorazione, onora Dio, dall’altra ci trasforma.

 

 VIII. A questo punto sorge una domanda spontanea: “In che modo possiamo offrire la nostra lode e adorazione a Dio?”.
 

Nell’Evangelo di Giovanni, al capitolo 4, al verso 23 e 24, il nostro Signore Gesù ci dà la risposta:

23 Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità, perché tali sono gli adoratori che il Padre richiede.

24 Dio è Spirito, e quelli che Lo adorano devono adorarLo in spirito e verità.

A me piace molto quello che Tozer ha detto a proposito: “Dio toglie via la questione dell’adorazione dalle mani degli uomini e la pone nelle mani dello Spirito Santo”.

È  proprio così! È  solo e soltanto lo Spirito Santo che ci rende capaci di adorare Dio in modo accettabile, attraverso Gesù Cristo.

L’apostolo Paolo, nella sua epistola ai Filippesi, al capitolo 3, verso 3, dichiara:

“Poiché i veri circoncisi siamo noi, che offriamo il nostro culto per mezzo dello Spirito di Dio,

che ci gloriamo in Cristo Gesù, e non ci confidiamo nella carne”.

La Bibbia inglese, la versione King James, traduce così:

Poichè la circoncisione siamo noi, che adoriamo nello Spirito”.

La versione New International Version traduce:

 Poiché la circoncisione siamo noi, che adoriamo per mezzo dello Spirito di Dio”.

È impossibile per chiunque di noi adorare Dio senza lo Spirito Santo. È  solo lo Spirito Santo che ci permette di offrire la nostra lode e la nostra adorazione a Dio.

Gesù ha detto nell’Evangelo di Giovanni, al capitolo 16, al verso 13 e 14:

13 Ma quando verrà Lui, lo Spirito di verità, Egli vi guiderà in ogni verità, perché non parlerà da se stesso,

 ma dirà tutte le cose che ha udito e vi annunzierà le cose a venire.

14 Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve lo annunzierà.

Solo lo Spirito Santo sa come glorificare Gesù.

 

L’apostolo Paolo, nella sua epistola agli Efesini, al capito 5, verso 19, ci esorta a vivere una vita di lode e di adorazione, ci esorta a parlare con salmi, inni e canzoni spirituali, a cantare e a salmeggiare con il cuore al Signore. Ma questo è solo il risultato di quello che Paolo stesso scrive nel verso precedente, il verso 18: “Siate ripieni dello Spirito”.

È solo Dio Spirito Santo, la terza persona della Trinità, uguale al Padre e al Figlio, che ci ispira e ci guida ad offrire la nostra lode e la nostra adorazione attraverso le parole, le grida di gioia, la musica, i cantici, il canto in lingue, il canto profetico, alzando le mani in segno di arrendimento, di ringraziamento, di amore verso Dio; inginocchiandoci, prostrandoci.

È  solo lo Spirito Santo che crea nei nostri cuori fame e sete di lodare e adorare Gesù.

 

IX. Da quale posizione lodiamo e adoriamo Dio?

L’apostolo Paolo, nella sua epistola agli Efesini, al capitolo 2, verso 6, ci dice che siamo stati risuscitati e che siamo seduti “nei luoghi celesti in Cristo Gesù”.

È importante per noi capire bene questa posizione che occupiamo insieme con Cristo nei luoghi celesti.

È  importante per noi comprendere a cosa si riferisce la Bibbia quando parla di “luoghi celesti”.

 

>Nella Parola di Dio vi sono alcune parole che hanno più di un significato.

     

      A. Ad esempio, la parola “mondo” è usata con tre significati diversi:

         

          1. Il mondo inteso come creato, il mondo fisico: il pianeta terra, l’universo.

              “I cieli sono Tuoi, anche la terra è Tua; Tu hai fondato il mondo e tutto ciò che è in esso (Salmo 89:11).

          2. Il mondo inteso come umanità: uomini e donne che Dio ha creato ed ama.

              Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il Suo unigenito Figlio,

                     affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:16).

          3. Il mondo inteso come un sistema organizzato di forze malvagie, la sfera del male     

              controllata da satana, operante sul pianeta terra e organizzata contro Dio e contro tutto ciò  

              che Gli appartiene. L’apostolo Giovanni, quando scrive nella sua prima epistola, al capitolo

               2, verso 15: “Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo”, si riferisce a quest’ultima definizione.

 

       B. Così, anche la parola “cielo” o “luoghi celesti” ha più di un significato.

           

            1. Il cielo inteso come cielo atmosferico, come firmamento.

                 “E Dio chiamò il firmamento <<cielo>>” (Genesi 1:8).

                 “I cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento dichiara l’opera delle Sue mani” (Salmo 19:1).

                 Ed è sotto questo cielo che si svolge la vita umana.

 

            2. Il cielo inteso come il regno dello spirito, che circonda immediatamente la coscienza     

                dell’umanità. Questo regno, comunemente conosciuto nelle Scritture come “luoghi

                celesti”, inizia dove finisce la percezione umana ed è il campo di battaglia della nostra   

                guerra spirituale “contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori di questo

                mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità” (Efesini 6:12).

 

            3. Il cielo conosciuto anche come “luoghi celesti”, “terzo cielo”, “cieli”, inteso come la

dimora eterna di Dio, degli angeli e dei redenti.

“Padre nostro che sei nei cieli” (Matteo 6:9).

“…fu rapito fino al terzo cielo” (II Corinzi 12:2).

“E subito fui rapito in spirito; ed ecco, un trono era posto nel cielo” (Apocalisse 4:2).

 

>In Ebrei 4:14, leggiamo che Gesù “è passato attraverso i cieli” e ha preso il Suo posto alla destra del Padre. Ma il fatto straordinario è che, grazie alla Sua morte e alla Sua resurrezione, Gesù ci ha aperto la via per accedere alla dimora eterna di Dio (vedi Ebrei 10:19).

Tramite lo Spirito Santo, i nostri spiriti sono portati in cielo per sedere insieme con Cristo, “seduti nei luoghi celesti in Cristo Gesù”. Da questa posizione, in Cristo, possiamo avvicinarci con libertà al Padre, che siede sul trono, e offrirGli la nostra lode e la nostra adorazione.

 

>Il Salmo 100:4 dichiara:“Entrate nelle sue porte con ringraziamento e nei suoi cortili con lode”.

Le porte e i cortili di Dio ci parlano della nostra posizione spirituale e della capacità, che abbiamo in Cristo, di entrare nello Spirito per accedere alla santa presenza di Dio.

Paolo dichiara, nella sua epistola agli Efesini, al capitolo 2, verso 18:

Poiché per mezzo di Lui abbiamo entrambi accesso al Padre in uno stesso Spirito”.

 

Entriamo nello Spirito.

Muoviamoci nello Spirito.

Preghiamo nello Spirito.

Adoriamo il Padre in Spirito e verità.

 

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Studio duplicato dal sito: http://www.conoscerlo.it/index.htm 

 

 

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