Il cammino cristiano
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Le origini della vitastudio critico sulle teorie evoluzionisticheCopyright © 2001-2002 F. Marinelli
Evoluzione Tutti probabilmente sono familiari con il termine "teoria dell'evoluzione". Essa viene insegnata nei testi scolastici come fatto inequivocabile; ne sono permeati i commenti dei documentari, la letteratura, il cinema, la televisione, i giornali. Onde evitare confusione, è bene distinguere tra evoluzione biologica e teoria dell'evoluzione. Il termine evoluzione definisce in modo generico il processo - le variazioni nel patrimonio genetico di una popolazione, verificatesi nel tempo - mentre il termine evoluzionismo definisce la "teoria", o più correttamente l'ideologia, secondo la quale tutti gli organismi viventi derivano per trasformazione da altri di epoche passate. L'evoluzionismo viene quasi sempre presentato come una scienza esatta, ampiamente supportata dai ritrovamenti e dalla ricerca, e accettata da tutti gli scienziati. In realtà, l'evoluzione biologica come spiegazione delle origini della vita non è né una teoria né un fatto, ma è una mera assunzione aprioristica. In natura
l'evoluzione avviene e si conclude nello stesso organismo; essa non
produce nuove caratteristiche, ma consiste nella manifestazione oppure
nella soppressione di caratteristiche già esistenti. Si tratta di un
fenomeno naturale osservato, misurato e ripetuto, e pertanto
scientificamente verificato. In sostanza, dunque, non si producono nuove informazioni genetiche; vengono semplicemente "riorganizzate" quelle preesistenti, formando nuove combinazioni, peraltro limitate, come predetto dalle leggi di Mendel sulla genetica. Per estrapolazione, gli evoluzionisti postulano la produzione di nuovi tratti negli organismi viventi nel corso di lunghissimi periodi di tempo, di nuove specie, grazie all'evoluzione. Secondo questa teoria, tutte le forme di vita discenderebbero da antenati comuni: i "mattoni" della vita sarebbero nati dall'interazione di elementi inerti, e il primo microrganismo si sarebbe evoluto nel corso di miliardi di anni in forme di vita via via più complesse - da ameba a invertebrato, a anfibio, rettile, quadrupede, scimmia, e infine all'uomo. Essa consiste, in pratica, nell'assumere che l'evoluzione all'interno della razza sia prova dell'ipotetica evoluzione da una razza all'altra. Questo tipo di evoluzione è definito macroevoluzione. Nonostante il fatto che la macroevoluzione non sia mai stata provata scientificamente (perché una teoria possa essere ritenuta scientificamente valida, deve essere osservabile, misurabile, e ripetibile; la teoria evoluzionistica non risponde ad alcuno di questi tre requisiti), e nonostante il fatto che non vi sia alcuna base scientifica per giustificare l'estrapolazione della macroevoluzione dall'evoluzione osservata in natura, neppure nel corso di miliardi di anni, questa dottrina viene tranquillamente inculcata in maniera dogmatica agli studenti, e spesso difesa violentemente, contestando e non di rado censurando ogni voce "fuori dal coro". Secondo il modello evoluzionista, tutto quello che è possibile osservare oggi è frutto di eventi casuali e lunghissimi periodi di tempo. Non esiste altra realtà al di fuori della natura; non esiste uno scopo o un creatore nell'universo, ma tutto ha avuto origine da processi naturalistici e meccanicistici propri della materia inanimata (materialismo filosofico). L'idea di un intervento soprannaturale è rigettato a priori, come pure qualunque spiegazione che punti in direzione opposta all'evoluzionismo. Non esistono specie "fisse"; le piante, e gli animali (tra i quali è incluso l'uomo) discendono da uno stesso organismo progenitore, che a sua volta ha avuto origine per caso dagli elementi chimici presenti nell'atmosfera primordiale. Indubbiamente, riconoscere la teoria evoluzionistica come falsa,
significherebbe dover prendere in considerazione l'unica altra
possibilità: quella di una creazione che non è frutto del caso, ma
prodotta e guidata da una volontà intelligente per uno scopo preciso,
insieme a tutte le leggi che regolano l'universo.
Per cercare di spiegare le origini dell'intero universo, con tutto quello che contiene, e le leggi che lo governano, gli evoluzionisti hanno postulato un evento noto come "Big Bang" (letteralmente, "grande esplosione"). Secondo
questa teoria - di cui esistono diverse varianti - tutta la massa e tutta
l'energia dell'universo erano un tempo situate in uno stesso punto,
ridotte a un volume infinitesimamente piccolo; o, per usare la definizione
di un evoluzionista: "l'intero universo osservabile era più piccolo di un
singolo atomo" (Crowell). Come si può
notare, la condizione di Singolarità richiede - eppure non soddisfa - la
nozione di ordine perfetto. Se all'espansione dell'ipotetico Big Bang va ascritta la formazione di galassie, stelle, pianeti, e la creazione di proteine, DNA, microrganismi in grado di replicarsi, fino alle forme di vita che sono conosciute oggi, è implicito un continuo incremento di organizzazione e complessità, di nuove informazioni; ciò è in netta contraddizione con le più elementari leggi della scienza. Al di là di ogni altra possibile speculazione, resta poi il fatto che questa teoria non può essere confermata o esaminata sperimentalmente. Il Big Bang non è dunque altro che una speculazione, in bilico tra scienza e filosofia, e contraria ad alcune delle leggi fondamentali della scienza.
I sostenitori della teoria del Big Bang spesso ricorrono a due fenomeni che dovrebbero confermarla: l'esistenza della radiazione cosmica di fondo - risultante, ipoteticamente, dalla "grande esplosione" - e il redshift - che dovrebbe dimostrare l'allontanamento graduale delle stelle, e quindi provare che l'esplosione si è realmente verificata miliardi di anni fa. La radiazione cosmica di fondo in realtà sembra semplicemente provenire dalle stelle e dalle galassie che ci circondano. Essa non proviene da un unico punto - cioè dalla presunta origine del Big Bang - ma è isotropa. Inoltre è notevolmente più debole di quanto previsto dalla teoria, presenta una temperatura molto inferiore a quella predetta, ed è eccessivamente uniforme. Secondo William Corliss, "le recenti misurazioni delle fluttuazioni di densità nella radiazione cosmica di fondo a microonde non mostrano fluttuazioni maggiori di 2,5 parti su 100.000. Nessuna galassia potrebbe nascere da una fluttuazione tanto piccola - neppure in 15 miliardi di anni". L'altro
fenomeno, il redshift, riguarda i moti di allontanamento delle galassie.
Semplificando, il redshift è il fenomeno che fa apparire di colore più
rosso gli oggetti che si allontanano dall'osservatore. Ma esistono
altre due cause di redshift confermate dalla scienza, che sono in grado di
spiegare in modo più convincente il fenomeno: il graduale rallentamento
della luce nel percorrere lunghe distanze, e la perdita di energia da
parte della luce quando questa transita in prossimità di ampi campi
gravitazionali come quelli delle stelle. Peraltro, la ricerca sui redshift per effetto Doppler ha prodotto risultati non credibili: applicando questa teoria, i quasar risulterebbero eccessivamente luminosi (in base alla legge del quadrato inverso), e oltre 30 quasar scoperti recentemente si allontanerebbero da noi a un'impressionante velocità, fino a otto volte superiore a quella della luce.
Secondo gli scienziati evoluzionisti, la "ricetta" per ottenere la vita è relativamente semplice: luce, acqua, calore, atmosfera, e molecole organiche. Nelle
particolari condizioni postulate dagli evoluzionisti, la vita sarebbe nata
dagli elementi inerti presenti sulla Terra in seguito al Big Bang
(abiogenesi). Alcuni evoluzionisti, per aggirare i problemi dell'abiogenesi, considerano come fatto assiomatico che una forma di vita in grado di replicarsi autonomamente sia esistita nel passato, omettendo però di spiegarne l'origine. La stessa
atmosfera primordiale postulata dalla teoria evoluzionistica presenta dei
problemi. La teoria del cosiddetto "brodo primordiale", sviluppata nella prima metà del 1900, prevede la nascita della vita dalle molecole organiche prodottesi spontaneamente nell'atmosfera per interazione degli elementi chimici con l'energia solare, e incubate dagli oceani. Numerosi scienziati hanno provato a verificare in laboratorio questa teoria - Robertson e Miller, Rebek, Lee, e i ricercatori di Nagaoka - ma nessuno di questi esperimenti è riuscito a produrre risultati concreti che possano spiegare la complessità e l'elevato numero di informazioni dei polimeri che costituiscono gli organismi viventi.
L'esperimento
di Miller e Urey è forse il più conosciuto, e tra i primi nel suo genere.
Furono ricreate in laboratorio le condizioni primordiali ipotizzate:
l'atmosfera era simulata da gas come metano, ammoniaca e idrogeno, mentre
l'oceano era simulato da vapore acqueo. I gas furono fatti attraversare da
scariche elettriche, e ne risultò la produzione di alcuni amminoacidi
(composti organici). Asserire che
gli esperimenti abbiano prodotto la vita è quantomeno errato: per produrre
delle proteine non è affatto sufficiente produrre qualche amminoacido, ma
sono necessarie lunghe catene di amminoacidi ordinati nel modo corretto e
nella forma esatta.
La condizione
richiesta perché gli amminoacidi possano formare delle proteine è un'alta
concentrazione, mentre ambienti come l'oceano o l'atmosfera, al contrario,
dovrebbero causare una diluizione. Inoltre, gli amminoacidi non hanno una
tendenza naturale a formare proteine, ma al contrario, le proteine tendono
a "scomporsi" in amminoacidi. Anche ipotizzando che le proteine siano potute essere state prodotte da eventi casuali, non esiste la più remota possibilità di credere che esse abbiano potuto formare cellule viventi dotate di una membrana, di un proprio metabolismo, e in grado di riprodursi autonomamente. Nessuno scienziato ha mai dimostrato che questo aumento di complessità sia possibile e che possa essersi verificato, anche ipotizzando la presenza di un numero di proteine migliaia di volte superiore a quello proposto dagli evoluzionisti.
Per selezione naturale si intende il fatto che alcune varietà di organismi viventi riescono a contribuire più efficacemente di altre alle generazioni future mediante la propria prole. La selezione naturale opera sulle caratteristiche preesistenti, ma non ne può produrre di nuove. La parola stessa "selezione" implica una riduzione, e non un incremento. Un esempio è lo sviluppo di resistenza da parte dei batteri verso antibiotici come la Streptomicina. Molti, erroneamente, ritengono che tale resistenza sia frutto della "evoluzione" del batterio in risposta all'antibiotico. Questo tipo di mutazione consiste in modifiche nella superficie del ribosoma del microrganismo, una perdita di specificità che impedisce alla molecola dell'antibiotico di "agganciarlo" e produrre i suoi effetti. Non si tratta, quindi, di "evoluzione", ma di perdita di informazioni. La selezione non produce nuove funzioni, organi, o caratteristiche, né è in grado di giustificare il vertiginoso incremento di informazioni necessario per la macroevoluzione, in quanto implica sempre una perdita di informazioni, e mai un guadagno.
Le mutazioni sono ritenute dagli evoluzionisti in grado di spiegare la discendenza comune di tutte le forme di vita da un unico antenato, mediante variazioni nel patrimonio genetico. Si ha una
mutazione quando si verifica un errore da parte di una cellula nel
riprodurre il codice genetico. Sebbene la cellula sia in grado di
correggere questi errori nei geni copiati, alcuni di essi possono non
essere corretti. Un esempio molto noto è la Drosophila melanogaster (il comune moscerino della frutta), allevata per decenni dai genetisti allo scopo di studiarne le mutazioni, e sottoposta anche a esperimenti con radiazioni ionizzanti allo scopo di produrre grandi quantità di mutazioni. Sono state identificate e osservate migliaia di mutazioni, inutili o dannose, ma nessuna di esse ha prodotto "nuovi" insetti o nuove caratteristiche. Talvolta le
mutazioni, unitamente alla selezione naturale, possono produrre effetti
utili alla sopravvivenza di un organismo; un esempio sono gli insetti
privi di ali osservati sull'isola di Madeira. Trattandosi di una regione
ventosa, le ali avrebbero rappresentato uno svantaggio per la vita degli
insetti. Probabilmente, dunque, gli insetti alati non sopravvissero a
causa del vento e non poterono propagare i loro geni, mentre quelli privi
di ali poterono contribuire in maniera significativa col proprio
patrimonio genetico alle generazioni successive.
Molte molecole necessarie per la vita, come il DNA, l'RNA, e le proteine, hanno un grado di complessità tanto elevato che appare estremamente improbabile che possano essersi create mediante l'evoluzione. Inoltre, non esiste alcun supporto sperimentale per queste affermazioni. Anche ammesso che siano passati miliardi di anni dalla nascita della vita ad oggi, la teoria evoluzionistica non è in grado di spiegare come si possa ottenere mediante l'evoluzione l'impressionante complessità del cervello umano, con i suoi oltre centomila miliardi di connessioni, oppure quella dell'occhio, del sistema uditivo, o del cuore. La complessità dell'organizzazione delle cellule eucariote è tanto superiore a quella delle procariote che è alquanto arduo immaginare come possa essere stata possibile l'evoluzione da batterio a piante, animali e uomini (Hickman, Bergman, et al). Inoltre,
tutte le forme di vita conosciute, dal più semplice microrganismo
all'essere umano, utilizzano per il trasporto dell'energia l'ATP, una
molecola di complessità irriducibile in quanto non può funzionare se
semplificata (Behe). Il DNA stesso
non può funzionare senza almeno 75 proteine (di cui 55 solo per i
ribosomi), che sono però prodotte solo dal DNA, in quanto il loro codice
genetico è trasportato proprio dalle molecole degli acidi nucleici
(Dickerson, Scientific American, settembre 1978). L'uno necessita
dell'altro, eppure l'uno non può essere esistito, o essersi evoluto, prima
dell'altro. La ricerca ha dimostrato che alcune molecole di RNA hanno la capacità di funzionare da enzimi; comunque esse non sono in grado di replicarsi autonomamente, quindi non è possibile utilizzare questo argomento nelle ricerche in senso evoluzionistico (Joyce, Orgel).
La prima legge della termodinamica stabilisce che massa ed energia non possono essere create o distrutte. Massa ed energia possono mutare, l'una può essere convertita nell'altra, ma la quantità totale di massa ed energia rimane costante. Non è quindi possibile che l'universo, e con esso la vita, siano "apparsi" per caso. In base alla
seconda legge della termodinamica è possibile affermare che esiste una
naturale tendenza in tutti i sistemi osservati lasciati a se stessi, a
dissipare energia e organizzazione, e a passare dunque dall'ordine al
disordine. Spesso gli
evoluzionisti obiettano che la seconda legge della termodinamica si
applica solo ai sistemi chiusi (isolati), e che la Terra è invece un
sistema aperto, in quanto il sole costituisce una fonte di energia
esterna. George Simpson, tra i più famosi scienziati evoluzionisti, ha confermato che "la semplice erogazione di energia non è sufficiente per sviluppare e mantenere l'ordine". John Ross,
ricercatore evoluzionista dell'università di Harvard, ha scritto: "...non
esistono violazioni conosciute della seconda legge della termodinamica. È
consuetudine applicare la seconda legge ai sistemi isolati, ma la seconda
legge si applica ugualmente bene ai sistemi aperti". È dunque necessario l'intervento di un'intelligenza esterna al sistema perché sia possibile giustificare la creazione tanto della materia inanimata quanto della vita, e l'incremento di informazione e di ordine necessari a spiegare tutto quello che è possibile osservare nell'universo.
Pur essendo
stato scoperto fino ad oggi un numero elevatissimo di fossili, però, non
sono state trovate le forme di transizione indispensabili per convalidare
la teoria evoluzionistica; in particolare le transizioni dalla materia
inorganica ai metazoi, dai metazoi agli invertebrati, dagli invertebrati
ai pesci, dai pesci agli anfibi, dagli anfibi ai rettili, dai rettili agli
uccelli, dagli uccelli ai quadrupedi, dai quadrupedi alle scimmie, e dalle
scimmie all'uomo. Esistono
tuttavia diverse speculazioni in merito: le sequenze ottenute disponendo
in un ordine immaginario fossili appartenenti a specie diverse, sono molto
note e ritenute verità scientifiche da eminenti scienziati, riviste
scientifiche e virtualmente da tutti i libri di testo; si tratta in realtà
di mere congetture non supportate da alcun dato di fatto. Lo stesso
Darwin ammise: "...devono essere esistite innumerevoli forme di
transizione, perché non le troviamo in grandissime quantità? ...perché non
ne sono piene tutte gli strati e le formazioni geologiche? ...questa forse
è l'obiezione più ovvia e seria che si possa fare contro la teoria
[dell'evoluzione]". Secondo
Stanley, un affermato evoluzionista, "le testimonianze fossili non hanno
documentato un singolo esempio di evoluzione filogenetica risultante in
una transizione morfologica visibile, e pertanto non offrono alcuna
evidenza che il modello gradualistico possa essere ritenuto
valido". Ma le specie di transizione non sono gli unici "anelli mancanti" dell'evoluzionismo: affinché una specie si sia evoluta in un'altra, come ipotizzato, è necessario che le transizioni abbiano interessato anche gli organi. Tra le tante specie osservabili non esistono esempi di elementi parzialmente sviluppati come occhi, organi vitali e apparati interni o esterni. La sopravvivenza di un organismo in queste condizioni, tanto oggi quanto in passato, sarebbe impossibile (Szent-Gyorgyi, biochimico, due volte premio Nobel), e anche se fosse vissuto sarebbe morto rapidamente, o isolato dalla selezione naturale, e dunque impossibilitato a trasmettere i propri geni alle nuove generazioni.
Gould,
notissimo paleontologo e fermo sostenitore dell'evoluzionismo, ammise
l'infondatezza dell'evoluzione graduale postulata da Darwin, che definì
"frutto dei pregiudizi politici e culturali del diciannovesimo
secolo". Eldredge ammise: "Sono i paleontologi - la mia stessa razza - ad essere i maggiori responsabili di aver lasciato che idee come queste dominassero la realtà... Noi paleontologi abbiamo detto che la storia della vita supporta quell'interpretazione [variazioni graduali per adattamento], pur sapendo che non è così". Gould e
Eldredge proposero allora una teoria alternativa, quella degli equilibri
punteggiati. Esistono
anche altre teorie simili a quella degli equilibri punteggiati - ad
esempio la speciazione quantica di Simpson - elaborate per giustificare le
discontinuità registrate dalla documentazione paleontologica.
L'interpretazione delle testimonianze fossili viene invariabilmente influenzata dalle presupposizioni degli esaminatori; nel caso degli evoluzionisti, il presupposto è che l'evoluzionismo sia un dato di fatto. Ogni cosa deve allora in qualche modo essere forzata a fare parte di quello schema prestabilito. Il cosiddetto
"uomo di Piltdown" (eoanthropus), rappresentato per decenni nei
libri di testo, si rivelò essere lo scherzo di un addetto di un museo di
storia naturale. Anche l'hesperopithecus, detto anche "uomo del Nebraska", considerato una "prova irrefutabile delle origini animali dell'uomo", fu stato ricostruito dall'immaginazione degli scienziati basandosi sull'unico resto: un dente, che si rivelò poi essere quello di un pecari (animale simile al cinghiale) estinto. Richard Leakey - famoso antropologo evoluzionista, e figlio di quegli stessi Leakey che scoprirono i frammenti di quello che fu battezzato "homo habilis" (che si rivelò essere un australopithecus) - alcuni anni fa affermò: "Ad oggi, non è stato scoperto niente che abbia veramente senso come specie di transizione verso l'uomo, inclusa 'Lucy', dal momento che il 1470 [il teschio di un homo sapiens scoperto da Leakey] era della stessa età e probabilmente anche più vecchio. Se dovessi esprimere un giudizio, affermerei che esiste più evidenza per la comparsa improvvisa dell'uomo piuttosto che per un processo graduale di evoluzione". Il
ritrovamento di un altro presunto intermedio uomo-scimmia, il
ramapithecus, consisteva in qualche dente e frammenti di mascella,
messi insieme dai ricercatori in modo da avere una forma somigliante a
quella della mascella umana. I resti fossili rinvenuti nel 1982 e nel 1988
dimostrarono che il ramapithecus era soltanto un antenato estinto
dell'orangutan. In particolare, fu rinvenuta una mascella completa di
ramapithecus: la forma non era quella presunta (parabolica), ma a
forma di U, tipica delle scimmie. Lo scheletro
del conosciutissimo "uomo di Neanderthal" (homo sapiens
neanderthalensis) - il cosiddetto "anello di congiunzione tra i
primati e l'uomo" - fu ritenuto a lungo un uomo-scimmia, fino a quando
studi successivi non dimostrarono che la sua capacità cerebrale era
addirittura superiore a quella dell'uomo moderno. Il
pithecanthropus erectus (homo erectus), o "uomo di Java", scoperto
da Eugene Dubois, era in realtà un gibbone, come ammise lo stesso Dubois,
a distanza di qualche decennio, ammettendo inoltre di aver tenuto nascosti
altri quattro femori di scimmie trovati nella stessa area. I resti
fossili di un altro homo erectus, il sinanthropus, o "uomo di
Pechino", consistevano in frammenti di teschi, denti e mascelle, trovati
anche molto distanti gli uni dagli altri. Tra gli altri
esempi di presunti intermedi uomo-scimmia, sempre basati su pochi resti, è
possibile citare il pliopithecus e il proconsul,
inspiegabilmente ritenuti ominidi perché sembravano incroci tra due specie
di scimmie; il dryopithecus, basato su frammenti di mascella che
più tardi furono riconosciuti come appartenenti a una scimmia estinta;
l'oreopithecus, basato sui resti di denti e della zona
pelvica. Dall'analisi delle caratteristiche dell'homo ergaster, dell'homo erectus, dell'homo heidelbergensis, e dell'homo neanderthalensis, si può concludere che si tratta soltanto di varianti razziali dell'uomo moderno, mentre è stato dimostrato che l'homo rudolfensis e l'homo habilis erano varietà di australopithecus.
La più famosa
scoperta di una ipotetica forma di transizione è forse
l'archaeopteryx, il cosiddetto "anello mancante fra i rettili e gli
uccelli". Esso presenta alcune caratteristiche comuni a entrambe le
specie: i denti, tipici dei rettili, e ali, tipiche degli uccelli. Alan Feduccia
- evoluzionista, tra i massimi esperti di ornitologia - affermò: "I
paleontologi hanno cercato di trasformare l'archaeopteryx in un
dinosauro piumato che cammina. Ma non lo è. È un uccello. E nessun
quantitativo di chiacchiere può cambiare questo fatto"... "È
biofisicamente impossibile che il meccanismo del volo si evolva da bipedi
tanto grandi [rettili e dinosauri] con gli arti anteriori scorciati e le
code pesanti usate per bilanciarsi; esattamente l'anatomia sbagliata per
il volo"... "In definitiva, trovo che l'intera faccenda del
dinosauro-uccello sia una vera e propria frode". Un altro presunto fossile di transizione è l'archaeoraptor, di cui lo stesso Xing (uno dei paleontologi che per primi esaminarono il fossile) recentemente ha sollevato il dubbio che si tratti di un mero mosaico "composto da una coda di dromaeosaurus e il corpo di un uccello". Rispondendo a Xing, il National Geographic ha confermato che le affermazioni di Xing sono state corroborate dalle ricerche approfondite di diversi scienziati (National Geographic, marzo 2000). Derstler,
paleontologo, ha osservato che il mercato dei fossili di uccelli (come
l'archaeoraptor e il sinosauropteryx), molto florido in
Cina, ha portato gli agricoltori locali a produrre fossili realistici che
egli stesso definisce "semplici da realizzare e molto difficili da
riconoscere", come confermano anche altri paleontologi. Fino a
qualche tempo fa si riteneva che gli embrioni dei mammiferi possedessero
delle "fessure branchiali", in quanto, secondo la teoria dell'evoluzione,
i mammiferi si sono evoluti dagli anfibi. Un altro tipo di transizione che presenta non pochi problemi è quella dagli anfibi ai rettili. Esistono grandi differenze tra i loro organi interni, che riguardano in particolar modo l'apparato circolatorio e quello riproduttivo. I resti del
pakicetus, descritto come "la più antica balena fossile
conosciuta", consistono in nulla di più di qualche dente, due frammenti di
mascella, e parte del teschio di un mammifero. Si tratta dunque
dell'ennesima ricostruzione speculativa basata su pochi elementi, ripresa
dagli autori dei libri di testo che presentano con disegni di improbabili
ricostruzioni complete di questo e altri fossili. Il basilosaurus è un altro fossile ritenuto una forma di transizione tra i mammiferi e le balene. Si tratta di un mammifero acquatico, lungo circa 25 metri, con forma simile a quella di un serpente, e munito di piccoli arti posteriori che probabilmente erano di supporto nell'accoppiamento. Questa creatura, comunque, era completamente acquatica, e la forma del suo corpo dimostra che non era più antico delle balene che esistono oggi, quindi non può rappresentare una forma di transizione. Anche
l'ipotizzata evoluzione del cavallo è il risultato dell'interpretazione
dei dati, come dimostrato in dettaglio da Walter Barnhart.
Gli
evoluzionisti ritengono che alcuni organi, che essi definiscono
vestigiali, o residuali, sono il risultato dell'evoluzione. Si tratterebbe
di organi che non servono più all'individuo, e sono pertanto privi di
funzioni. La storia, comunque, ha dimostrato la falsità di quest'argomentazione. La scienza moderna ha rivelato le funzioni dei più di cento organi che si credeva fossero residuali, come la tiroide, l'appendice, o le tonsille (Bergman, Howe). Altre parti
del corpo, come ad esempio le ali degli uccelli che non sono in grado di
volare, sono fornite di muscoli funzionali, e servono a fornire
raffreddamento o riscaldamento, equilibrio, rituali di corteggiamento,
difesa dai predatori, protezione del corpo, o protezione dei
pulcini. Anche la parte del DNA ritenuta inutile o ridondante ha iniziato a rivelare le sue funzioni, come hanno dimostrato gli studi di Wieland. Secondo Walkup, genetista molecolare, "gli evoluzionisti ritengono che il DNA 'spazzatura' sia DNA inutile rimasto dalle passate permutazioni evolutive... Ma ora molte delle sequenze del DNA prima ritenute spazzatura hanno iniziato a ottenere nuova attenzione per il loro ruolo nella struttura e nella funzione del genoma, nella regolazione dei geni e nella speciazione rapida". Similmente, la rivista Science ha commentato: "Molti ricercatori ritengono che alcune delle scoperte più intriganti possano provenire dalle aree un tempo ritenute di 'scarto' genetico".
Come è stato visto, esistono numerose e profonde differenze tra la complessità organizzata risultante dall'ipotetico Big Bang e l'ordine osservabile ovunque nell'universo. Le "coincidenze" che hanno reso possibile l'esistenza e lo sviluppo della vita sulla Terra - ma non sugli altri pianeti - sono fin troppe per essere tali, e anche per essere elencate. Può essere tuttavia interessante ricordarne qualcuna. La velocità di rotazione della Terra, ad esempio, è quella che regola l'apparire del giorno e della notte. Se essa fosse inferiore a quella attuale, la durata del giorno e della notte aumenterebbero, distruggendo la vita durante il giorno a causa del calore intenso, e di notte a causa del freddo prolungato. Se la distanza tra il sole e la Terra o il calore emesso fossero maggiori o minori, la Terra sarebbe troppo calda o troppo fredda per permettere la vita. Se la luna fosse più vicina alla Terra, le maree inonderebbero ogni luogo. Se l'atmosfera fosse meno spessa, milioni di meteoriti anziché essere distrutti cadrebbero sulla Terra, devastandola. Se l'ossigeno disponibile nell'atmosfera e assorbito dall'acqua fosse molto di meno, la vita non potrebbe esistere. Se la Terra fosse piccola, la forza di gravità sarebbe troppo debole per consentire la presenza dell'atmosfera; se fosse grande, la gravità schiaccerebbe ogni essere vivente al suolo. Se lo strato di ozono fosse troppo spesso, la Terra non riceverebbe sufficiente calore; se fosse troppo sottile, i raggi ultravioletti distruggerebbero ogni forma di vita. Le cellule viventi contengono migliaia di sostanze diverse che reagirebbero tra di loro se non esistesse un intricato sistema di barriere chimiche e altri apparati che non possono essersi evoluti, o devono averlo fatto al momento giusto e con grande precisione, per evitare dannose reazioni chimiche. Se le cariche elettromagnetiche fossero leggermente più deboli o più forti, non potrebbero formarsi i legami chimici; nel primo caso di avrebbe il decadimento dei protoni, e nel secondo sarebbe impossibile l'esistenza di qualunque elemento chimico, ad esclusione del solo idrogeno.
"Se io, come geologo, fossi chiamato a spiegare brevemente le nostre idee moderne sulle origini della Terra e sullo sviluppo della vita, a persone comuni, semplici, come quelle a cui era rivolto il Libro della Genesi, non riuscirei a fare meglio che seguire molto da vicino il linguaggio del primo capitolo della Genesi" (Pratt, evoluzionista). "Popper avverte di un pericolo: 'Ogni teoria, anche una teoria scientifica, può diventare una moda intellettuale, un sostituto per la religione, un dogma dietro cui trincerarsi'. Questo è stato certamente vero per la teoria evoluzionistica" (Patterson, evoluzionista). "Più si studia la paleontologia, più ci si rende conto che l'evoluzione è basata solo su una fede" (More, evoluzionista). "La teoria darwiniana, modificata ma ancora caratteristica, è diventata essa stessa un'ortodossia, predicata dai suoi aderenti con fervore religioso, e dubitata, essi credono, solo da pochi confusi, imperfetti nella fede scientifica" (Grene, evoluzionista). "È possibile distinguere solo due motivi per cui le persone possano voler credere che le specie hanno avuto origine grazie all'evoluzione: o si è dediti in modo religioso o filosofico all'idea dell'evoluzione, oppure non si è a conoscenza dell'evidenza scientifica. La maggior parte delle persone che aderiscono all'evoluzionismo ricadono nella seconda categoria. Quelli che lo insegnano e lo promuovono, alla prima categoria" (Garrett). "L'evoluzione è diventata, in un certo senso, una religione scientifica; quasi tutti gli scienziati l'hanno accettata e molti sono pronti a 'piegare' le loro osservazioni per farle combaciare con essa... Penso, comunque, che dobbiamo andare oltre, e ammettere l'unica spiegazione plausibile è la Creazione. So che questo è inaccettabile per dei fisici, come lo è per me, ma non dobbiamo rifiutare una teoria che non ci piace se esiste l'evidenza sperimentale la supporta" (Lipson, Physics Bulletin, 1980). "La scienza ha rinunciato alla ricerca dell'armonia e, con passione che certamente nasconde un sottile demonismo, si è lanciata alla ricerca del caos, alla adorazione del disordine e del nulla primigenio" (Giuseppe Sermonti, ex presidente dell'Associazione Genetica Italiana e vice presidente del XIV Congresso internazionale di Genetica).
"La cultura dominante ha posto il tema dell'evoluzione biologica della specie umana sul piedistallo di una grande verità scientifica in contrasto totale con la Fede... Immaginiamo un nostro antenato dotato di straordinaria longevità. Invece dei nostri cento anni, supponiamo che sia capace di vivere diecimila anni. Questa fantastica proprietà gli permetterebbe di osservare quello che è successo nel mondo da diecimila anni a oggi. Egli potrebbe quindi studiare il modo peculiare in cui i suoi simili si sono trasformati nel corso dei vari secoli. Troverebbe, questo nostro fantastico antenato, non poche difficoltà per capire cosa succede. E infatti, nel corso degli ultimi diecimila anni - dall'alba della civiltà ai nostri giorni - l'evoluzione biologica della specie umana ha fatto ben poco. Anzi, assolutamente nulla. L'uomo è esattamente com'era diecimila anni fa. Gli evoluzionisti dicono: ma questo è ovvio. Noi abbiamo sempre detto e ripetuto che i tempi tipici dell'evoluzionismo umano sono milioni, decine di milioni di anni. Gli evoluzionisti parlano come se un milione o dieci milioni di anni fossero il risultato di una previsione teorica legata a un'equazione. Se la teoria evoluzionista avesse basi scientifiche serie, essa dovrebbe essere in grado di predire il valore esatto dei tempi che caratterizzano l'evoluzione umana. I sostenitori della teoria evoluzionista del genere umano non hanno la minima idea di come impostarne le basi matematiche. la teoria dell'evoluzionismo umano non è nemmeno al livello della peggiore formulazione matematica di una qualsiasi teoria di fenomeni fondamentali. Prendiamo ad esempio la Cromodinamica Quantistica: la teoria che descrive le forze tra quark. Essa ha un apparato matematico ben preciso ed è in grado di prevedere molti effetti. Ciononostante noi non la consideriamo una teoria galileianamente verificata in tutti i suoi aspetti. Molte proprietà della sua formulazione matematica sono ancora poco capite e tante verifiche sperimentali debbono essere realizzate. Un confronto tra questa teoria e la Teoria dell'Evoluzione Biologica della specie umana non è nemmeno ipotizzabile. Motivo: la Teoria Biologica della specie umana non ha alcuna base matematica. Eppure molti arrivano all'incredibile presunzione di classificarla come un'esatta teoria scientifica, corroborata da verifiche sperimentali. Domanda: quali sono le equazioni di questa teoria? Risposta: non esistono... Per chiarire meglio su quali basi poggia la teoria evoluzionista della specie umana è bene passare in rassegna i risultati sperimentali su cui si fondano queste speculazioni teoriche. La Teoria dell'Evoluzione Biologica della specie umana Diciamo subito che la Teoria dell'Evoluzione Biologica della specie umana non è Scienza galileiana. Essa pretende di andare molto al di là dei fatti accertati. Questi ci dicono che: 1) la Terra esiste da circa cinque miliardi di anni - 2) gli organismi semplici cellulari risalgono a quasi tre miliardi e mezzo di anni - 3) gli organismi multicellulari esistono da circa settecento milioni di anni - 4) i vertebrati, da quattrocento milioni di anni - 5) i mammiferi, da duecento milioni di anni. Si arriva così ai primati: settanta milioni di anni fa. La famiglia ominoidea inizia con la scimmia primitiva Dryopithecus: circa venti milioni di anni fa. E si sdoppia in un ramo (Pongidoe), che porta agli scimpanzé, ai gorilla, agli orangutanghi. E nell'altro ramo (Hominidae), che dovrebbe portare a noi, attraverso la sequenza Homo Habilis (età della pietra), Homo Erectus (età del fuoco), Homo Sapiens Neanderthalensis, fino all'Homo Sapiens, che porta a noi. Questa catena ha però tanti anelli mancanti e ha bisogno di ricorrere a uno sviluppo miracoloso del cervello, occorso circa due milioni di anni fa. Arrivati all'Homo Sapiens Neanderthalensis (centomila anni fa circa) con un cervello di volume superiore al nostro, la Teoria dell'Evoluzione Biologica della specie umana ci dice che, quarantamila anni fa circa. l'Homo Sapiens Neanderthalensis si estingue in modo inspiegabile. E compare infine, in modo altrettanto inspiegabile, ventimila anni fa circa, l'Homo Sapiens Sapiens. Cioè noi. Una teoria con anelli mancanti, sviluppi miracolosi, inspiegabili estinzioni, improvvise scomparse non è Scienza galileiana. Essa può, al massimo, essere un tentativo interessante per stabilire una correlazione temporale diretta tra osservazioni di fatti ovviamente non riproducibili, obiettivamente frammentari e necessariamente bisognosi di ulteriori repliche...". Ecco i tre
livelli di credibilità scientifica, che ci permetteranno di capire "a
quale livello appartiene la Teoria dell'Evoluzione Biologica della specie
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