Profezie Bibliche
   
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Profezie Bibliche

Introduzione

Per potersi occupare, nei particolari, della profezia messianica, devono essere esposte, dapprima, alcune considerazioni sulla
formazione dell’Antico Testamento (AT) e sulla sua trasmissione fino a noi.
L’AT fu scritto in uno spazio di tempo oltrepassante i 1100 anni; cioè dal tempo di Mosè, 1500 avanti Cristo
(a.C.) circa,
fino al tempo del profeta Malachia, 420 a.C. circa. Leggendo l’AT suscitano profonda impressione il desiderio e l’attesa
ardenti
di un futuro Salvatore, l’Unto, il Messia (= il Re consacrato dall’unzione sacra), che doveva eliminare i problemi
di fondo
dell’umanità e stabilire una giustizia eterna. Questo Messia promesso viene descritto fin nei minimi particolari
negli scritti
dell’AT. Però, meraviglia trovare in molti libri dell’AT dichiarazioni concernenti un «Messia sofferente»,
che doveva essere
odiato, respinto e ucciso in modo crudele dal suo stesso popolo, mentre egli soffrirebbe per i peccati di molti. D’altra
parte,
l’AT parla di un «Messia trionfante», che alla sua venuta, deve instaurare un glorioso regno di pace per
il mondo intero.
L’apparente paradosso è di facile soluzione, se si pensa che queste due descrizioni differenti illustrano due
apparizioni
del medesimo Messia, ma concernono eventi distinti per tempi diversi.
Le profezie del «Messia trionfante» concernono ancora l’avvenire; mentre quelle del «Messia sofferente»
hanno avuto già nel
passato il loro pieno adempimento.
Si tratta, al riguardo, di più di 330 profezie assai esatte ed estremamente differenziate. Nelle prossime pagine verrà
dimostrato
irrefutabilmente e su basi storiche, che tali profezie si sono adempiute letteralmente in Gesù di Nazaret, personaggio
storico.
Ma prima deve essere esposto come risulti davvero impossibile che queste profezie siano falsificazioni inserite in epoca posteriore.
Negli anni 1947 e seguenti, furono scoperti, in numerose grotte di Qumran, sui Mar Morto, manoscritti biblici, che hanno sollevato
indicibile meraviglia in tutto il mondo. Questi manoscritti, che in parte risalgono ad anni precedenti l’era cristiana,
contengono
tutti i libri dell’AT, ad eccezione del libro di Ester.
Poiché una gran parte delle profezie messianiche si trova nel libro del veggente Lsaia, la scoperta di un rotolo completo
di questo profeta assunse la massima importanza. Il testo è scritto su pergamena di pelle di capra, in ebraico non
vocalizzato.
Il rotolo composto di 15 pezzi di pelle cuciti insieme è lungo 7,34 metri e largo 26 centimetri. Il suo straordinario
grado
di conservazione è davvero sensazionale.
Il professor André Lamorte scrive a proposito dell’età di questo testo: «Il rotolo completo di Isaia
è considerato oggi, e
definitivamente, copiato prima dell’era cristiana. I pareri degli esperti in materia di datazione variano, generalmente,
fra
l’inizio del 1. secolo e la fine del 2. secolo a.C.»’
Poiché tutte le profezie messianiche del libro di Isaìa si trovano in questo rotolo, è assolutamente
impossibile dubitare
della loro genuinità.Ora questo rotolo si trova in possesso del giovane Stato di Israele. Esso fu pure fotografato
in grandezza
naturale e pubblicato per intero. Perciò, in tal forma è ora accessibile ad ogni interessato, nel libro «Scrolls
from Qumran
Cave I»’.
La genuinità delle profezie messianiche negli altri libri dell’AT, può essere altresì dimostrata
con i manoscritti del Mar
Morto. Frank Moore Cross scrive nel suo libro «L’antica biblioteca di Qumran e la scienza biblica», che il
ritrovamento dei
manoscritti di Qumran rende impossibile ritenere un qualsiasi libro dei profeti anteriori o dei posteriori (per tacere del
tutto del Pentateuco) scritto più tardi dei primi anni del 2. secolo a.C.3.
Dei profeti anteriori fanno parte i libri di Giosuè, Giudici, 1. e 2. Samuele e 1. e 2. Re; dei profeti posteriori
i libri
di Isaia, Geremia, Ezechiele, Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Nahum, Habacuc, Aggeo, Zaccaria e Malachia. Il Pentateuco
comprende i cinque libri di Mosè. Con ciò appare in modo lampante che nessun passo di questi libri può
essere ancora messo
in dubbio.
Poiché in seguito verranno richiamate anche molte profezie messianiche contenute nei Salmi, deve essere attirata l’attenzione
segnatamente sul ritrovamento del manoscritto di un salterio risalente al 2. secolo a.C.4
Del libro del profeta Daniele sono venuti alla luce numerosi frammenti. Per mezzo della paleografia, un manoscritto della
grotta IV è stato datato alla fine del 2. secolo a.C.Oltre a questi ritrovamenti di manoscritti, vi è ancora
un’altra prova
della genuinità delle profezie messianiche: l’esistenza della traduzione alessandrina dell’AT. Verso il 285
a.C., il re egizio
Tolomeo Filadeifio ordinò una versione integrale dell’AT in greco. Secondo la tradizione, hanno lavorato a questa
trasposizione
72 studiosi ebrei, per cui essa porta anche il nome di Septuaginta (LXX) o dei Settanta. L’ebreo Aristobulo scrisse ai
primi
del 2. secolo a.C. che la traslazione della Legge in greco fu completata regnando Tolomeo Filadelfio.5 L’espressione
«Legge»
indica i cinque libri di Mosè, ma può anche servire a indicare tutto l’AT.6 Secondo la testimonianza di
Aristobulo è possibile
che questa versione dell’intero AT fosse disponibile già alla fine del 3. secolo a.C. Ad ogni modo è sicuro
che era terminata
già prima del 130 a.C., giacché dal prologo dei libro apocrifo detto Siracide o Ecclesiastico, compilato in
detta epoca, risulta
chiaramente, che allora la versione dei Settanta era terminata in ogni sua pane. Vi si legge infatti: «Le cose dette
in ebraico
non hanno la medesima forza quando sono tradotte in altra lingua. E non solamente questa opera, ma anche la stessa legge,
i profeti e il resto dei libri conservano un vantaggio non trascurabile nel testo originale.»7 L’espressione «la
legge, i
profeti e il resto dei libri» viene usata quando si vuoi far risaltare specialmente che si intende tutto l’AT.
Ancor oggi
si dispone della versione alessandrina. Ora, se l’intero AT è stato già tradotto dall’ebraico in greco
almeno nel 2. secolo
a.C., come sarebbero potute essere state falsificate in esso le profezie messianiche?
Per poter affermare l’adempimento delle profezie messianiche, è a disposizione un notevole numero di fonti storiche.
Grande
importanza deve essere attribuita allo storico ebraico Giuseppe Flavio — dal 37 al 100 dopo Cristo (d.C.) — poiché
nelle sue
due opere «De bello Judaico» e «Antiebraico devono essere tenute di conto. La più grande importanza
deve, perù, essere attribuita,
senza alcun dubbio, agli scritti del Nuovo Testamento (NT). Secondo Kurt Aland, dirigente dell’Istituto tedesco-occidentale
per lo studio del testo del Nuovo Testamento, con sede a Miìnster, il NT è stato trasmesso con quasi 5300 manoscritti
greci.8
A questi vanno aggiunti poi circa 9000 manoscritti delle vecchie traduzioni e decine di migliaia di citazioni della Bibbia
fatte dai cosiddetti Padri della Chiesa. Questi testi garantiscono la trasmissione fedelissima del NT. La differenza temporale
fra la prima stesura originale e i più antichi manoscritti tramandati comporta solo 35—250 anni (per i classici
greci e latini
questa differenza comporta, di regola, 900—1300 anni, e tuttavia a nessuno verrebbe in mente di mettere in dubbio, per
tal
motivo, la loro fidatezza, sebbene essi poggino su una base testuale enormemente più esile).
Dei quattro Evangeli, tre furono scritti ancor prima della distruzione di Gerusalemme (70 d.C.): si tratta di Matteo, Marco
e Luca. Dopo la loro compilazione, questi Evangeli hanno avuto una diffusione rapida e forte. Se alcuni fatti illustrati in
detti Evangeli non fossero stati consoni alle realtà storiche, la contraddizione sarebbe stata immediatamente sfruttata
da
parte ebraica contro il cristianesimo sorgente. Ma poiché i fatti storici riportati negli Evangeli non erano in alcun
modo
contestabili, la lotta contro i cristiani consisté anzitutto nella persecuzione fisica. Del resto è impensabile
che uomini
alla guida del giudaismo contemporaneo, come Nicodemo, un membro del Sinedrio, Saulo di Tarso, o Apollo, dottore della legge
nato in Alessandria, si facessero cristiani, se questi ultimi avessero allora cercato di sostenere la loro fede con fatti
erronei, assurdi, menzogneri o pseudostorici! Gli scritti del NT, che furono tutti compilati fra il 32 e il 96 d.C. circa,
sono, quindi, di grandissima attendibilità.Contro la profezia messianica viene spesso opposto l’argomento, che
il suo adempimento
sarebbe dovuto solo al caso. Ricorrendo al calcolo delle probabilità, questa opinione può essere facilmente
controbattuta.
Se per l’adempimento di una profezia si assume la probabilità 1:2 (in realtà, però, essa è
minore di molto), ne risulta per
l’adempimento di 50 profezie una probabi10
quitates Judaicae» scrive molto sulla storia ebraica dal 175 a.C. al 70 d.C. Anche le fonti e le testimonianze di Tacito
(55—circa
118 d.C.), Tallo (verso il 52 d.C.), Tertulliano (2. secolo d.C.), Cassio Dione (2.13. secolo d.C.), Giulio Africano (3. secolo
d.C.) e del Talmudebraico devono essere tenute di conto. La più grande importanza deve, perù, essere attribuita,
senza alcun
dubbio, agli scritti del Nuovo Testamento (NT). Secondo Kurt Aland, dirigente dell’Istituto tedesco-occidentale per lo
studio
del testo del Nuovo Testamento, con sede a Miìnster, il NT è stato trasmesso con quasi 5300 manoscritti greci.8
A questi vanno
aggiunti poi circa 9000 manoscritti delle vecchie traduzioni e decine di migliaia di citazioni della Bibbia fatte dai cosiddetti
Padri della Chiesa. Questi testi garantiscono la trasmissione fedelissima del NT. La differenza temporale fra la prima stesura
originale e i più antichi manoscritti tramandati comporta solo 35—250 anni (per i classici greci e latini questa
differenza
comporta, di regola, 900—1300 anni, e tuttavia a nessuno verrebbe in mente di mettere in dubbio, per tal motivo, la loro
fidatezza,
sebbene essi poggino su una base testuale enormemente più esile).
Dei quattro Evangeli, tre furono scritti ancor prima della distruzione di Gerusalemme (70 d.C.): si tratta di Matteo, Marco
e Luca. Dopo la loro compilazione, questi Evangeli hanno avuto una diffusione rapida e forte. Se alcuni fatti illustrati in
detti Evangeli non fossero stati consoni alle realtà storiche, la contraddizione sarebbe stata immediatamente sfruttata
da
parte ebraica contro il cristianesimo sorgente. Ma poiché i fatti storici riportati negli Evangeli non erano in alcun
modo
contestabili, la lotta contro i cristiani consisté anzitutto nella persecuzione fisica. Del resto è impensabile
che uomini
alla guida del giudaismo contemporaneo, come Nicodemo, un membro del Sinedrio, Saulo di Tarso, o Apollo, dottore della legge
nato in Alessandria, si facessero cristiani, se questi ultimi avessero allora cercato di sostenere la loro fede con fatti
erronei, assurdi, menzogneri o pseudostorici! Gli scritti del NT, che furono tutti compilati fra il 32 e il 96 d.C. circa,
sono, quindi, di grandissima attendibilità. Contro la profezia messianica viene spesso opposto l’argomento, che
il suo adempimento
sarebbe dovuto solo al caso. Ricorrendo al calcolo delle probabilità, questa opinione può essere facilmente
controbattuta.
Se per l’adempimento di una profezia si assume la probabilità 1:2 (in realtà, però, essa è
minore di molto), ne risulta per
l’adempimento di 50 profezie una probabilità di 1:1125 000 000 000 000 000, cioè esattamente una possibilita
su 2’ casi (due
elevato ad a). Ma poiché per le predizioni messianiche si tratta dell’adempimento di più di 330 profezie,
ne risulterebbe
per tante previsioni la probabilità di 1:2,187 x 10’~! La grandezza di questa cifra non è più rappresentabile;
ma se si pensa
che l’intero universo conosciuto, con un raggio che è stato valutato a 5 miliardi di anni luce, dovrebbe contenere
«solo»
10~ elettroni, si ha almeno una possibilità di paragone molto interessante. Da questo si vede che per le profezie messianiche
non si può parlare di adempimento dovuto al caso.’ Per concludere, devono essere dette ancora alcune cose fondamentali
sulla
natura delle profezie messianiche, cose di cui bisogna tener conto: 1.Le profezie messianiche non si trovano solo nei profeti
ma anche nella Legge di Mosè e negli altri scritti dell’AT. 2. Si deve fare una differenza fra le profezie in
cui a)Dio parla
del suo Messia, b)uomini parlano del Messia, o c) parla il Messia stesso. 3.Molte profezie dell’AT sono scritte non solo
col
tempo futuro ma anche usando il perfetto o il passato remoto, per accentuare così la sicurezza dell’adempimento
di tali profezie.
Si tratta esattamente del cosiddetto «perfetto profetico». Questa espressione e un Terminus technicus particolare
alla grammatica
ebraica.9’
4 Il «Messia sofferente» e il «Messia trionfante» possono essere trovati in un solo e medesimo passo
dell’Al.
5.L’autore della profezia messianica è JAHWE: il Dio della Bibbia. Il suo nome significa COLUI CHE E’ ETERNO
o COLUI CHE NONMUTA.
Si tratta quindi sempre della designazione dell’Essere per eccellenza e in senso assoluto. Egli non è sottoposto
ai mutamenti
di passato, presente e futuro, perciò poté, con la sua prescienza delle cose future, far conoscere l’avvenire
ai suoi profeti
in modo infallibile.
La libera volontà e la libertà di decisione dell’uomo, e la sua correlativa responsabilità, non
vengono escluse a causa della
profezia messianica, giacché JAHWE non le ha predestinate, ma esclusivamente preconosciute. Perciò la Bibbia
parla della «Prognosi»
di Dio (vedasi i. Pietro 1:2 e anche Romani 8:29), cioè della prescienza, della preconoscenza di Dio.
6. Il NT mostra che tramite la profezia messianica pu6 essere «dimostrato», nel vero senso della parola, che Gesù
di Nazaret
è il Messia preannunciato. Negli Atti degli Apostoli 9:22 è detto di Paolo e in Atti degli Apostoli 18:28 di
Apollo, che essi
hanno applicato nei confronti degli Ebrei questo tipo di dimostrazione della fede cristiana. Nel primo caso viene usata nel
testo originario la parola «symbibazo» e nel secondo la parola «deiknymi». «Symbibazo»
indica una dimostrazione tramite conclusioni
logiche tratte da una quantità di materiale apportato a prova. «Deiknymi» designa una prova fatta con una
esposizione evidente
e chiara dei motivi di dimostrazione.Non potrà mai essere accentuato abbastanza che nessuna religione diversa dal cristianesimo
biblico conosce un tale genere di dimostrazione probante!
Il momento della venuta del Messia
1.Le settimane d’anni del profeta Daniele
Il nono capitolo del profeta Daniele è di grande importanza per la profezia biblica. In tale capitolo viene nominato
il momento
esatto della venuta del Messia, dell’Unto, come Capo.
Il significato dell’espressione «Settimane d’anni»
La parola «Shabua» usata in ebraico corrisponde esattamente alla parola «Eptade». Essa designa una
«Composizione di sette»
o una «Unità di sette».
Nel contesto di Daniele 9, questa parola «Shabua», che altrimenti indica anche una settimana di sette giorni,
può avere solo
il significato di una «Eptade di anni».
Per gli Ebrei del AT contare in settimane d’anni non era affatto cosa nuova. Già nella Legge di Mosè, Dio
ordinò al popolo
di Israele di contare con un ciclo di settimane d’anni. Ogni sette anni, la terra doveva essere lasciata incoltivata,
e ogni
sette volte sette anni, doveva essere celebrata la festa del giubileo (vedasi Levitico 25:1—7, 8—13). Fondo storico
Negli
anni 606 a.C. e seguenti, il re Nebucadnetsar menò i Giudei in cattività a Babilonia. Gerusalemme, la città
magnifica, fu
completamente distrutta, il tempio di Dio e i palazzi furono rasi al suolo o incendiati (vedasi 2. Cronache 36).L’esilio
dei
Giudei durò settanta anni, come aveva predetto
Geremia (Geremia 25:11—12). Daniele si trovò allora pure fra i deportati e operò in tal tempo come profeta.
La data del decreto della ricostruzione di Gerusalemme Dal primo verso del nono capitolo di Daniele risulta, che la seguente
profezia in vista del Messia risale all’anno 536 a.C. (I anno di regno del sovrano dei Medi Dario, figlio di Assuero
(= ca.
536 a.C.), un tempo quindi in cui Gerusalemme giaceva distrutta.
Nei versi 25 e 26 si legge: «Sappilo dunque, e intendi! Dal momento in cui è uscito l’ordine di restaurare
e riedificare Gerusalemme
fino all’apparire di un Unto (Messia), di un Capo, vi sono sette settimane e sessantadue settimane. Essa sarà
restaurata e
ricostruita, piazze e mura, ma in tempi angosciosi.
Dopo le sessantadue settimane, un Unto sarà soppresso, nessuno sarà per lui. E il popolo d’un capo che
verrà, distruggerà
la città e il santuario . . .» (Versione Elberfeld in tedesco; Diodati e altre).
Per dare all’esattezza di questa citazione di Daniele ancora maggior peso, riportiamo questa profezia anche in una traduzione
letterale dall’ebraico:
«VETDA’ VETASKEL MIN MOZA DABAR LEHASHIB VELIBNOTH JERUSHALAJIM ‘AD MASHIACH NAGID SHABU’IM SHIB’AH
VESHAVUIM SHISHSHIM
USHENAJIM TASHUB VENIBNETAH RECHOB
-------------------------------------------- Traduzione
«Sappilo dunque e intendi! Dal momento in cui è uscito l’ordine
di restaurare e riedificare Gerusalemme fino all’apparire di un Unto (Messia), di un Capo, vi sono settimane sette
e settimane sessanta due.
Essa sarà restaurata e ricostruita, piazze
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
VECHARUZ UBEZOQ HA’ITTIM VE’ACHARE HASHSHABU’IM SHISHSHIM USHENAJIM JIKKARET
MASHIACH VE’EN LO. VEHA’IR VEHAQQODESH JASH’CHIT ‘AM NAGID HABBA»
-------------------------------------------------Traduzione
e mura, ma in angosciosi tempi. Dopo le settimane sessanta due sarà soppresso un Unto (Messia), nessuno sarà
per lui. E la
città e il santuario distruggerà il popolo d’un capo che verrà.»
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Dal
momento in cui sarà uscito l’ordine di restaurare e riedificare la città,fino al momento in cui deve apparire
l’Unto, il Capo,
devono trascorrere 69 settimane di anni (483 anni ) In Neemia 2:1—8 viene descritta esattamente l’emanazione di
questo decreto
che è di grande importanza per la storia del popolo di Israele:
«L’anno ventesimo del re Artaserse, nel mese di Nisan, come il vino stava dinanzi al re, io presi il vino e glielo
porsi.
Or io non ero mai stato triste in sua presenza. E il re mi disse: Perché hai l’aspetto triste? Eppure non sei
malato; non
può essere altro che un’afflizione del cuore. Allora io ebbi grandissima paura, e dissi al re: Viva il re in eterno!
Come
potrebbe il mio aspetto non essere triste quando la città dove sono i sepolcri dei miei padri è distrutta e
le sue porte son
consumate dal fuoco? E il re mi disse: Che cosa domandi? Allora io pregai l’Iddio del cielo; poi risposi al re: Se così
piace
al re e il tuo servo ha incontrato favore agli occhi tuoi, mandami in Giudea, nella città dove sono i sepolcri dei
miei padri,
perché io la riedifichi. E il re che avea la regina seduta allato, mi disse: Quanto durerà il tuo viaggio? e
quando ritornerai?
La cosa piacque al re, ei mi lasciò andare
e io gli fissai un termine di tempo. Poi dissi al re: Se così piace al re, mi si diano delle lettere per i governatori
d’oltre
il fiume affinché mi lascino passare ed entrare in Giudea, e una lettera per Asaf, guardiano del parco del re, affinché
mi
dia del legname per costruire le porte del castello annesso alla casa dell’Eterno, per le mura della città, e
per la casa
che abiterò io. E il re mi diede le lettere, perché la benefica mano del mio Dio era su me.»
La data del decreto di ricostruzione risulta da Neemia 2,1:
«L’anno ventesimo del re Artaserse, nel mese di Nisan.» Il re Artaserse I Longimano regnò dal 465
al 423 a.C. L’anno ventesimo
del suo regno corrisponde all’anno 445 a.C. Il mese di Nisan cade, così come noi contiamo il tempo, nei mesi di
marzo! aprile.
Perciò, per gli Ebrei dell’AT, il passo di Daniele 9 aveva il seguente significato:Dalla data del decreto di ricostruzione
di Gerusalemme (marzo/aprile 445 a.C.), devono essere contati 483 anni, e quindi apparirebbe il Capo, l’Unto, il Messia.
Perciò
ora deve essere ricercata la data esatta in cui Gesù fece la sua apparizione di Capo in Israele (giacché questo
punto è evidenziato
in Daniele 9:25).
La data dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme Al suo ingresso in Gerusalemme, Gesù fu festeggiato dal popolo
ebraico come re
e Messia. Gesù cominciò il suo servizio pubblico nel 15. anno di regno dell’imperatore Tiberio (vedasi
Luca 3,1). L’imperatore
Tiberio regnò dal 14 al 37 d.C. Quindi il 15. anno del suo regno fu il 29 d.C. L’attività pubblica di Gesù
durò tre anni circa.
In Giovanni 2:13; 6:4; 11:55 è scritto di tre feste di Pasqua, alle quali Gesù prese parte. Luca 13:7 parla
direttamente dei
tre anni della sua missione pubblica. Giovanni 12:1 dice che Gesù venne a Betania sei giorni prima della Pasqua dei
Giudei
(nell’anno 32 d.C.). I versi 12 e seguenti riportano che l’ingresso di Gesù in Gerusalemme, durante il quale
egli fu festeggiato
come Capo, ebbe luogo il giorno seguente. Il quinto giorno prima della Pasqua dei Giudei cade perciò secondo il calendario
ebraico nel mese di Nisan dell’anno 32 d.C. (la Pasqua dei Giudei ricorreva sempre nel mese di Nisan). Così sono
noti i punti,
iniziale e finale, delle 69 settimane d’anni: l’anno 445 a.C. (marzo/aprile) e l’anno 32 d.C. (marzo/aprile).
Durata delle 69 settimane d’anni L’anno profetico dura nella Bibbia 360 giorni9b, (vedasi Apocalisse 11:3 e Apocalisse
12:14,
dove 3½ anni corrispondono a 1260 giorni. Quindi un anno biblico ha 360 giorni). Così le 69 settimane di anni
corrispondono
a 173 880 giorni (69x7x360). Questo periodo di tempo doveva quindi trovarsi fra le suddette date. Se adesso si pone mente
al fatto, non troppo noto, che nella storia, al contrario dell’astronomia, non vi e un anno zero (fra 1’ 1 prima
e 1’ 1 dopo
Cristo vi è solo un anno), non è più difficile costatare che fra marzo/aprile 445 a.C. e marzo/aprile
32 d.C., vi sono esattamente
i 173 880 giorni. Daniele 9 ha trovato adempimento!
Conseguenze La profezia di Daniele 9 ha trovato adempimento in modo sorprendentemente esatto. E questa è solo una di
almeno
330 profezie! Naturalmente ad una tale esattezza fa riscontro sempre lo scetticismo. Ma non si dovrebbe incorrere con Daniele
9 nello stesso errore in cui cadde il neoplatonico Porfirio (300 d.C.), il quale nel suo 12. libro contro i cristiani dichiar6
che il capitolo 11 del profeta Daniele era falso, asserendo che conteneva profezie troppo esatte.
Conferma storica della profezia biblica
Se si volesse porre in dubbio la profezia di Daniele 9, poiché il testo stesso, come pure la data del decreto della
ricostruzione
di Gerusalemme non possono essere attaccati (ritrovamenti a Qumran e traduzione dei Settanta), sarebbe possibile farlo solo
se fosse falsa la data dell’apparizione di Gesù in Israele. Ma da più fonti extrabibliche risulta chiaramente
che Gesù visse
al tempo dell’imperatore Tiberio e del procuratore romano Ponzio Pilato, e nello stesso tempo morì (26—36
d.C.). Tacito,
u grande storico romano, riporta nei suoi Annali (XV,44): «.. .pe. sone, che dal popoio minuto vengono detti Cristiani.
Il
noni e in relazione con <Cristo> il quale fu giustiziato come malfatt re dal procuratore Ponzio Pilato, sotto il regno
di Tiberio.»’
Nella sua opera «Antichità giudaiche», Giuseppe Flavio scr ve: «In tal tempo apparve Gesù,
un uomo sapiente... E dopo ch Pilato
l’ebbe condannato a morte, su istigazione dei nostri pn pri capi...»’1
E Tertulliano afferma nell’Apologia 5,2: «Quindi Tiberio, tempo del quale fece la sua comparsa il nome di Cristiani,
rapporto
su...» Da queste testimonianze risulta chiaramente che Gesù fece] sua comparsa in Israele fra il 26 e il 36 d.C.
Dall’anno
445 a.( fino al periodo del 26—36 d.C., le 69 settimane d’anni si inser scono esattamente. Anche se si tien presente
la possibilità
di un certa inesattezza delle cifre degli anni, che noi abbiamo tratt dalla letteratura specializzata in materia, risulta
tuttavia chiar che le settimane di anni dette da Daniele si inseriscono precisamente nel tempo da Artaserse a Tiberio. Daniele
9 ha trovato adempimento!
A complemento La suddivisione delle settimane di anni Ci si chiede a ragione perché le 69 settimane di anni siano sudc
vise
in 7 e 62 settimane di anni. La spiegazione è la seguente: prime 7 settimane di anni (49 anni) si riferiscono alla
durata
d tempo della ricostruzione di Gerusalemme, di cui in Darne 9:25 è detto: «sarà ricostruita piazze e mura,
ma in tempi angosciosi.»
Le restanti 62 settimane di anni cominciarono immediai mente dopo il compimento della ricostruzione di Gerusalemme.Questo
fatto è molto importante! Poiché come si potrebbe pere altrimenti che col decreto di ricostruzione di Daniele
inteso quello
di Artaserse e non quello di Ciro dell’anno 5 a.C.? (vedasi Isaia 44:28; Esra 1). Daniele 9 dice che nei primi 49 anni
seguenti
il decreto, che è qui inteso, la città di Gerusalemme dovrà essere ricostruita. Ciò avvenne con
Artaserse, ma non con Ciro.
Così l’Ebreo dell’AT poteva sapere chiaramente che doveva cominciare a contare dal decreto dell’anno
445 a.C. per giungere
alla venuta del Messia. L’affermazione di Daniele 9:26
In Daniele 9:26 si legge che dopo le 69 settimane di anni il Messia «sarà soppresso, nessuno sarà per
lui». Ma non vien detto
quanto tempo dopo. Tuttavia è noto che Gesù fu crocifisso pochi giorni dopo essersi presentato come Capo. Spiegazione
dell’espressione
41 popolo d’un capo che verrà»
L’espressione «Il popolo d’un capo che verrà» si riferisce ai Romani, che effettivamente in seguito
alla crocifissione di
Gesù distrussero la città e il tempio di Gerusalemme. Questo fatto avvenne nel 70 d.C.
Una testimonianza oculare in merito si trova nel libro «De bello Judaico» scritto dallo storico Giuseppe Flavio.
Il noto rabbino Salomone Jarchi (1070—1105), conosciuto col nome di Raschi, estensore di un commento a 23 trattati del
Talmud
e all’intera Bibbia (AT) disse, ma non lui solo’2~, che in Daniele 9 sono preannunciati dolori che il popolo giudaico
aveva
avuto da sopportare nell’anno 70, all’atto della distruzione di Gerusalemme, essendo generale Tito. Moshe Ben Maimon
e Daniele
9
Il rabbino Moshe Ben Maimon (Mosè Maimonide, 1135—1204), uno dei maggiori sapienti ebrei del Medioevo, denominato
il «secondo
Mosè» per la straordinaria influenza da lui esplicata sul pensiero teologico ebraico, si espresse in modo assai
indicativo
sul calcolo delle settimane di anni, nella sua lettera «Iggereth hatteman»:
«Daniele ci ha spiegato la scienza profonda del tempo, ma poiché essa ci è nascosta, i santi trapassati
ci hanno vietato di
calcolare i tempi dell’avvenire, perché la gente comune può irritarsi e cadere in errore, vedendo che i
tempi son passati
ed Egli (il Messia) non è ancora venuto. Perciò i santi trapassati dicono: Lo Spirito castighi quelli che calcolano
i tempi,
giacché danno dalo al popoio. Quindi, i santi trapassati hanno pregato c loro spirito vada errante e i loro calcoli
si dissolvano
nulla.»’3
Questa presa di posizione non ha bisogna di commento riore, essa parla da sola.
L’unicità de1i~idempimento Appare ora evidente che nell’AT è univocamente predetto vento del Messia
e che tutte le predizioni
si sono adempiute tamente in Gesù Cristo. A tal proposito occorre far notare nel corso della storia degli Ebrei più
di quaranta
uomini si sentarono sostenendo di essere il Messia promesso. Oggi no parla più della maggior parte di loro. La maggior
importanza
tutti questi falsi messia l’ebbero Bar Kochba (132 d.C.) e Sh tai Zewi (1665 d.C.), che colpirono la fantasia di quasi
tutti
Ebrei. Rammentandoci di quanto scritto prima, è evidente il primo venne circa 100 anni e l’altro 1630 anni troppo
ta per poter
essere il Messia promesso. Nessuno di questi falsi sia poté sostenere la sua pretesa con una profezia adempiut
2. Lo «Shebet» di Giuda
Il patriarca Giacobbe (circa 1690 a.C.) parlò pure profeticam te del futuro Messia. Poco prima di morire annuncio ai
suoi
figli, i capistipite delle 12 tribù di Israele, quello che sarebbe venuto ai loro discendenti (vedasi Genesi 49:1—2).
A propos:
della profezia messianica, è di particolare importanza l’asserz ne di Giacobbe circa la tribù di Giuda:
«Lo scettro non sarà rimosso da Giuda, né il bastone del mando di fra i suoi piedi, finché venga
Colui che darà il rìp (in
ebraico: Schilo) e al quale ubbidiranno i popoli.» (Gen
49:10) Comprensione messianica di Genesi 49:10 nel giudaismo
«Schilo» è uno dei molti nomi del Messia nell’AT. Quando nel Talmud, il rabbino Jochanan chiede (1.
secolo) il nome del Messia,
vien risposto che il suo nome è «Schilo».’3 Questo passo viene inteso come messianico pure dal proselita
Aquila, discepolo
di Akibas (2. secolo), nel Targum Onkelos’~
(4.secolo), dal rabbino Raschi e nell’antico libro «Bereschit Rabba».
L’importanza della parola «Shebet»
La parola ebraica «Shebet» che qui è tradotta con «Scettro», indica un «Bastone»
o una «Verga». Da Numeri 17:1—2 si ricava
che ognuna delle dodici tribù aveva una verga o appunto uno scettro, su cui era scritto il nome del correlativo capotribù.
Questa verga era, fra l’altro, un’immagine della potenza e dell’identità di una tribù. 15
Per poter comprendere ancora meglio che questo «Shebet» èrealmente un’immagine dell’identità
di una tribù d’Israele, bisogna
ritenere che la parola «Shebet» ha anche il significato di «Tribù». Quindi la parola «Shebet»
intende la tribù stessa e perciò,
vista come gioco di parole, è una pertinente immagine dell’identità di una tribù ebraica. Ora l’affermazione
di Genesi 49:10
è chiara: l’identità e la potenza della tribù di Giuda non devono trapassare prima che sia venuto
il Messia.Il «Mechoqeq»
di Giuda Ma vi è altro. Neanche un legislatore (ebraico «Mechoqeq»), un capo politico («il bastone
del comando»), deve mancare
a Giuda, finché venga il Messia.
Il collasso nazionale di Giuda Allorché i Romani nell’anno 70 d.C. misero fine allo Stato giudaico, si sfasciò
l’identità
nazionale della tribù di Giuda. Allora Giuda perdette pure la guida politica. Conseguentemente il Messia deve essere
venuto
prima di tale anno. Gesù ha effettivamente fatto la sua comparsa in Israele circa 40 anni prima! A complemento Notiamo
ancora
a titolo complementare circa la cattività babilonese di Giuda, che allora 1’ identità nazionale di Giuda
non era sfasciata,
giacché tale tribù fu in un certo senso solo spostata geograficamente come nazione. Da Ezechiele 8:1 e 20:1
si ricava che
pure in quel periodo Giuda ebbe una guida politica. La tribù passò semplicemente, da tale momento, sotto il
dominio straniero.

Discendenza e provenienza del Messia
1.11 suo albero genealogico Fin verso l’anno 70 d.C.(!) era, almeno in casi normali, possibile ad ogni Ebreo di nascita
di
risalire con precisione lungo il suo albero genealogico, giacché 1. Cronache 9:1 testimonia che tutto il popolo d’Israele
era annotato in tavole genealogiche. 11 possesso di una tale tavola era di interesse personale eminente, giacché chi
non poteva
dimostrare in tal modo la sua discendenza non veniva riconosciuto come Israelita, fatto che comportava vari svantaggi (vedasi
Esra 2:59—62 e Neemia 7:61—65).
Allorché qualcuno assumeva in Israele una posizione pubblica, e con ciò veniva anche ad esser conosciuto, era
naturale che
divenisse nota anche la sua tavola genealogica, o almeno alcuni noti ascendenti m essa riportati. Se qualcuno, la cui tavola
genealogica non fosse stata assolutamente ineccepibile, avesse voluto assumere una posizione pubblica, sarebbe stato immediatamente
rifiutato come incompetente.
Queste asserzioni preliminari sono assai importanti in vista del fatto che nell’AT fu profetato a certe persone che il
Messia
sarebbe stato un loro diretto discendente. Le tavole genealogiche negli evangeli di Matteo e Luca
In Matteo i è trasmessa la tavola genealogica di Giuseppe, il padre putativo di Gesù, e in Luca 3 quella di
Maria, la madre
di Gesù. Quest’ultima tavola è di grande importanza per l’ulteriore trattamento.
Riportiamo la tavola concernente Maria da Luca 3:23~38 ~ «E Gesù, quando cominciò anch’egli ad insegnare,
aveva circa trent’anni
ed era figliuolo, come credevasi, di Giuseppe, di Heli (padre di Maria), di Matthat, di Levi, di Melchi, di Jannai, di Giuseppe,
di Mattatia,
di Amos, di Naum, di Esli, di Naggai, di Maath, di Mattatia, Semein, di Josech, di Joda, di Joanan, di Rhesa, di Zorobab~
di Salatiel, di Neri, di Melchi, di Addi, di Cosam, di Elmacl. di Er, di Gesù, di Eliezer, diJorim, di Matthat, di
Levi, di
Sim ne, di Giuda, di Giuseppe, di Jonam, di Eliakim, di Melea, Menna, di Mattatha, di Nathan, di Davide, di Jesse, di Job
di Boos, di Sala, di Naasson, di Aminadab, di Admin, di Ar di Esrom, di Fares, di Giuda, di Giacobbe, d’Isacco, d’Abran
di
Tara, di Nachor, di Seruch, di Ragau, di Falek, di Eber, di la, di Cainam, di Arfacsad, di Sem, di Noè, di Lamech,
di N thusala,
di Enoch, di Jaret, di Maleleel, di Cainam, di Enos, Seth, di Adamo, di Dio.»


Promesse di Dio ad Abrahamo, Isacco e Giacobbe

Verso il 1920 a.C., Iddio promise ad Abrahamo varie volte
il Messia sarebbe stato un suo discendente. In Genesi 22:1~ legge, ad esempio: «... E tutte le nazioni della terra saranno
be dette nella tua progenie.»
Nel testo originario si legge «nel tuo seme»; questo discendente è il Messia, poiché di lui è
detto nel NT che egli sarà una
be dizione per tutte le nazioni (Galati 3:16).
Verso il 1900 a.C., Dio promise varie volte che il Messia sarebbe stato un discendente di Isacco. In Genesi 26:4, ad esempio
Dio dice ad Isacco: «... tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua progenie.»
«... tutte le famiglie della terra saranno benedette nella progenie» (Genesi 28:14), fu promesso da Dio verso
il 1760 a.C.
a Giacobbe, che ricevette in seguito il nome di Israele e gli fu o fermato che il Messia sarebbe stato un suo discendente.
Quindi verso il 1760 a.C. era già stato rivelato chiaramente che il Me sarebbe stato un Ebreo. Ma da quale delle 12
tribù
di Israele doveva provenire?
Il Messia viene dalla tribù di Giuda
Verso il 1690 a.C., il patriarca Giacobbe annunciò ai suoi do figli quello che iù avvenire sarebbe avvenuto
ai loro discendenti
A suo figlio Giuda disse: «Lo scettro non sarà rimosso da Giuda, né il bastone del comando di fra i suoi
piedi, finché venga
Colui che darà il riposo (in ebraico Schilo), e al quale ubbidiranno i popoli.» (Genesi 49:10) Il Messia sarà
un discendente
di Giuda e non di Beniamino, Giuseppe, Neftali, Ascer, Gad, Issacar, Zabulon, Levi, Simeone o Ruben. 1. Cronache 5:2 (circa
530 a.C.) dice la medesima cosa ma con altre parole: «Giuda ebbe, è vero, la prevalenza tra i suoi fratelli,
e da lui è disceso
il principe. »
(La parola principe [in ebraico «Nagid»] è la stessa usata in Daniele 9:25.) Ma da quale famiglia di Giuda
deve provenire
il Messia?
Il Messia discende dalla famiglia di Isai
Nel capitolo 11:1 il profeta Isaia risponde alla suddetta domanda: «Poi un ramo uscirà dal tronco d’Isai,
e un rampollo spunterà
dalle sue radici.» (Nel Targum Jonathan Ben Uzziel questo passo viene inteso come messianico, giacché è
stato inserito il
titolo «Messia» come delucidazione!) Con ciò viene asserito che il Messia proverrà dalla famiglia
di Isai il Betlemita. Però
Isai aveva otto figli (vedasi 1. Samuele 16). Chi di loro sarebbe stato l’avo del Messia?
Il Messia è un discendente di Davide
In diversi punti dell’AT viene detto che il Messia dovrà essere un figlio di Davide, il figlio di Isai. Verso
il 600 a.C.,
Geremia annunciò in 23:5 (vedasi 33:15): «Ecco, i giorni vengono, dice l’Eterno, quand’io farò
sorgere a Davide un germoglio
giusto, il quale ... farà ragione e giustizia nel paese.»
Nel Salmo 132:11 è scritto: «L’Eterno ha fatto a Davide questo giuramento di verità», e non
lo revocherà: «Io metterò sul
tuo trono un frutto delle tue viscere.»
Iddio si era impegnato verso Davide giurando (vedasi anche il Salmo 89:35—36) che il Messia sarebbe stato un diretto
discendente
del re. La conferma della tavola genealogica di Maria
Tutte le suddette persone si trovano nella tavola genealogica di Maria, madre di Gesù. Con ciò viene confermato
che anche
queste profezie hanno trovato adempimento nel Gesù della storia.
Nel popolo ebraico, la sua ascendenza fu resa nota pubblicamente, percio veniva chiamato «Figlio di Davide» (vedasi
Luca 18:38—39,
Matteo 21:9,15; 9:27; anche 15:22). Se tutto ciò non avesse avuto riscontro nella realtà, i capi del giudaismo
d’allora avrebbero
potuto farvi ricorso come argomento da opporre alla pretesa messianica di Gesù. Però, un fatto tanto facilmente
verificabile
non poteva essere negato o contestato. Lo storico Luca
Poichè la tavola genealogica di Gesù è stata tramandata da Luca, bisogna anche dire che l’archeologia
ha confermato Luca quale
storico fidato, esatto e preciso. Il famoso archeologo William Ramsay ha scritto che la rappresentazione della storia fatta
da Luca è insuperabile per la sua fidatezza. Una ricapitolazione del suo giudizio su Luca, maturato dopo lunghi lavori
d’investigazione,
è riportata nel libro «The Bearing of Recent Discovery», pag. 222.
2. Il luogo natale del Messia Profezia del veggente Michea Nell’8. secolo a.C., Michea il Morashtita operò come
profeta
(vedasi Michea 1:1). Egli dovette render noto il luogo natale del Messia. Nel capitolo 5:1, Iddio dice: «Ma da te, o
Bethleem
Efrata, piccola per esser fra i migliai di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele, le cui
origini risalgono
ai tempi antichi, ai giorni eterni.»
In Palestina vi erano due città col nome di Betleem: una in Galilea (vedasi Giosuè 19:15—16) e una in Giudea.
Per distinguerla,
quest’ultima era detta Betleem Efrata.
Il Messia doveva nascere in questo villaggio, posto a un po’ più di 10 chilometri a sud di Gerusalemme e che al
tempo di Gesù
deve avere avuto meno di 1000 abitanti. Il profeta Michea lo dice chiaramente e con sicurezza molti secoli prima dell’adempimento.
Conferma del NT Nel NT viene confermato che Gesù nacque in Betleem Efrata. Matteo 2:1 scrive: «Or essendo Gesù
nato in Betleem
di Giuda, ai dì del re Erode. ..»
Il medico Luca conferma questo fatto pure nel 2. capitolo del suo Evangelo. Si pensi, in tal nesso, a quanto è stato
scritto
nel capitolo «Lo storico Luca»!
Michea 5:1 è sempre stato ben compreso Allorché Erode il Grande apprese che era nato un nuovo re, riunì
tutti i capi sacerdoti
e gli scribi per sapere quale fosse il paese natale del Messia. Essi gli risposero: «In Betleem di Giuda, poiché
così è scritto
per mezzo del profeta.» (Matteo 2:5)
Non solo per i dotti era chiaro questo punto, ma pure per la gente del popolo, che secondo Giovanni 7:41—42 diceva: «Ma
èforse
dalla Galilea che viene il Cristo (il Messia)? La Scrittura non ha ella detto che il Cristo viene dalla progenie di Davide
e da Betleem, il villaggio dove stava Davide?»
Un’ulteriore prova che Michea 5:1 veniva ben inteso è fornita dalla traduzione dei Settanta in cui questo verso
fu riprodotto
tanto bene che se ne può concludere che il traduttore comprese assai esattamente quello che volgeva in greco. Michea
5 nel
Targum Jonathan Il Targum Jonathan Ben Uzziel relativo ai i’~ mostra anche assai chiaramente l’interpretazione messianica
che si dava a questo passo nel giudaismo. Per chiarezza, il titolo «Messia» vi e immesso direttamente nel testo.
3. Gesù il Nazareno
Nel NT Gesù vien detto 18 volte «Nazareno». Questo nome deriva dall’ebraico «Nezer», che
significa «Ramo», «Germoglio», «Virgulto».
Fra la gente contemporanea, negli anni 29—32 d.C., Gesù era generalmente noto col nome di «Gesù il
Nazareno». E’ interessante
notare che così lo chiamavano pure i suoi maggiori nemici (vedasi Giovanni 18:5+7). Così fu adempiuto quello
che i profeti
avevano annunciato, che egli sarebbe stato chiamato «Germoglio», «Rampollo», «Virgulto».
Le affermazioni dei profeti Zaccaria, Geremia e Isaia

Il profeta Zaccaria annunciò verso il 520 a.C. quanto segue, circa il Messia: «Così parla l’Eterno
degli eserciti: Ecco un
uomo, che ha nome il Germoglio.» (6:12)
«Ecco, io faccio venire il mio servo, il Germoglio.» (3:8) (Questi due passi di Zaccaria sono indicati come messianici
nel
Targum Jonathan.’< Geremia annunciò lo stesso quasi 80 anni prima di Zaccaria:
«Ecco, i giorni vengono, dice l’Eterno, quand’io farò sorgere a Davide un germoglio giusto, il quale
... farà ragione e giustizia
nel paese.» (23:5) Anche il profeta Isaia nomino il Messia in questo modo: «In quel giorno, il germoglio dell’Eterno
sarà
lo splendore e la gloria.» (4:2) Un gioco di parole ebraiche
Sebbene nei passi predetti venga usata in ebreo la parola «Zàmach» («Germoglio», «Ramo»,
«Virgulto»,) ogni Ebreo che conosceva
la Scrittura, sentendo parlare di Gesù «il Nazareno», non poteva fare a meno di collegare il nome «Nazareno»
con la parola
«Zàmach» dei passi predetti. I significati dei nomi hanno nella Bibbia una grande importanza! Nell’AT
ci sono pure altri accenni
al «Nazareno». In Isaia 11:1 si legge, per esempio: «Poi un ramo uscirà dal tronco d’Isai, e
un rampollo spunterà dalle sue
radici.» La parola usata testo originario per «Rampollo» è «Nezer»! Una questione giustificata
Però ora bisogna chiedersi
a ragione perché Gesù non fu mai chiamato il Betlemita, ma solo «Gesù il Nazareno» sebbene
egli fosse nato a Betleem. I seguenti
accenni devono chiarire come stanno le cose. Allorché il terribile e crudele re Erode detto il Grande ordinò
la strage degli
innocenti (vedasi Matteo 2), Giuseppe e Maria fuggirono col bambino in Egitto. Dopo la morte di Erode, ritornarono e volevano
ristabilirsi a Betleem. Ma allorché Giuseppe apprese che Archelao, il più crudele dei figli di Erode il Grande,’~
era a capo
della Giudea (veramente questo regno sarebbe spettato a Erode Antipa, fratello di Archelao, ma in un impeto d’ira Erode
il
Grande, poco prima della sua morte, aveva cambiato il testamento e posto Archelao in luogo di Erode Antipa,’8 s’intimorì
e
non vi andò più. Perciò Giuseppe e Maria si recarono col bambino Gesù nella regione di Galilea
e si stabilirono a Nazaret.
Lì Gesù visse per circa 28 anni. Per tal motivo, fu detto <(Gesù il Nazareno».
E’ sorprendente vedere come la situazione politica abbia svolto una parte importantissima nell’adempimento di questa
predizione
messianica. Anche oggi, e spesso proprio dai suoi critici, Gesù viene detto «il Nazareno» o «Gesù
di Nazaret», cosicché la
profezia che il Messia sarebbe stato chiamato «il Nazareno» viene ancora confermata proprio dai suoi nemici.
………………………………4. Dall’Egitto…………………………………
Sembra cosa alquanto paradossale quando si constata che nell’8. secolo a.C. Iddio fece preannunciare dal profeta Osea
che
il Messia sarebbe venuto dall’Egitto. In Osea 11:1 si legge: «E fin dall’Egitto, chiamai il mio figliuolo.»
In Matteo 2 si
può leggere l’adempimento di questa profezia.
Maria e Giuseppe che erano fuggiti in Egitto in seguito a] ne emesso da Erode di uccidere i piccoli bambini di Betlem tornarono
di nuovo nel paese d’Israele dopo la morte di regnante. Quindi il Messia venne effettivamente dall’Egitto Ora appare
tutto
chiaro: i profeti si sono espressi tutti con molta precisione. Il Messia doveva venire al mondo in Beetlem, doveva essere
chiamato «Nazareno» ed esser richiamato in patria dall’Egitto!
Il preannuncio dei profeti Malachia e Isaia
Nel terzo capitolo del profeta Malachia si ode la voce del Messia, quando dice: «Ecco, io vi mando il mio messaggero;
egli
preparerà la via davanti a me.» (3:1)
Poco prima che il Messia facesse la sua comparsa, doveva sorgere un profeta, il quale avrebbe preparato il popolo all’imminente
arrivo del Messia. Anche Isaia parla di tal precursore. Lo chiama «una voce di
uno che grida nel deserto». Isaia 40:31 ~: «La voce d’uno grida: Preparate nel deserto la via dell’Eterno.»
In Luca 3:4 si legge: «E’ scritto nel libro delle parole del profeta Isaia: V’è una voce d’uno
che grida nel deserto...» Così
Isaia fa sapere che questo precursore sarà nel deserto, particolare non detto dal profeta Malachia.
La funzione del precursore
Questo precursore aveva il compito di preparare il popolo di Israele alla prossima venuta del Messia in modo che lo accogliesse
con cuore ben disposto. Nel cuore di questo popolo non doveva esserci più nulla che potesse rivelarsi d’impedimento
all’accoglienza
del promesso Messia; anzi nel suo cuore dovevano esserci le «vie del Santuario», (<de tue vie» secondo
un’altra versione
di questo Salmo 84:5). Perciò in Isaia 40:4—5 viene detto inoltre: «Ogni valle sia colmata, ogni monte ed
ogni colle siano
abbassati; i luoghi erti siano livellati, i luoghi scabri diventino pianura. Allora la gloria dell’Eterno sarà
rivelata, e
ogni carne, ad un tempo, la vedrà.»
Il preannuncio di questo precursore trovò il suo per adempimento in Giovanni Battista, il figlio di Zaccaria. L apparizione
avvenne verso il 29 d.C. Luca scrive che egli si presentò nel 15. anno di regno dell’imperatore Tiberio (Luca
Da 450 anni,
nessun altro profeta La comparsa di Giovanni Battista causo una sensazione
quasi da 450 anni non era sorto in Israele nessun altro profeta (l’ultimo profeta dell’AT era stato Malachia). Il
Talmud nella
redazione babilonese riferisce che dopo gli ultimi profeti Aggeo, Zaccaria e Malachia, lo Spirito Santo ritirato da Israele.Quanto
sia stata grande la sensazione causata dalla comparsa di Giovanni Battista, lo si vede dal fatto che Gerusalemme, la Giudea
e l’intera regione costeggiante il Giordano venne lui (Matteo 3:5).
L’attività di Giovanni Battista Giovanni battezzava nel deserto e predicava il battesimo di penitenza per il perdono
dei peccati.
Servendosi di un linguaggio enormemente impressionante e sconvolgente, fece comprendere al popolo di Israele che il Messia
sarebbe venuto entro i tempo e che ognuno doveva convertirsi, cioè confessare i propri peccati al Dio vivente, risentirne
pentimento ed esser pronto ad incontrare il Messia promesso. Se però non avessero accolto il Messia e non si fossero
pentiti,
non avrebbero potuto sfuggire all’ira ventura di Dio. Si vedano in proposito le varie relazioni degli evangeli sulla
comparsa
di Giovanni Battista nel dese] Giudea (Matteo 3, Marco 1, Luca 3 e Giovanni 1). Si presenta Gesù
In Matteo 3:13 viene raccontato che pure Gesù venne per farsi battezzare da Giovanni, allorché questi predicava
presso il
Giordano. Ciò concorda con Isaia 40:5 dove si legge: «Allora la gloria dell’Eterno sarà rivelata,
e ogni carne, ad un tempo,
la vedrà; perché la bocca dell’Eterno l’ha detto.»
Gesù, il Messia, l’incarnato Jahwe dell’AT, cominciò la sua attività pubblica immediatamente
dopo la comparsa in scena di
Giovanni Battista. A questo proposito, Isaia parla dell’apparizione di nostro Signore Gesù come della «gloria
dell’Eterno
rivelata». E’ interessante in merito conoscere quanto asserisce un testimone oculare. Il discepolo Giovanni testimonia
quanto
segue del Signore Gesù: «Piena di grazia e di verità, noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come
quella dell’Unigenito
venuto da presso al Padre.» (Giovanni 1:14)
Giovanni Battista e Giuseppe Flavio
Lo storico Giuseppe Flavio che visse nell, secolo d.C. conferma la storicità di Giovanni Battista nella sua opera «Antiquitates
Judaicae» (XVIII, 5.2).2. L’attività pubblica del Messia Il luogo della comparsa.
Quando l’Ebreo dell’AT voleva sapere in quale regione o zona del paese il Messia avrebbe dato inizio al suo servizio
pubblico,
doveva leggere Isaia 8:23—9:1: «Ma le tenebre non dureranno sempre per la terra ch’è ora nell’angoscia.
Come nei tempi passati
Iddio coprì d’obbrobrio il paese di Zabulon e il paese di Neftali, così nei tempi avvenire coprirà
di gloria la terra vicina
al mare, di là dal Giordano, la Galilea dei Gentili. Il popolo che camminava nelle tenebre, vede una gran luce; su
quelli
che abitavano il paese dell’ombra della morte, la luce risplende.»
Osservazioni chiarificatrici dei passi precedenti
L’espressione «gran luce» designa quella che emana il sole (vedasi Genesi 1:16). Qui tale espressione è
usata per il Messia
che in Malachia 4:2 viene detto «sole di giustizia» e in Giovanni 8:12 «luce del mondo». Egli doveva
risplendere nell’oscurità
spirituale di Israele come un sole sorgente. Da Isaia si ricava che gli abitanti di Zabulon e di Neftali presso il mar di
Tiberiade, (detto pure lago di Gennesaret o mar di Galilea), avrebbero visto per primi questa luce e perciò ne sarebbero
stati
coperti di gloria.
Dopo queste osservazioni su Isaia è chiaro che il Messia avrebbe cominciato il suo servizio pubblico nella regione
della Galilea.
La conferma data dal NT
In Matteo 4:12—14,17 sta scritto: «Or Gesù avendo udito che Giovanni era stato messo in prigione, si ritirò
in Galilea. E,
lasciata Nazaret, venne ad abitare in Capernaum, città sul mare (detto di Tiberiade o di Galilea) ai confini di Zabulon
e
di Neftali,... Da quel tempo Gesù cominciò a predicare e a dire: Ravvedetevi, perché il regno dei cieli
è vicino.» La stessa
cosa viene confermata anche in Luca 23:5 (vedasi pure Matteo 4:18—25).
I miracoli del Messia
In parecchi passi dell’AT viene asserito con forza che alla comparsa del Messia vi sarebbero stati dei miracoli. In Isaia
35:4—6 si legge: «Dite a quelli che hanno il cuore smarrito: Siate forti, non temete! Ecco il vostro Dio verrà!
Verrà egli
stesso a salvarvì. Allora s’apriranno gli occhi dei ciechi, e saranno sturati gli orecchi dei sordi; allora lo
zoppo salterà
come un cervo e la lingua del muto canterà di gioia.»
In Isaia 29:24 è profetizzato ancora un ulteriore miracolo: «I traviati di spirito impareranno la saviezza.»
Quindi tramite il Messia dovranno essere risanati paralitici, ciechi, sordi, muti e traviati dì spirito.
L’adempimento delle profezie confermato dal NT
Nel NT viene confermato con tutta la chiarezza possibile che questi, e altri miracoli, sono stati operati dal Signore Gesù.
Ad esempio, in Giovanni 9 viene guarito un cieco, in Marco 2:3—12 un paralitico, in Matteo 15:29—31 un muto e in
Marco 7:31—37
un sordo. Per quel che concerne i traviati di spirito, non si puù pensare al lunatico di Matteo 4:24 che pure fu guarito?
L’adempimento confermato da Giuseppe Flavio
L’adempimento di queste profezie non viene confermato soltanto dagli scritti del NT, ma anche da altre fonti storiche.
Lo
storico ebraico Giuseppe Flavio scrive, di nuovo nella sua opera «Antiquitates Judaicae» pubblicata nell’anno
93 d.C., il
seguente interessante riferimento al Signore Gesù: «In tal tempo, (cioè al tempo di Pilato, 26—36
d.C.), apparve Gesù, un
uomo sapiente, taumaturgo che compì molte opere miracolose e fu un maestro per gli uomini che accettavano volentieri
la verità.
L’autenticità della citazione di Flavio
Siamo qui in possesso di una conferma davvero straordinaria che il Signore Gesù ha operato miracoli, apportata da un
Ebreo
vissuto nel 1. secolo, e che non era nemmeno cristiano. Questo passo fu messo in dubbio da vari critici come «interpolazione
cristiana posteriore». Per esser precisi, dal punto di vista della critica dei testi (cioè dall’esame dei
vecchi manoscritti
tramandatici), non appare giustificato neanche il minimo dubbio in merito a una simile falsificazione.Vi è da aggiungere
l’interessante
constatazione che Eusebio (263—339) ha conosciuto questo passo, perché lo riporta due volte nei suoi scritti.
Una volta nella
«Storia della chiesa» 1,12 e una volta nella «Demonstratio Evangelica» 111,5.
Vi è pure da notare che, fra gli altri, il Dott. H. St. John Thackeray, uno dei più importanti studiosi inglesi
delle questioni
concernenti Giuseppe Flavio, ha di recente constatato che questo passo mostra determinate peculiarità linguistiche
che sono
caratteristiche di Giuseppe Flavio! I miracoli vengono confermati dal Talmud Nel Talmud babilonese (Trattato Sanhedrin 43a)
viene ammesso, che in Israele sono effettivamente successi dei miracoli, operati dal Signore Gesù. Tuttavia se ne parla
in
modo blasfemo qualificandoli di operazioni magiche (vedasi Matteo 12:24).La testimonianza di Giustino Martire Un’ulteriore
conferma dei miracoli del Signore Gesù si trova in Giustino Martire (morto verso il 165 d.C.). Nel suo «Dialogus
cum Tryphoni
Judeo», capitolo 69, Giustino viene a parlare dei rimproveri mossi dagli Ebrei al Signore Gesù. Egli vi menziona
che si chiama
il Signore Gesù mago (<Magos») e anche traviatore del popolo («Laoplanos»).
La testimonianza di Origene Un ulteriore documento quasi dello stesso tenore si trova presso
Origene (185—254 d.C.), che ne parla nel suo scritto «Contra Celsum» 1,28. Origene vi si riferisce a uno
scritto anticristiano
compilato da un certo Celso verso il 178 d.C.
Salmo 72 Anche nel Salmo 72:12—13, come del resto pure in molti altri passi dell’AT, si parla dell’attività
pubblica del Messia.
Vi è scritto: «Poiché egli libererà il bisognoso che grida, e il misero che non ha chi l’aiuti.
Egli avrà compassione dell’infelice
e del bisognoso, e salverà l’anima dei poveri.» il bisognoso che grida
In Luca 18:35—43 è scritto: «Or avvenne che com’egli si avvicinava a Gerico, un certo cieco sedeva
presso la strada, mendicando;
e, udendo la folla che passava, domandò che cosa fosse. E gli fecero sapere che passava Gesù il Nazareno. Allora
egli gridò:
Gesù figliuol di Davide, abbi pietà di me! E quelli che precedevano, lo sgridavano perché tacesse; ma
lui gridava più forte:
Figliuolo di Davide, abbi pietà di me! E Gesù, fermatosi, comandò che gli fosse menato; e quando gli
fu vicino, gli domandò:
Che vuoi tu ch’io ti faccia? Ed egli disse: Signore, ch’io ricuperi la vista. E Gesù gli disse: Ricupera
la vista; la tua
fede t’ha salvato. E i quell’istante ricuperò la vista, e lo seguiva glorificando Iddio; tutto il popolo,
veduto ciò, diede
lode a Dio.»
Il misero che non ha chi l’aiuti L’invocazione del «misero che non ha chi l’aiuti» si trova, ad
CS., in Giovanni 5, dove si
parla di un uomo che era malato già da 38 anni e pur dovette dire di non avere nessuno che lo assistesse. Anch’egli
venne
risanato da Gesù. Compassione dell’infelice e del bisognoso Luca 13:10 e seguenti dice della compassione del Messia
per un
essere infelice o debole, come può pure essere tradotta la parola ebraica del Salmo 72. La compassione per un povero
o per
un mendicante viene, ad es., pure descritta in Giovanni 9 (vedasi verso 8).Il profeta
Dopo aver ora scritto di alcune delle opere del Messia, vogliamo occuparci brevemente delle parole pronunciate dal Messia.
In Deuteronomio 18, Mosè annunciò il Messia come profeta. Tal passo fu sempre ben compreso come profezia messianica,
il che
fra l’altro risulta dai ritrovamenti di Qumran, in cui si parla di questo Messia venturo. Ecco il testo di Deuteronomio
18:15,17—19:
«L’Eterno, il tuo Dio, ti susciterà un profeta come me, in mezzo a te, d’infra i tuoi fratelli; a quello
darete ascolto...
E l’Eterno mi disse: Quello che han detto, sta bene; io susciterò loro un profeta come te, di mezzo ai loro fratelli,
e porrò
le mie parole nella sua bocca, ed egli dirà loro tutto quello che io gli comanderò. E avverrà che se
qualcuno non darà ascolto
alle mie parole ch’egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto.»L’adempimento Gesù
ha dimostrato di essere anche profeta,
facendo predizioni su1 futuro, il cui adempimento può essere facilmente dimostrato.Per l’esattezza, la parola
ebraica usata
per «profeta» non indica solo un preannunciatore di cose future, ma anche, in genere, chi annuncia la volontà
di Dio. Questo
è importante, perché dal Salmo 40:10 risulta che il Messia annuncierà in Israele (la grande assemblea)
fedeltà, salvezza,
benignità, verità e giustizia di Dio.
L’adempimento di tutto ciò si trova negli Evangeli (vedasi ad es., il Sermone sul monte; Matteo 5). Adesso però
si pone la
questione di sapere come il popolo di Israele reagirebbe nei confronti del suo Messia.
3. La reazione del popolo di Israele verso il suo Messia Uno dei maggiori paradossi. Il Messia promesso e tanto desiderato
doveva essere respinto e odiato dal suo popolo! Così predissero i profeti, e così si adempì effettivamente
coi Signore Gesù.
In Isaia 49:7 si parla del Messia come di «colui ch’è disprezzato dagli uomini, detestato dalla nai2’~
Nei Salmo 69:4 si ode
il Messia lamentarsi dell’odio che gli venne opposto da parte del popolo: «Quelli che m’odiano senza cagione
sono più numerosi
dei capelli del mio capo; sono potenti quelli che mi vorrebbero distrutto e che a torto mi sono nemici.»
Nel Salmo 109:3—4 dice: «M’hanno assediato con parole d’odio, e m’hanno fatto guerra senza cagione.
Invece dell’amore che
porto loro, mi sono avversari, ed io non faccio che pregare.» I capi del popolo ebraico disprezzano il Messia Nel libro
del
profeta Isaia è menzionato il disprezzo del Messia da parte dei capi della nazione ebraica. In Isaia 53:2—3 sta
scritto: «Non
aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né apparenza, da farcelo desiderare. Disprezzato e abbandonato
dagli
uomini, uomo di dolore, familiare coi patire, pari a colui dinanzi al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato,
e noi non ne facemmo stima alcuna.»
L’espressione «Ishim» usata dall’ebraico, tradotta qui con uomini, intende, fra l’altro, persone
potenti e d’elevata condizione!
Al Messia vengono tesi tranelli
Il Messia dice nel Salmo 35:7: «Poiché, senza cagione, m’hanno teso di nascosto la loro rete, senza cagione
hanno scavato
una fossa per togliermi la vita.» Varie volte vien rapportato nel NT che al Messia furono tesi tranelli da parte di
guide
spirituali del giudaismo e che lo si voleva cogliere in fallo con domande tendenziose (vedasi Luca 11:53—54; 14:1—5;
Marco
12:13—17; vedasi anche Luca 6:7).Intenzioni omicide contro il Messia Nel Salmo 31:13 il Messia si lagna ancora per qualcosa
di peggio:
«Perché odo il diffamare di molti, spavento m’è d’ogni intorno, mentr’essi sì consigliano
a mio danno, e macchinano di tormì
la vita.» Marco 3 illustra l’adempimento: «E i Farisei, usciti, tennero subito consiglio con gli Erodiani
contro di lui, con
lo scopo di farlo morire.» (3:6)Giovanni 11:53 conferma parimenti l’adempimento del Salmo 31:13.Respinto, il 15
Nisan del
32 d.C. Il Messia doveva essere respinto completamente sia dal popolo minuto che dai suoi capi. Come si manifesta in modo
impressionante il rifiuto totale in quel 15 Nisan del 32 d.C., allorché Gesù fu di fronte a Pilato! «E
Pilato, chiamati assieme
i capi sacerdoti e i magistrati e il popolo, disse loro: Voi mi avete fatto comparir dinanzi questo uomo come sovvertitore
del popolo; ed ecco, dopo averlo in presenza vostra esaminato, non ho trovato in lui alcuna delle colpe di cui l’accusate;
e neppure Erode, poiché egli l’ha rimandato a noi, ed ecco, egli non ha fatto nulla che sia degno di morte. Io
dunque, dopo
averlo castigato, lo libererò. Ma essi gridarono tutti insieme: Fa’ morir costui, e liberaci Barabba! (Barabba
era stato messo
in prigione a motivo di una sedizione avvenuta in città e di un omicidio.) E Pilato da capo parlò loro, desiderando
liberar
Gesù; ma essi gridavano: Crocifiggilo, crocifiggilo! E per la terza volta egli disse loro: Ma che male ha egli fatto?
Io non
ho trovato nulla in lui, che meriti la morte. Io dunque, dopo averlo castigato, lo libererò. Ma essi insistevano con
gran
grida, chiedendo che fosse crocifisso; e le loro grida finirono per avere il sopravvento. E Pilato sentenziò che fosse
fatto
quello che domandavano.» (Luca 23:13—24)
4. Giuda Iscariota
Nel precedente msg abbiamo scritto dell’inimicizia e dell’odio del popolo d’Israele contro il Messia. Però
nell’AT si parla
in vari punti specialmente di un determinato uomo del popolo d’Israele che odierà il Messia in un modo tutto particolare.
Questa persona preannunciata ha trovato il suo adempimento completo in Giuda Iscariota. Si tratta dei passi di Salmi quali
il 41, il 55, il 69, il 109 e Zaccaria 11.
Salmo 41
Nel Salmo 41:9 il Messia parla per bocca di Davide: «Perfino l’uomo col quale vivevo in pace (cioè il mio
amico) nel quale
confidavo, che mangiava il mio pane, ha alzato il calcagno contro a me.»
L’amico e il confidente Quest’uomo doveva dunque essere un amico del Messia. Giuda
Iscariota lo fu effettivamente durante tre anni circa, allorché era discepolo del Signore Gesù (vedasi i racconti
degli evangeli
e Matteo 26:50, dove viene detto «amico»). Di quest’ uomo viene pure affermato che il Messia aveva fiducia
in lui. Non ha
forse quanto detto trovato il suo adempimento nel fatto che il Signore Gesù affidò la tenuta della borsa comune
a Giuda? (Giovanni
12:6; 13:29). Il pane del Messia Il Salmo 41:9 è ricco di dettagli! Questo nemico doveva mangiare il pane (ebraico:
«Lechem»)
del Messia. Perciò questo traditore doveva ricevere dal Messia un boccone di pane, e mangiarlo, prima di «alzare
il calcagno»
contro l’Unto.
L’adempimento si trova in Giovanni 13:21-30 dove viene descritta l’ultima Pasqua del Signore Gesù con i suoi
discepoli: «Dette
queste cose, Gesù fu turbato nello spirito, e così apertamente si espresse: In verità, in verità
vi dico che uno di voi mi
tradirà. I discepoli si guardavano l’un l’altro, stando in dubbio di chi parlasse. Or, a tavola, inclinato
sul seno di Gesù,
stava uno dei discepoli, quello che Gesù amava, Simon Pietro quindi gli fece cenno e gli disse: Di; chi è quello
del quale
parla? Ed egli, chinatosi così sul petto di Gesù, gli domandò: Signore, chi è? Gesù rispose:
E’ quello al quale darò il boccone
dopo averlo intinto. E intinto un boccone, lo prese e lo diede a Giuda figlio di Simone Iscariota. E allora, dopo il boccone,
Satana entro in lui. Per cui Gesù gli disse: Quel che fai, fallo presto. Ma nessuno dei commensali intese perché
gli avesse
detto così. Difatti alcuni pensavano, siccome Giuda teneva la borsa, che Gesù gli avesse detto: Compra quel
che ci abbisogna
per la festa; ovvero che desse qualcosa ai poveri. Egli dunque, preso il boccone, uscì subito; ed era notte.»
Salmo 55 Nel Salmo 55:12—14, il Messia dice: «Poiché non è stato un nemico che mi ha fatto vituperio;
altrimenti, l’avrei
comportato; •non e stato uno che mi odiasse a levarmisi contro; altrimenti, mi sarei nascosto da lui; ma sei stato tu,
l’uomo
che io stimavo come mio pari, il mio compagno e il mio intimo amico. Insieme avevamo dolci colloqui, insieme ce n’andavamo
fra la folla alla casa di Dio.»
I rapporti fidati Anche in questo passo, il traditore viene chiamato «amico» dal Messia. Viene pure ripetuto ancora
una volta
che il Messia aveva fiducia in lui. Quasi per tre anni, Giuda Iscariota era stato l’accompagnatore fidato del Signore
Gesù,
insieme con gli altri discepoli, e adempì così il Salmo 55:14 in modo assai preciso: Andare alla casa di Dio
Dai racconti
evangelici risulta che Giuda Iscariota andava spesso nel tempio con Gesù e gli altri discepoli. Proprio in tali occasioni,
conveniva spesso nel tempio una gran folla, per ascoltare i discorsi del Signore Gesù (vedasi in merito, ad es., Luca
19:47—21:38,
specialmente Luca 19:47—48 in collegamento con 20,45)! Così si adempì letteralmente anche l’insieme
ce n’andavamo tra la folla
alla casa di Dio»! Il vituperio
Dal Salmo 55:12—14 risulta inoltre che questo traditore farà vituperio al Messia. Non si è qui costretti
a pensare subito
al bacio di Giuda? Non fu un terribile vituperio allorché Giuda Iscariota consegnò il Signore Gesù denunciandolo
con un bacio
(vedasi Matteo 26:47—50)?
E’ vero che spesso si parla del bacio di Giuda, ma chi ha già sentito parlare di un saluto di Giuda? In Matteo
26:49 si legge
che Giuda Iscariota salutò Gesù con queste parole: «Chaire, Rabbi!», allorché lo tradì
con un bacio. Di solito questo saluto
viene tradotto semplicemente «Ti saluto, Maestro». Ma se si vuole tradurre letteralmente dal greco questa formula
di saluto,
essa significa «Rallegrati, Maestro!». Che saluto blasfemo e perfido, considerando l’imminente morte terribile
e crudele del
Signore Gesù crocifisso!
I trenta sicli d’argento In Zaccaria 11 (circa 520 a.C.) si parla dei trenta sicli d’argento per i quali Giuda Iscariota
tradì
il Signore Gesù. Nel verso 12, il Messia dice: «Ed essi mi pesarono il mio salario; trenta sicli d’argento.»In
Matteo 26:14—16
se ne trova l’adempimento esatto: «Allora uno dei dodici, detto Giuda Iscariot, andò dai capi e disse loro:
«Che mi volete
dare, e io ve lo consegnerò? Ed essi gli contarono trenta sicli d’argento. E da quell’ora cercava il momento
opportuno di
tradirlo.»
La morte del traditore: il suo ufficio
In seguito al suo tradimento, Giuda Iscariota si suicidù (Matteo 27:5). La sua fine fu predetta nel Salmo 109:8—9:
«Siano
i suoi giorni pochi: un altro prenda il suo ufficio. Siano i suoi figliuoli orfani e la sua moglie vedova!»
Quale ufficio occupava Giuda iscariota, che doveva ora passare ad un altro? Luca 6:13—16 ci dice che Giuda aveva ricevuto
dal Signore Gesù l’ufficio di apostolo. Dopo la morte di Giuda Iscanota, questo ufficio pass6 a un certo Mattia
(vedasi Atti
degli Apostoli 1:21—26).
Osservazioni conclusive
A mo’ di conclusione deve essere detto chiaramente che Giuda Iscariota non era predestinato a tale atto. Dio, Colui che
è
in eterno (Jahwe!), che non è sottoposto ai mutamenti di passato, presente e futuro, come esponemmo già nell’introduzione,
ha saputo prima, che Giuda Iscariota avrebbe consegnato ai nemici il Messia di propria volontà, e perciò poté
far conoscere
ai profeti, con molti secoli d’anticipo, le azioni e le intenzioni di questo uomo.


La condanna, l’esecuzione e la risurrezione del Messia
1.La condanna
Nel precedenti capitolo è stato trattato il paradosso del rifiuto del Messia promesso, da parte del popolo d’Israele.
Nel
presente, saranno trattate alcune profezie, che hanno esposto il punto cuiminante del rigetto, cioè la condanna e la
crocifissione
del Messia. Nel Salmo 69:4 si sente la voce del Messia, nel suo lamento: «Quelli che m’odiano senza cagione sono
più numerosi
dei capelli del mio capo; sono potenti quelli che mi vorrebbero distrutto e che a torto mi sono nemici.» Fu già
citato il
lamento del Messia nei Salmo 31:13: «Perché odo il diffamare di molti, spavento m’è d’ogni intorno,
mentre essi si consigliano
a mio danno e macchinano di tormi la vita.» (vedasi Marco 3:6 e Giovanni 11:53)
Colpito di condanna
Questo odio e questo rifiuto fecero sì che il Messia promesso nell’AT venisse condannato a morte. Nel noto capitolo
53 del
profeta Isaia viene descritto coi verbo ai perfetto profetico come il Messia doveva essere condotto per esser condannato:
«Maltrattato, umiliò sé stesso, e non aperse la bocca. Come l’agnello menato allo scannatoio, come
la pecora muta dinanzi
a chi la tosa, egli non aperse la bocca.» (Isaia 53:7)
Non vien forse detto questo, con chiarezza ed evidenza, negli Evangeli ? Egli si lasciò portar via senza opporre alcuna
resistenza,
anzi volontariamente.
Testimoni ingiusti Nel Salmo 35:11,12 si sente il Messia che dice: «Iniqui testimoni si levano... Mi rendono male per
bene...»
Nel Salmo 3 8:14 viene espressa la medesima realtà: «Son come un uomo che non ascolta, e nella cui bocca non
è replica di
sorta.» Il perfetto adempimento di questa parola profetica si trova in Matteo 26:59—62: «Or i capi sacerdoti
e tutto il Sinedrio
cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù per farlo morire; e non ne trovavano alcuna, benché si fossero
fatti avanti
molti falsi testimoni. Finalmente, se ne fecero avanti due che dissero: Costui ha detto: Io posso disfare il tempio di Dio
e riedificarlo in tre giorni. E il sommo sacerdote, levatosi in piedi, gli disse: Non rispondi tu nulla? Che testimoniano
costoro contro a te? Ma Gesù taceva.» In questo passo, appare in tutta la sua evidenza, l’odio risentito
contro il Messia.
Doveva essere assassinato a tutti i costi, sebbene egli avesse fatto loro soltanto del bene e non lo si potesse accusare d’alcun
misfatto.
I maltrattamenti
In Isaia 50 viene preannunciato il modo con cui il Messia sarà trattato in questa seduta del tribunale: «Io ho
presentato
il mio dorso a chi mi percoteva, e le mie guance, a chi mi strappava la barba; io non ho nascosto il mio volto all’onta
e
agli sputi.» (Isaia 50:6)
Matteo 26:66—67 illustra l’adempimento: «Ed essi, rispondendo, dissero: E’ reo di morte. Allora gli sputarono
in viso e gli
diedero dei pugni; e altri lo schiaffeggiarono.»
Anche il profeta Michea fa conoscere dettagli di questa seduta giudiziaria: «Colpiscono con la verga la guancia del
giudice
d’Israele (cioè del Messia)!» (Michea 4:14)
Matteo 27:30 ne descrive l’adempimento: «E sputatogli addosso, presero la canna, e gli percotevano il capo.»
La flagellazione
Giovanni 19:1 dice: «Allora dunque Pilato prese Gesù e lo fece flagellare.» Leggendo di questa scena della
flagellazione,
si deve sapere che i flagelli usati allora dai Romani erano strisce di cuoio fissate ad un manico e portanti all’estremità
pezzetti di metallo appuntiti, pietre e persino ganci, che laceravano la carne del flagellato e la riducevano ad una informe
massa sanguinante. Nel Salmo 129:3 il Messia parla profeticamente della sua flagellazione: «Degli aratori hanno arato
sul
mio dorso, v’hanno tracciato i loro lunghi solchi.»
La corona di spine In Matteo 27:29 è detto che al Signore Gesù fu posta sui capo una corona di spine. Si trattava
di spine
che potevano raggiungere 5—8 centimetri. Secche, erano dure e acuminate, come aghi. Se a qualcuno veniva imposta sul
capo
una simile corone di spine, la pelle ne veniva lacerata in innumerevoli punti, insorgevano grandi dolori, il sangue colava
abbondante, i capelli ne venivano impiastricciati e pendevano in disordine. Uno spettacolo altamente sconvolgente! Adesso
si comprendono le parole di Isaia 52:14, con le quali secoli prima Iddio aveva attestato del suo Messia: «Come molti,
vedendolo,
son rimasti sbigottiti tanto era disfatto il suo sembiante si da non parere più un uomo, e il suo aspetto sì
da non parer
più un figliuol d’uomo.»
2.La crocifissione Salmo 22
Nel Salmo 22, un Salmo di Davide, fu descritta fin nei minimi dettagli la crocifissione del Messia, mille anni prima che avvenisse
il fatto. La crocifissione stessa non era mai stata il tipo di condanna con cui gli Ebrei punivano un malfattore (gli Ebrei
lapidarono spesso i malfattori; vedasi ad es., Levitico 20:2 e altri passi). L’esecuzione tramite crocifissione fu praticata
solo secoli dopo la stesura del Salmo 22, anzitutto dai Romani.
Da parte ebraica, il Salmo 22 fu interpretato come messianico nel libro Pegista Rabbati. I dolori vi vengono intesi come dolori
espiatori Facciamo seguire il Salmo in parola: «Per il capo dei musici. Su Cerva dell’aurora. Salmo di Davide.
(1) Dio mio,
Dio mio, perché mi hai abbandonato? Perché te ne stai lontano, senzasoccorrermi, senza dare ascolto alle parole
del mio gemito?
(2) Dio mio, io grido di giorno, e tu non rispondi; di notte ancora, e non ho posa alcuna. Eppur tu sei il Santo, che siedi
circondato dalle lodi d’Israele. I nostri padri confidarono in te; confidarono e tu li liberasti. Gridarono a te, e furon
salvati; confidarono in te, e non furon confusi. (6) Ma io sono un verme e non un uomo; il vituperio degli uomini, e lo sprezzato
del popolo. Chiunque mi vede si fa beffe di me; allunga il labbro, scuote il capo, dicendo: Ei si rimette nell’Eterno;
lo
liberi dunque; lo salvi, poiché lo gradisce! Sì, tu sei quello che m’hai tratto dal seno materno; m’hai
fatto riposar fidente
sulle mammelle di mia madre. A te fui affidato fin dalla mia nascita, tu sei il mio Dio fin dal seno di mia madre. Non t’allontanare
da me, perché l’angoscia è vicina, e non v e alcuno che m’aiuti. Grandi tori m’han circondato,
potenti tori di Basan m’hanno
attorniato; apron la loro gola contro a me, co. me un leone rapace e ruggente. (14) Io son come acqua che si sparge, e tutte
le mie ossa si sconnettono; il mio cuore e come la cera, si strugge in mezzo alle mie viscere. (15) Il mio vigore s’inaridisce
come terra cotta, e la lingua mi s’attacca al palato; tu m’hai posto nella polvere della morte. (16) Poiché
cani m’han circondato;
uno stuolo di malfattori m’ha attorniato; m’hanno forato le mani e i piedi. Posso contare tutte le mie ossa. Essi
mi guardano
e mi osservano; (18) spartiscono fra loro i miei vestimenti e tirano a sorte la mia veste. Tu dunque, o Eterno, non allontanarti,
tu che sei la mia forza, t’affretta a soccorrermi. Libera l’anima mia dalla spada, l’unica mia, dalla zampa
del leone. Tu
mi risponderai liberandomi dalle corna dei bufali. Io annunzierò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in
mezzo all’assemblea.
O voi che temete l’Eterno, lodatelo! Glorificatelo voi, tutta la progenie di Giacobbe, e voi tutta la progenie d’Israele,
abbiate timor di lui! Poiché egli non ha sprezzata né disdegnata l’afflizione dell’afflitto, e non
ha nascosta la sua faccia
da lui; ma quando ha gridato a lui, egli l’ha esaudito. Tu sei l’argomento della mia lode nella grande assemblea;
io adempierò
i miei voti in presenza di quelli che ti temono. Gli umili mangeranno e saranno saziati; quei che cercano l’Eterno lo
loderanno;
il loro cuore vivrà in perpetuo. Tutte le estremità della terra si ricorderanno dell’Eterno e si convertiranno
a lui; e tutte
le famiglie delle nazioni adoreranno nel tuo cospetto. Poiché all’Eterno appartiene il regno, ed egli signoreggia
sulle nazioni.
Tutti gli opulenti della terra mangeranno e adoreranno; tutti quelli che scendono nella polvere e non possono mantenersi in
vita s’inchineranno dinanzi a lui.La posterità lo servirà; si parlerà del Signore alla ventura generazione.
Essi verranno
e proclameranno la sua giustizia, e al popolo che nascerà diranno come egli ha operato.»Mani e piedi forati Nel
verso 16 il
Messia dice: «Poiché cani m’han circondato; uno stuolo di malfattori m’ha attorniato m’hanno forato
le mani e i piedi.»
L’espressione «Cani» serviva a designare i non Ebrei (vedasi Matteo 15:21—28).~ Doveva essere un gruppo
di non Ebrei, una
banda di stranieri, che forerebbe al Messia le mani e i piedi,~ cioè che lo crocifiggerebbe.
Matteo 27:27—31, conferma questa realtà con molta chiarezza: «Allora i soldati del governatore, tratto Gesù
nel pretorio,
radunarono attorno a lui tutta la coorte. E spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto; e intrecciata una corona di
spine, gliela misero sul capo, e una canna nella man destra; e inginocchiati si dinanzi a lui lo beffavano, dicendo: Salve,
re dei Giudei! E sputatogli addosso, presero la canna, e gli percotevano il capo. E d po averlo schernito, lo spogliarono
del manto, e lo rivestiron delle sue vesti; poi lo menaron via per crocifiggerlo.»
Vestiti divisi e sorteggiati. nel verso 18 è detto di questi non Ebrei, che prima si dividono i vestiti del Messia
e poi getteranno
la sorte sulla sua veste. Anche questi dettagli hanno trovato preciso adempimento: «I soldati dunque, quando ebbero
crocifisso
Gesù, presero le sue vesti, e ne fecero quattro parti, una parte per ciascun soldato, e la tunica. Or la tunica era
senza
cuciture, tessuta per intero dall’alto in basso. Dissero dunque fra loro: Non la stracciamo, tiriamo a sorte a chi tocchi.»
(Giovanni 19:23—24) Ossa sconnesse nel verso 14 il Messia dice: «... e tutte le mie ossa si sconnettono.»
Che parole terribili
e sconvolgenti! Le membra, che ora pendono ai chiodi conficcati nelle mani e nei piedi, vengono sconnesse dal peso del corpo
del crocifisso!
Sudore e sete
La grande afflizione, il sudore e la sete del Messia colpito da sofferenze indescrivibili, vengono espressi dai versi 14 e
15: «Io son come acqua che si sparge... Il mio vigore s’inaridisce come terra cotta, e la lingua mi s’attacca
al palato.»
Luce e tenebre Nel verso 2 si parla di periodi intermittenti di luce e di oscurità: «Dio mio, io grido di giorno,
e tu non
rispondi: di notte ancora, e non ho posa alcuna.» Marco 15:25,33—34 ne mostra l’adempimento: «Era l’ora
terza quando lo crocifissero...
E venuta l’ora sesta, si fecero tenebre per tutto il paese, fino all’ora nona.» Anche in Isaia 50 (come nel
Salmo 88, versetto
1) si parla di questa oscurità. Con stretto riferimento alla condanna del Messia, Iddio dice in Isaia 50:3: «Io
rivesto i
cieli di nero, e do loro un cilicio per coperta.»Conferma dell’oscurità data da Tallo Le tenebre durate
tre ore il giorno
della crocifissione del Signore Gesù vengono confermate pure da fonti extrabibliche. Lo storico samaritano Tallo, che
scrisse
a Roma nell’anno 52 parlò nelle sue oramai irreperibili, «Historiae». Pere frammento si trova in Giulio
Africano ai primi
del terzo secolo d.C. Vi si legge: «Tallo spiega nel terzo libro delle sue che l’oscurità fu dovuta ad un
eclissi solare,
immotivamente come mi sembra.»25 L’obiezione di Giulio Africano è importantissima, poichè realmente
non può essersi trattato
di un eclissi solare questa non causa tre ore intere di oscurità totale e poi] tempo di plenilunio è impossibile
che si verifichi
un’eclissi totale di sole (la crocifissione ebbe luogo il 15 Nisan del 2 verso questa metà del mese la luna era
piena). Si
deve essere trattato di un miracolo, che però i profeti hanno predetto i più esatto possibile e che può
essere documentato
ottimamente con fonti storiche.
Derisione e vergogna
Nei versi 6—8, il Messia parla della derisione e dei dileggi che dovrà sopportare da ogni parte: «Ma io
sono un verme 4 uomo;
il vituperio degli uomini, e lo sprezzato dal Chiunque mi vede si fa beffe di me; allunga il labbro, capo, dicendo: Ei si
rimette nell’Eterno; lo liberi dunque; lo salvi , poiché lo gradisce!» Il NT mostra in Matteo 27:39—44
come anche questo s’adempì:
«E coloro che passavano di lì, lo ingiuriavano, scotendoli capo e dicendo: Tu che disfai il tempio e in tre giorni
lo r salva
te stesso, se tu sei Figliuol di Dio, e scendi giù di milmente, i capi sacerdoti con gli scribi e gli anziani, beffandosi
dicevano: Ha salvato altri e non può salvar sé stesso! il re d’Israele, scenda ora giù di croce,
e noi crederemo in lui. S’è
confidato in Dio; lo liberi ora, s’Ei lo gradisce, poiché detto: Son Figliuol di Dio. E nello stesso modo lo
vituperavano
anche i ladroni crocifissi con lui.»
Annoverato fra i malfattori; la sua misericordiosa intercessione
Isaia 53:12 parla dei due malfattori che furono crocifissi con Gesù, come pure della sua misericordiosa intercessione
per
i suoi tormentatori: «Ha dato sé stesso alla morte, ed è stato annoverato fra i trasgressori (o malfattori),
perché egli ha
portato i peccati di molti e ha interceduto per i trasgressori.» (Vedasi Luca 23:32—34: «Or due altri, due
malfattori, erano
menati con lui per esser fatti morire. E quando furono giunti al luogo detto 41 Teschio , crocifissero quivi lui e i malfattori,
l’uno a destra e l’altro a sinistra. E Gesù diceva: Padre, perdona loro, perché non sanno quello che
fanno!»)
Fiele e aceto
Un ulteriore dettaglio della crocifissione si trova nel Salmo 69:21, dove il Messia crocifisso dice: «Anzi mi han dato
del
fiele per cibo, e, nella mia sete, m’han dato a ber dell’aceto.» Per fiele sta in ebraico «Rosch»
e in greco «Chole».2>Questo
passo attesta che al Messia fu dato prima fiele per cibo e poi aceto per la sua sete. L’adempimento per il fiele (greco:
«Chole»!)
offerto al Messia, si trova in Matteo 27:32—35: «Or nell’uscire trovarono un Cireneo chiamato Simone, e lo
costrinsero a portar
la croce di Gesù. E venuti ad un luogo detto Golgota, che vuol dire: Luogo del Teschio, gli dettero a bere del vino
mescolato
con fiele; ma Gesù non volle berne. Poi, dopo averlo crocifisso...» La descrizione del modo in cui si diede l’aceto
al Messia,
si trova in Matteo 27:45—48: «Or dall’ora sesta si fecero tenebre per tutto il paese, fino all’ora nona.
E verso l’ora nona,
Gesù grid6 con gran voce: Elì, Eh, lamà sabactanì? cioè: Dio mio, Dio mio, perché
mi hai abbandonato? Ma alcuni degli astanti,
udito ciò dicevano: Costui chiama Elia. E subito un di loro corse a prendere una spugna; e inzuppatala d’aceto
e postala in
cima ad una canna gli die’ da bere.»
La morte
La conclusione di tutti questi dolori insondabili viene espressa nel Salmo 22:15, dove il Messia prega il suo Dio: «Tu
m’hai
posto nella polvere della morte.»Nel Salmo 31,5 si trova l’ultima parola del Messia crocifisso:
«Io rimetto il mio spirito nelle tue mani» (vedasi il relativo adempimento in Luca 23:46). Nel sepolcro di un
riccoUn’importante
profezia messianica si trova in Isaia 53:9, dove è scritto: «Gli avevano assegnata la sepoltura fra gli empi,
ma nella sua
morte, ,egli è stato col ricco, perché non aveva commesso violenze ne v era stata frode nella sua bocca.»
I malfattori venivano
spesso bruciati ad occidente di Gerusalemme nel fuoco del Tofet. Questo quindi sarebbe stato il sepolcro del condannato. Ma
da Isaia 53:9 si vede che Dio non permetterà nessun altro oltraggio dopo la morte del Messia, e che il Messia riposerà
da
morto presso un ricco. L’adempimento di questa profezia si trova in Matteo 27:57—60: «Poi, fattosi sera, venne
un uomo ricco
di Arimatea, chiamato Giuseppe, il quale era divenuto anch’egli discepolo di Gesù. Questi, presentatosi a Pilato,
chiese il
corpo di Gesù. Allora Pilato comandò che il corpo gli fosse rilasciato: E Giuseppe, preso il corpo, lo involse
in un panno
lino netto, e lo pose nella propria tomba nuova, che avea fatto scavare nella roccia e dopo aver rotolato una gran pietra
contro l’apertura del sepolcro, se ne andò.» In ebraico la parola «morte» di Isaia 53:9 sta
al plurale, volendo così esprimere
tutto lo strazio di questo genere di morte
La durata della vita
Si trova nell’AT anche un accenno all’età che avrà il Messia morente? Nel Salmo 102 anche un Salmo
messianico, il Messia si
lagna, pregando il suo Dio, per il fatto che deve morire: «Io ho detto: Dio mio, non mi portar via nel mezzo dei miei
giorni!»
(Salmo 102:24) L’espressione «nel mezzo dei miei giorni» è facile da comprendere se si conosce il
Salmo 90, in cui si parla
del breve tempo di vita dell’uomo su questa terra. Nel verso lO si legge: «I giorni dei nostri anni arrivano a
settant anni
... e quel che ne fa l’orgoglio, non è che travaglio e vanità; perché passa presto, e noi ce ne
voliamo via.» Se quindi la
durata probabile della vita di un Ebreo era in media di 70 anni, appare chiaro quel che si intende con l’espressione
«nel
mezzo dei miei giorni». Il Signore Gesù ha adempiuto anche questa profezia, giacché morì a circa
33 anni. Comincio il suo
servizio pubblico quando aveva all’incirca 30 anni (Luca 3:23) e oper6 quasi tre anni fino alla sua morte in croce.
Nessun osso rotto
Una predizione alquanto strana è scritta per il Messia nel Salmo 34:20: «Egli (Jahwe) preserva tutte le ossa
di lui, non uno
ne e rotto.» Se si confronta questa profezia col suo adempimento, appare tutto chiaro. In Giovanni 19:31—33 si
legge: «Allora
i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato (poiché era la Preparazione, e quel giorno
del sabato
era un gran giorno) chiesero a Pilato che fossero loro fiaccate le gambe, e fossero tolti via. I soldati dunque vennero e
fiaccarono le gambe al primo, e poi anche all’altro che era crocifisso con lui; ma venuti a Gesù, come lo videro
già morto,
non gli fiaccarono le gambe.
Il posto preciso della sua morte
Il punto preciso dove il Messia doveva morire era noto già dal tempo di Abrahamo (circa 1900 a.C.).
In Genesi 22:1—19 viene descritta la storia del sacrificio di Isacco. Essa ebbe luogo su un monte della terra di Moriah
o
del Moriah, (secondo un’altra versione: ebraico «Erez hammorijah»!, vedasi Genesi 22:2).
Moriah è il monte del tempio di Gerusalemme (cfr. 2. Cronache 3:1). Perci6 il «paese di Moriah», o del
Moriah, è semplicemente
la regione circostante Gerusalemme. Isacco non vi trova la morte, perché come figlio di Abrahamo era unicamente un
Typos,
un modello in vista del Messia. Al luogo del sacrificio di Isacco (non si trattò quindi del monte Moriah stesso, ma
di una
montagna ad esso prossima!), Abrahamo diede il nome «Jahwe jireh». (L’Eterno vede o provvede, vedasi verso
14 e versi 7-8).
Ciò significa che Iddio avrebbe provveduto su tale monte per la vera vittima a cui questa storia mira tipologicamente
(come
esempio). Perciò Genesi 22:14b afferma: «Per questo si dice oggi: Al monte dell’Eterno sarà provveduto.»
Non è forse morto
realmente nel paese di Moriah il nostro Signore Gesù, fuori di Gerusalemme, sulla collina del Golgota? (vedasi Giovanni
18
+19; Ebrei 13:12). In tal modo, ha adempiuto pure questa profezia! L’importanza della passione e della morte del Messia
Per
poter illustrare l’importanza della passione e della morte del Messia, si deve fare qualche passo indietro. La Bibbia
afferma
in moltissimi versi dell’AT (ad es. nel Salmo 14) e del NT, che tutti gli uomini hanno peccato, senza alcuna eccezione.
Romani
3:23 dice: «Non v’è distinzione; difatti, tutti hanno peccato e son privi della gloria di Dio.» Iddio
però è un Dio infinitamente
santo e giusto (Giosuè 24:19; Salmo 7:11), e non può in nessun modo tollerare o passare sopra il peccato, cioè
su tutto ciò
che è in contraddizione coi suoi pensieri o la sua persona (vedasi Habacuc 1:13). Perciò avrebbe dovuto maledire
e condannare
ogni uomo. Ma la Bibbia dice pure che Dio è amore (1. Giovanni 4:8) e perciò non vuole maledire e condannare
nessuno, anzi
«vuole che tutti gli uomini siano salvati», dice 1. Timoteo 2:4! Così si rese necessario che Dio trovasse
una soluzione per
poter offrire agli uomini, in conformità alla sua santità e giustizia, il perdono dei peccati e la salvezza
eterna. Ma questo
era solo possibile se un uomo perfetto, senza peccato e santo, sopportasse come sostituto il giudizio di Dio. Così
Iddio inviò
suo Figlio e lo fece divenire uomo, La Scrittura dice espressamente del Signore Gesù che egli non commise alcun peccato
(1.
Pietro 2:22) e nel NT lo chiama sette volte il «Giusto’>. Allorché il Signore Gesù era appeso
alla croce, Iddio lo caricò
dei peccati di tutti quelli che hanno creduto in lui e che ancora crederanno. Sì, nelle tre ore di tenebre, egli lo
identificò
con tutti questi peccatori e scaricò su di lui tutto il giudizio dell’ira divina (1. Pietro 2:24; 2. Corinzi 5:21;
Isaia 53:10).
In queste tre ore, Iddio abbandonò completamente il Messia e perciò questi dovette emettere il terribile grido:
«Dio mio,
Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Salmo 22:1; Matteo 27:46) Quindi Gesù, il Messia, morì (Matteo
27:50), portando a termine
l’opera redentrice (Giovanni 19:30)! Ora Iddio può donare il perfetto perdono ad ogni peccatore che si affida
al Signore Gesù
come trasgressore pentito e convertito, confessando-gli in preghiera i propri peccati (1. Giovanni 1:9); ma sempre in base
al sangue versato da Gesù sui Golgota (Efesini 1:7). Infatti leggiamo in Ebrei 9:22 che senza spargimento di sangue
è escluso
che vi possa essere remissione dei peccati. In questo momento hanno trovato adempimento pure le parole di Isaia 53:3—6:
«Disprezzato
e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare col patire, pari a colui dinanzi al quale ciascuno si nasconde la faccia.
Era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna. E, nondimeno, eran le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori
quelli di cui s’era caricato; e noi lo reputavamo colpito, battuto da Dio, ed umiliato! Ma egli è stato trafitto
a motivo
delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiam pace, è stato
su lui, e per
le sue lividure noi abbiamo avuto guarigione. Noi tutti eravamo erranti come pecore, ognuno di noi seguiva la sua propria
via; e l’Eterno ha fatto cadere su lui l’iniquità dì noi tutti.»
Leggendo Isaia 53
Poiché Isaia assume un posto di tanta importanza nella profezia messianica, questo passaggio deve essere considerato
a parte
e più a fondo. I capitoli 52:13—53:12 possono essere definiti a ragione «L’evangelo secondo Isaia».
L’Eterno annunciò quasi
700 anni prima di Cristo, tramite i profeti, che la «Speranza d’Israele», il Messia atteso, sarebbe stato
incomprensibilmente
disprezzato e respinto dal suo popolo. Tuttavia questo «Evangelo» mostrò anche che il Messia non sopporterà
dolori solo da
parte degli uomini, ma anche sotto la mano di Dio, cosicché egli morrà sostitutivamente come giusto per gli
ingiusti, per
poterli salvare dai loro peccati.
L’autenticità di Isaia Per poter rifarsi alla fidatezza e all’autenticità di Isaia, bisogna riandare
con la mente ancora una
volta a quanto detto nell’Introduzione circa la traduzione dei Settanta e il rotolo completo di Isaia trovato a Qumran.
Infatti
Isaia ~ è contenuto per intero in ambedue le opere! La diversa interpretazione ebraica di Isaia 53 Oggi il giudaismo
ha abbandonato
completamente l’interpretazione messianica di questo passo di Isaia. Ma come tuttavia dimostra la letteratura rabbinica,
per
lunghissimo tempo non fu così. Il parere più diffuso oggi sostiene che il «Servo di Dio» non e il
Messia, ma il popolo d’Israele,
o una sua parte. Sul popolo d’Israele sarebbero caduti i dolori descritti qui. Questa interpretazione di Isaia ~ è
però insostenibile
per vari motivi del contenuto:—Quando mai ha sofferto il popolo d’Israele, o una sua parte, per i peccati di altri?
Neanche
uomini giusti come Noè, Daniele e Giobbe avrebbero potuto farlo, come attesta Ezechiele 14:12—20!Può forse
essere detto di
un qualsiasi Ebreo, a parte il Messia, che «non aveva commesso violenze né v’era stata frode nella
sua bocca?~> (Isaia 53:9) Quando mai il popolo d’Israele, o una parte di esso, è stato nel sepolcro di un ricco,
anziché
in uno posto fra i malfattori? (Isaia 53:9) Interpretazioni messianiche nella letteratura rabbinicaCome già detto,
nella letteratura
messianica c e tutta una serie di passi che collegano Isaia 53 al Messia. Tali passi si trovano, ad esempio, nel Talmud babilonese,
Sanhedrin 98b, nel Trattato Abkath Rokel del libro Paskita (700 d.C.), in un commento a Genesi 1:3 del rabbino Moses Haddarschan
(li. secolo) e nel libro Rabboth (300 d.C.) su Ruth 2:12. Il rabbino Alschesch (16. secolo) dice circa Isaia 53: «I
nostri
antichi rabbini hanno pensato, sulla scorta della tradizione, che qui si parli del re Messia. Perciò pure noi, seguendoli,
riteniamo, che dobbiamo pensare che il soggetto di questa predizione sia Davide; egli è il Messia, come è ben
chiaro.»~
Nel Midrasch Tanchuma (9. secolo?) è detto a proposito delle parole «Ecco, il mio servo prospererà»
(Isaia 52:13): «Questi
è il re Messia che è elevato ed esaltato, reso eccelso, più in alto di Abrahamo, innalzato sopra Mosè,
e più degli angeli
che servono.»~ Nel Targum Jonathan Ben I..Jzziel’~, le trasposizioni aramaiche dei profeti, che si rifanno a una
tradizione
rimontante al tempo precristiano(!), nella frase «Ecco, il mio servo prospererà» (Isaia 52:13) viene inserito
addirittura
il titolo «Messia»2’~ Vi sarebbero ancora molti altri interessanti documenti del genere; tuttavia ora vogliamo
occuparci del
modo in cui queste profezie, redatte per una gran parte col «perfetto profetico» (vedasi Introduzione) si sono
adempiute nel
Gesù della storia.
Osservazioni sul testo di Isaia 53 Isaia 52:13: «Ecco, il servo prospererà, (o (agirà saggiamente, secondo
un’altra versione)
sarà elevato, esaltato, reso sommamente eccelso.»Prima che venga descritta la terribile Passione del Messia,
viene rappresentato
il suo trionfo. Il Messia deve essere tolto dal sepolcro (alla risurrezione, Atti degli Apostoli 2:24); elevato in cielo (all’ascensione,
Atti degli Apostoli 1:9); e sovranamente innalzato (sul trono, alla destra di Dio; Marco 16:19). Isaia 52:14: «Come
molti,
vedendolo, son rimasti sbigottiti, (tanto era disfatto il suo sembiante sì da non parere più un uomo, e il suo
aspetto sì
da non parer più un figliuol d’uomo).»
Qui si parla del Messia maltrattato dagli uomini: il dorso del Signore Gesù fu trasformato in una sanguinolenta massa
e la
sua carne dilaniata, allorché Pilato lo fece flagellare (con cinghie di cuoio, dalle estremità munite di acuminati
pezzi di
metallo, pietre o ganci; Giovanni 19:1). Sul suo capo fu posta una corona di spine, con aculei lunghi 5—8 centimetri,
cosicché
il sangue gli scorreva abbondante sui capelli e sul volto (Giovanni 19:2).
Isaia 52:15: «Così molte saran le nazioni, di cui egli desterà l’ammirazione: i re chiuderanno la
bocca dinanzi a lui, poiché
vedranno quello che non era loro mai stato narrato, e apprenderanno quello che non avevano udito.»
Il messaggio del martoriato Messia Gesù fu poi annunciato in tutto il mondo fuori dei confini d’Israele, ove esso
sollevò
grande impressione (vedasi Romani 15:18—21). Persino re udirono tale notizia (Agrippa: Atti degli Apostoli 26:27—28;
l’imperatore
romano: vedasi Atti degli Apostoli 25:11,12 ecc.).
Isaia 53:1: «Chi ha creduto a quello che noi abbiamo annunziato? E a chi e stato rivelato il braccio dell’Eterno?»
Sebbene l’annuncio del Messia e delle sue sofferenze si diffondesse in tutto il mondo, esso incontrò una grande
incredulità.
Solo pochi Ebrei vi credettero (Giovanni 12:37—38). Ma anche fra i non Ebrei, i pagani, sollevò (e solleva) un
rifiuto profondo.
Isaia 53:2a: «Egli è venuto su dinanzi al lui come un rampollo, come una radice ch’esce da arido suolo.»
Questo verso parla
della crescita del Messia come piccolo bambino (la parola ebraica «Joneq» = «Rampollo» significa contemporaneamente
anche
«Lattante»!). Questa crescita del Signore Gesù avvenne però «dinanzi a lui», cioè
in completa comunione col suo Dio (Luca
2:40,41—52). Egli crebbe nel mezzo di un popolo contraddistinto da durezza di cuore, incredulità e religiosità
morta, cioè
«da arido suolo».
Isaia 53:2b+3: «Non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né apparenza, da farcelo desiderare.
Disprezzato
e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare col patire, pari a colui dinanzi al quale ciascuno si nasconde la faccia,
era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna.» Fra gli Ebrei si attendeva come Messia un combattente per la libertà,
che
avrebbe scosso il giogo dei Romani. Così si ebbe per Gesù che venne come mansueto servo del Signore, solo disprezzo
e onta.
Furono specialmente i capi del popolo che lo rifiutarono (la parola ebraica «Ishim» indica uomini di particolare
alta condizione).
Solo pochissimi riconobbero la sua gloria, «Piena di grazia e di verità, ... gloria come quella dell’Unigenito
venuto da presso
al Padre» (Giovanni 1:14). Isaia 53:4a: «E, nondimeno, erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri
dolori quelli
di cui s’era caricato.»Il Signore Gesù ha risentito profondamente le sofferenze dei molti malati di Israele:
e le portò durante
tutta la sua vita su questa terra (Matteo 8:16.17; vedasi Giovanni 11:33—36). (Si osservi che in questo verso si parla
di
«malattie» e «dolori» e non di «misfatti» o « trasgressioni»!).
Isaia 53:4b—6: «E noi lo reputavamo colpito, battuto da Dio, ed umiliato! Ma egli è stato trafitto a motivo
delle nostre trasgressioni,
fiaccato a motivo delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiam pace, è stato su lui, e per le sue lividure
noi abbiamo
avuto guarigione. Noi tutti eravamo erranti come pecore, ognuno di noi seguiva la sua propria via; e l’Eterno ha fatto
cader
su lui l’iniquità di noi tutti.»Era evidente che il Messia Gesù soffrisse per la malvagità
dei Romani e degli Ebrei (però
questo fatto, da solo, non poteva rimettere nessun peccato), mentre nel passo profetico si afferma che nelle tre ore di tenebre
Iddio lo puni alla croce come sostituto per i peccati di tutti quelli che, pentendosene, li hanno confessati al Creatore (o
che lo faranno in seguito) ed hanno avuto fiducia nel sacrificio di espiazione del Golgota (o vi crederanno in avvenire) (1.
Giovanni 1:9; Romani 3:23—26).Isaia 53:7: «Maltrattato, umili6 sé stesso, e non aperse la bocca. Come l’agnello
menato allo
scannatoio, come la pecora muta dinanzi a chi la tosa, egli non aperse la bocca». Il Signore Gesù sopportò
tutti i maltrattamenti
senza opporre resistenza. Come si è adempiuto esattamente: «come la pecora, non aperse la bocca...» (vedasi
Matteo 26:62;
27:12—14 ecc.)! Nell’AT si offrivano a Dio sacrifici di animali per i peccati commessi; è interessante osservare
che, per
es, da questo passo di Isaia si può riconoscere, che già in quel tempo era chiaro, che tali vittime erano solo
prototipi in
vista del sacrificio del Messia che realmente toglie i peccati!
Isaia 53:8: «Dall’oppressione e dal giudizio fu portato via (o strappato in fretta e furia). E fra quelli della
sua generazione
chi rifletté ch’egli era stato strappato dalla terra dei viventi e colpito a motivo delle trasgressioni del mio
popolo?» La
condanna del Signore Gesù fu solo una falsa procedura corrotta, che si ridusse a una breve caricatura di processo.
Poiché
«nei processi in questioni di vita e di morte» il Sinedrio doveva di solito citare come testimoni persone che
avessero potuto
deporre a favore dell’accusato. Dove erano invece i difensori di Gesù? In fretta e furia, si svolse il procedimento.
Chi puè
descrivere la corruzione di quella gente? Uccisero il loro Messia! Ma contemporaneamente egli mori per tutto Israele (vedasi
Matteo 1:21; Giovanni 11:50,51)! Isaia 53:9: «Gli avevano assegnato la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte, egli
è
stato col ricco, perché non aveva commesso violenze né v’era stata frode nella sua bocca.» La sepoltura
degli empi sarebbe
stata nella valle di Hinnom, fuori della città di Gerusalemme, dove venivano bruciati i rifiuti cittadini. Ma Iddio
non consentì
un ulteriore oltraggio. Così avvenne che egli fu posto nel sepolcro del ricco Giuseppe di Arimatea (Matteo 27:57—60).
La sua
innocenza viene confermata tramite una triplice testimonianza apostolica: non conobbe peccato (2. Corinzi 5:21: Paolo)non
commise peccato (1. Pietro 2:22: Pietro) non fu trovato peccato in lui (1. Giovanni 3:5: Giovanni). Isaia 53:10: «Ma
piacque
all’Eterno di fiaccano coi patimenti. Dopo aver dato la sua vita in sacrificio per la colpa, egli vedrà una progenie,
prolungherà
i suoi giorni, e l’opera dell’Eterno prospererà nelle sue mani.»
Quando il Signore Gesù fu posto in croce, carico di colpe altrui, l’Iddio Santo e Giusto dovette abbandonarlo
per tre ore
(Matteo 27:45,46) e colpirlo al nostro posto. Ma avendo portato a termine l’opera redentrice, «prolungherà
i suoi giorni»,
risorgendo dai morti il terzo giorno (Atti degli Apostoli 1:3; 10:40,41; Romani 6:9; Apocalisse 1:18 ecc.).Isaia 53:11: «Egli
vedrà i frutto del tormento dell’anima sua, e ne sarà saziato; per la sua conoscenza, il mio servo, il
giusto, renderà giusti
i molti, e si caricherà egli stesso delle loro iniquità.»
La sua opera redentrice comporta delle impensabili conseguenze: peccatori possono essere liberati dalle loro colpe e sono
«il frutto del tormento dell’anima sua». Per mezzo suo, tutti i credenti possono essere giustificati davanti
a Dio (Romani
3:26). Isaia 53:12: «Perciù io gli darè la sua parte fra i grandi, ed egli
dividerà il bottino con i potenti, perché ha dato sé stesso alla morte, ed è stato annoverato
fra i trasgressori, perch’egli
ha portato i peccati di molti, e ha interceduto per i trasgressori.» Il Signore si e sacrificato di sua spontanea volontà
(ha dato se stesso nella morte; vedasi Giovanni 10:17,18) ed è stato annoverato fra i trasgressori (ebraico «Posch
gim» =
delinquenti Luca 23:33), perciò Dio gli darà come ricompensa avvenire il regno messianico (Apocalisse 20:6),
e anche il residuo
fedele di Israele vi parteciperà (= i potenti). Quando era in croce, il Signore Gesù ha interceduto per i trasgressori
(Luca
23:34). Egli portò i peccati di molti, ma non di tutti (vedasi Ebrei 9:28; Marco 10:45)! Chiunque non confessa a Dio
la propria
colpa e non lo ringrazia per aver sacrificato il suo Messia Gesù, cadrà sotto il giudizio eterno di Dio (Matteo
25:41,46).
Ma oggi è ancora giorno di salvezza; chiunque viene al Signore Gesù sarà accolto (Matteo 11:28—30)!

4.La risurrezione Anche la risurrezione del Messia fu preannunciata nell’AT! Nel Salmo 16:8—10 parla il Messia stesso:
«Io
ho sempre posto l’Eterno davanti agli occhi miei; poiché egli è alla mia destra, io non sarò punto
smosso. Perciò il mio cuore
si rallegra e l’anima mia festeggia; anche la mia carne dimorerà al sicuro; poiché tu non abbandonerai
l’anima mia in poter
della morte (ebraico: Scheòl) né permetterai che il tuo santo vegga la corruzione.» (versione Diodati;
o «la decomposizione»,
secondo la Riveduta della SBG 1982).
Questo passo non può assolutamente riferirsi a Davide, il compositore di questo Salmo, giacché egli morì
1000 prima che vivesse
il Messia e «vide» conseguentemente «la corruzione», «la decomposizione». Il suo sepolcro
poteva essere visitato a Gerusalemme
ancora nel 32 d.C. (vedasi Atti degli Apostoli 2:29)! Ma del Signore Gesù ci viene attestato con somma chiarezza che
egli
è risorto tre giorni dopo la morte e che egli «non vide la corruzione», la «decomposizione»
(vedasi Matteo 28; Marco 16; Luca
24; Giovanni 20 e 21).
Giuseppe Flavio conferma la risurrezione La risurrezione di Gesù Cristo non ci viene confermata solo da fonti storiche
bibliche.
Lo storico Giuseppe Flavio pubblicò nell’anno 93 la sua opera in 20 volumi «Antiquitates Judaicae»,
che egli scrisse per i
Romani, affinché questi fossero meglio informati sugli Ebrei e sulla loro religione. In essa egli si pronuncia brevemente
sul giudizio e sulla risurrezione del Signore Gesù: «In tal tempo (cioè quello di Pilato , 26—3 6
d.C.), apparve Gesù, un
uomo sapiente, taumaturgo che compì molte opere miracolose e fu maestro per gli uomini, che accettavano volentieri
la verità.
Guadagnò alla sua causa molti Ebrei e anche molti Greci. Quest’uomo era il Messia. E dopo che Pilato l’ebbe
condannato a morte
su incitamento dei nostri propri capi, quelli che lo amavano non lo abbandonarono. Giacché egli apparve loro di nuovo
vivente,
dopo tre giorni .»~‘ Già trattando l’autenticità della citazione di Flavio (pag. 35) accennammo
che questo passo fu messo
in dubbio da vari critici. Si rivedano dunque gli argomenti esposti prima a favore dell’autenticità di questa
citazione di
Giuseppe Flavio. Più di 500 testimoni oculari In tutto vi furono più di 500 testimoni oculari della risurrezione
(vedasi 1.
Corinzi 15:3—9). Non è possibile dichiarare impostori tutti questi uomini, giacché l’insincerità
è in contraddizione fondamentale
con l’insegnamento del NT, a cui essi si attenevano con la massima fermezza e anche perché alcuni di loro non
temettero di
dover subire il martirio a motivo della loro fede!
Senza risurrezione, non c’è cristianesimo
Va notato attentamente il fatto seguente: verso l’anno 57 d.C., l’apostolo Paolo scrisse in una lettera ai Corinzi
che la
certezza della fede cristiana si basa sulla realtà della risurrezione, cioè se la risurrezione del Signore non
fosse un fatto
storico, la fede dei Cristiani non avrebbe alcun senso. Infatti in 1. Corinzi 15:16—19 si legge testualmente: «Difatti,
se
i morti non risuscitano, neppur Cristo è risuscitato; e se Cristo non e risuscitato, vana è 1 vostra fede; voi
siete ancora
nei vostri peccati. Anche quelli che dormono in Cristo son dunque periti. Se abbiamo speranza in Cristo per questa vita soltanto,
noi siamo i più miserabili di tutti gli uomini.»
Se i testimoni oculari della risurrezione fossero stati ingannatori, come avrebbero poi potuto far dipendere tutta la loro
predicazione da una menzogna? Perciò la risurrezione deve essere stata un’incrollabile certezza. Paolo scrive
poi nel verso
seguente (1. Corinzi 15:20): «Ma ora Cristo è risuscitata dai morti, primizia di quelli che dormono.» L’importanza
della risurrezione
La risurrezione di Cristo dai morti è così importante perché risuscitando il suo Messia dai morti, Iddio
voleva dare a tutti
la prova che aveva accettato completamente il suo sacrificio sostitutivo ed è pronto a perdonare chiunque vi ricorre
e fa
sua personalmente, in fede, questa opera espiatrice, confessando senza esitazioni la sua colpa personale.



Le conseguenze della reiezione del Messia

Poiché Israele ha ucciso e rigettato il suo Messia, l’incarnato Jahwe dell’AT, Iddio si ritirò da
questo popolo e lo abbandonò
alla brutalità, cattiveria e rozzezza degli altri popoli. In seguito, un destino spaventoso perseguitò detto
popolo.
Il capitolo 28 del Deuteronomio è molto significativo in merito, giacché viene descritto fin nei minimi particolari
cosa capiterà
al popolo d’Israele se rifiuterà il suo Messia.


1. Principi concernenti il Deuteronomio

I passi seguenti potranno essere compresi meglio considerando prima alcuni principi concernenti il Deuteronomio. Esso consiste
di Otto discorsi che Mosè tenne nel paese di Moab, alla fine della peregrinazione di 40 anni nel deserto (15. secolo
a.C.),
quindi poco prima dell’entrata del popolo d’Israele nella terra promessa (Deuteronomio 1:1—5). In essi il legislatore
Mosè
presentò nuovamente al popolo, con la massima chiarezza, ciò che Iddio si attendeva da esso. Gli espose come
Iddio li avrebbe
molto benedetti se avessero dato ascolto alla voce divina, ma anche come avrebbe agito con loro se non fossero stati ubbidienti.
Il Deuteronomio può esser detto a ragione «il libro dell’ubbidienza». Circa 54 volte si trova in esso
la parola significativa
«shama» (‘= ascoltare, riflettere) e quasi 50 volte la parola «shamar» (=‘ osservare, conservare).
Anche la parola «sachar»
(= pensare, rammentarsi) è caratteristica in questo libro. Mosè dispose che questo libro della Legge dovesse
essere conservato
in modo speciale, cioè affianco all’Arca dell’alleanza, così da esservi testimonianza contro il popolo
di Israele (vedasi
Deuteronomio 31:24—27). Un’ulteriore caratteristica di questo libro è data dal fatto che ogni sette anni
esso doveva venir
letto davanti all’intero popolo
d’Israele, con la presenza obbligatoria di uomini, donne, piccoli bambini(!) e anche stranieri (Deuteronomio 31:9—13).
E’ molto significativo che proprio nel mezzo di questo libro si parli del più grande di tutti i profeti, dello
stesso Messia.
Nel cap. 18:17—19 il profeta Mosè dice al popolo di Israele: «E l’Eterno mi disse: Quello che han detto,
sta bene; io susciterò
loro un profeta come te, (cioè dello stesso tipo di Mosè), di mezzo ai loro fratelli, e porrò le mie
parole nella sua bocca,
ed egli dirà loro tutto quello che io gli comanderò. E avverrà che se qualcuno non darà ascolto
alle mie parole32 ch’egli
dirà in mio nome, IO gliene domanderò conto».
C’è ora ancora da meravigliarsi che proprio in questo libro
della Bibbia si parli tanto estesamente delle conseguenze dovute
alla reiezione del Messia?
Nel capitolo 28 del libro, Iddio, tramite Mosè, pose dinanzi
al popolo la benedizione e la maledizione.
La benedizione promessa
Nei versi 1—14, per mezzo di Mosè,Jahwe descrive la benedizione con la quale egli vuole benedire il suo popolo,
se esso darà
ascolto alla sua voce: «Ora, se tu ubbidisci diligentemente alla voce dell’Eterno, del tuo Dio, avendo cura di
mettere in
pratica tutti i suoi comandamenti che oggi ti do, avverrà che l’Eterno, il tuo Dio, ti renderà eccelso
sopra tutte le nazioni
della terra; e tutte queste benedizioni verranno su te, se darai ascolto alla voce dell’Eterno, dell’Iddio tuo:
Sarai benedetto nelle città e sarai benedetto nella campagna. Benedetto sarà il frutto delle tue viscere, il
frutto del tuo
suolo e il frutto del tuo bestiame; benedetti i parti delle tue vacche e delle tue pecore. Benedetti saranno il tuo paniere
e la tua madia. Sarai benedetto al tuo entrare e benedetto al tuo uscire. L’Eterno farà si che i tuoi nemici quando
si leveranno
contro di te, siano sconfitti dinanzi a te; usciranno contro a te per una via, e per sette fuggiranno dinanzi a te. L’Eterno
ordinerà alla benedizione d’esser teco nei tuoi granai e in tutto ciò a cui metterai mano; e ti benedirà
nel paese che l’Eterno,
il tuo Dio, ti dà. L’Eterno ti stabilirà perché tu gli sia un popolo santo, come t’ha giurato,
se osserverai i comandamenti dell’Eterno, ch’è il tuo Dio, e se camminerai nelle sue vie; e tutti popoli
della terra vedranno
che tu porti il nome dell’Eterno, e ti temeranno. L’Eterno, il tuo Dio, ti colmerà di beni, moltiplicando
il frutto delle
tue viscere, il frutto del tuo bestiame e il frutto del tuo suolo, nel paese che l’Eterno giurò ai tuoi padri
di darti. L’Eterno
aprirà per te il suo buon tesoro, il cielo, per dare alla tua terra la pioggia a suo tempo, e per benedire tutta l’opera
delle
tue mani; e tu presterai a molte nazioni e non prenderai nulla in prestito. L’Eterno ti metterà alla testa e non
alla coda,
e sarai sempre in alto e mai in basso, se ubbidirai ai comandamenti dell’Eterno, del tuo Dio, i quali oggi ti do perché
tu
li osservi e li metti in pratica, e se non devierai né a destra né a sinistra da alcuna delle cose che oggi
ti comando, per
andare dietro ad altri dei e per servirli.»
Questa promessa di benedizione trovò due volte il suo adempimento in misura particolare nella storia del popolo d’Israele.
La prima volta fu ai giorni di Giosuè (15. secolo a.C.). In Giosuè 21:43—45 si legge: «L’Eterno
diede dunque a Israele tutto
il paese che avea giurato ai padri di dar loro, e i figliuoli d’Israele ne presero possesso, e vi si stanziarono. E l’Eterno
diede loro requie d’ogni intorno, come avea giurato ai loro padri; nessuno di tutti i br nemici poté star loro
a fronte; l’Eterno
diede loro nelle mani tutti quei nemici. Di tutte le buone parole che l’Eterno aveva dette alla casa d’Israele non
una cadde
a terra: tutte si compierono.»
La seconda volta questa promessa divenne realtà ai giorni del re Salomone (10. secolo a.C.), come viene confermato
in 1. Re
8:54—56: «Or quando Salomone ebbe finito di rivolgere all’Eterno tutta questa preghiera e questa supplicazione,
s’alzò di
davanti all’altare dell’Eterno dove stava inginocchiato tenendo le mani stese verso il cielo. E, levatosi in pié,
benedisse
tutta la raunanza d’Israele ad alta voce, dicendo: Benedetto sia l’Eterno, che ha dato riposo al suo popolo Israele,
secondo
tutte le promesse che avea fatte; non una delle buone promesse da lui fatte per mezzo del suo servo Mosè, è
rimasta inadempiuta.»
La maledizione
Al capitolo 28:15 e seguenti, Jahwe disse al suo popoio quali maledizioni lo avrebbero colpito, se non avesse ubbidito alla
sua voce. Alcune cose descritte in questi versi trovarono adempimento negli anni 721 a.C. e seguenti, allorché il re
Salmanassar
deport~ in Assiria le dieci tribù di Israele, e anche negli anni 606 a.C. e seguenti, allorché le altre due
tribù, Giuda e
Beniamino, vennero in esilio a Babilonia.
Dobbiamo interrompere l’interessante continuazione di questo tema per poter dimostrare sulla scorta dei versi 45—68
come questi
stessi hanno trovato adempimento negli anni 70 d.C. e seguenti, quale conseguenza dell’inconcepibile rifiuto del Messia.
Deuteronomio 28:45—68
Tutte queste maledizioni verranno su te, ti perseguiteranno e ti raggiungeranno, finché tu sia distrutto, perché
non avrai
ubbidito alla voce dell’Eterno, del tuo Dio, osservando i comandamenti e le leggi che egli ti ha dato. Esse saranno per
te
e per la tua progenie come un segno e come un prodigio, in perpetuo. E perché non avrai servito all’Eterno, al
tuo Dio, con
gioia e di buon cuore in mezzo all’abbondanza d’ogni cosa, servirai ai tuoi nemici che l’Eterno manderà
contro di te, in mezzo
alla fame, alla sete, alla nudità e alla mancanza d’ogni cosa; ed essi ti metteranno un giogo di ferro su1 collo,
finché t’abbiano
distrutto.
(49) L’Eterno farà muovere contro di te, da lontano, dalle estremità della terra, una nazione, pari all’aquila
che vola; una
nazione della quale non intenderai la lingua, (50) una nazione dall’aspetto truce, che non avra riguardo al vecchio e
non
avra mercè del fanciullo; (51) che mangerà il frutto del tuo bestiame il frutto del tuo suolo, finché
tu sia distrutto, e
non ti lascerà di resto né frumento, né mosto, né olio, né parti delle tue vacche e delle
tue pecore, finché t’abbia fatto
perire. (52) E t’assedierà in tutte le tue città, finché in tutto il tuo paese cadano le alte e
forti mura nelle quali avrai
riposto la tua fiducia. Essa ti assedierà in tutte le tue città, in tutto il paese che l’Eterno, il tuo
Dio,
t’avrà dato. (53) E durante l’assedio e nella disdetta alla quale ti ridurrà il tuo nemico, mangerai
il frutto delle tue viscere,
le carni dei tuoi figliuoli e delle tue figliuole, che l’Eterno, il tuo Dio, t’avrà dati. L’uomo più
delicato e più molle
tra voi guarderà di mal occhio il suo fratello, la donna che riposa sul suo seno, il figliuoli che ancora gli rimangono,
non
volendo dare ad alcun d’essi delle carni dei suoi figliuoli delle quali si ciberà, perché non gli sarà
rimasto nulla in mezzo
all’assediò e alla distretta alla quale i nemici t’avranno ridotto in tutte le tue città. La donna
più delicata e più molle
tra voi, che per mollezza e delicatezza non si sarebbe attentata a posare la pianta del piede in terra, guarderà di
mal occhio
il marito che le riposa sui seno, il suo figliuolo e la sua figliuola, (57) per non dare nulla della placenta uscita dal suo
seno e dei figliuoli che metterà al mondo, perché mancando di tutto, se ne ciberà di nascosto, in mezzo
all’assedio e alla
penuria alla quale i nemici t’avranno ridotto in tutte le tue città.
Se non hai cura di mettere in pratica tutte le parole di questa legge, scritte in questo libro, se non temi questo nome glorioso
e tremendo dell’Eterno, dell’Iddio tuo, (59) l’Eterno renderà straordinarie le piaghe con le quali colpirà
te e la tua progenie:
piaghe grandi e persistenti e malattie maligne e persistenti, e farà tornare su te tutte le malattie dell’Egitto,
dinanzi
alle quali tu tremavi, e s’attaccheranno a te. Ed anche le molte malattie e le molte piaghe non menzionate nel libro
di questa
legge, l’Eterno le farà venire su te, finché tu sia distrutto. (62) E voi rimarrete poca gente, dopo essere
stati numerosi
come le stelle dei cielo, perché non avrai ubbidito alla voce dell’Eterno, ch’è il tuo Dio, (63) E
avverrà che come l’Eterno
prendeva piacere a farti del bene e moltipiicarvi, così l’Eterno prenderà piacere a farvi perire e a distruggervi;
e sarete
strappati dal paese del quale vai a prendere possesso. L’Eterno ti disperderà fra tutti i popoli, da un’estremità
della terra
sino all’altra; e là servirai ad altri dèi, che né tu né i tuoi padri avete mai conosciuti:
al legno e alla pietra. (65) E
fra quelle nazioni non avrai requie, e non vi sarà luogo di riposo per la pianta dei tuoi piedi; ma l’Eterno ti
darà quivi
un cuor tremante, degli occhi che si spegneranno e un’anima languente. La tua vita ti starà dinanzi come sospesa:
tremerai
notte e
giorno, e non sarai sicuro della tua esistenza. La mattina dirai:
Fosse pur sera! e la sera dirai: fosse pur mattina! a motivo dello spavento onde avrai pieno il cuore, e a motivo delle cose
che vedrai cogli occhi tuoi. (68) E l’Eterno ti farà tornare in Egitto su delle navi per la via della quale t’avevo
detto:
Non la rivedrai mai più! E là sarete offerti in vendita ai vostri nemici come schiavi e come schiave, e mancherà
il compratore!»
Soprascritta del destino degli Ebrei dal 70 d.C.
Il verso 45 può essere considerato come una soprascritta della storia degli Ebrei dall’anno 70 d.C. in poi: «Tutte
queste
maledizioni verranno su te, ti perseguiteranno e ti raggiungeranno, finché tu sia distrutto, perché non avrai
ubbidito alla
voce dell’Eterno, del tuo Dio, osservando i comandamenti e le leggi che egli ti ha dato.»
Arrivano i Romani
Nel verso 49 viene detto che verrà una nazione da lontano. Questa profezia trovò il suo adempimento con i Romani,
giacché
questi vennero effettivamente da lontano, assediarono e distrussero Gerusalemme nel 70 d.C. Negli anni successivi, distrussero
persino tutto il paese della Giudea. L’aquila delle legioni
E’ degno d’interesse l’espressione che questa nazione verrà «pari all’aquila che vola».
Lo storico Giuseppe Flavio, un testimone oculare degli avvenimenti del 70 d.C., descrive nel modo seguente l’avvicinarsi
dell’esercito
romano a Gerusalemme: «La marcia di Tito nel territorio nemico era aperta dalle truppe ausiliarie reali e dalle assimilate.
Le seguivano i pionieri del genio addetti alla costruzione di strade e ai campi di sosta, quindi venivano i bagagli degli
ufficiali; dietro la loro copertura armata cavalcava il Comandante stesso in mezzo ai lancieri e ad altre compagnie scelte.
Seguiva la cavalleria attribuita alle legioni; essa precedeva le macchine belliche. Venivano poi i tribuni con le truppe del
nucleo centrale e i comandanti delle coorti, portando, dietro le trombe, le insegne con l~iquila al centro, e infine la gran
massa principale della truppa in schiera sestupla.»33 La lingua dei Romani E’ detto inoltre che deve essere una
nazione la
cui lingua non sarà compresa dagli Ebrei. Questo è subito evidente, giacché i Romani parlavano latino,
che non era neanche
una lingua semitìca.
Una nazione di aspetto truce Nel verso 50 è scritto che questa nazione è di «aspetto truce». Giuseppe
Flavio descrive questa
realtà nella sua opera «De bello Judaico» VI, 5,1 in tal modo: «Mentre il tempio bruciava, i soldati
rubavano quello che trovavano
e uccidevano quelli che gli cadevano fra le mani. Non avevano alcuna misericordia per i vecchi, né rispetto per nessuno.
Fanciulli
e vecchi, laici e sacerdoti furono uccisi senza differenza. La guerra infuri6 contro tutti, sia che gli uomini invocassero
pietà sia che si difendessero.»~
Fame Il verso 51 dice che questa nazione affamerà gli Ebrei, cosa che Giuseppe Flavio conferma con le seguenti parole:
«Giacché
erano convenuti da tutto il paese per la festa dei pani azzimi, e poiché vennero inaspettatamente sorpresi dall’assedio,
era
inevitabile che scoppiasse la peste a causa della coabitazione stretta e coatta, a cui si aggiunse la fame ancor maggiormente
distruttrice.»35Assedio in tutto il paese; le fortificazioni murarie ebraiche
Nel verso 52 viene detto che l’assedio di questa nazione avrà luogo in tutte le città, in tutto il paese,
e che le mura alte
e forti, in cui gli Ebrei avevano riposto la loro fiducia, cadranno nell’intero paese.
Giuseppe Flavio descrive per esteso la distruzione della cerchia delle mura di Gerusalemme, dopo aver prima scritto nel libro
V del De bel. Jud. delle imponenti opere murarie di questa citta.
Nel libro VI, 9.4 scrive: «I Romani ìncendiarono allora anche le parti più recondite della città
e rasero completamente al
suolo le mura.
Lo storico Cassio Dione (2.13. secolo d.C.) conferma il fatto della distruzione delle mura di protezione in tutto il paese,
rapportando che i Romani dal 70 d.C. distrussero in Israele 985 citta.»
Cannibalismo
Nei versi 53—57 si parla di episodi di cannibalismo che si sarebbero verificati durante questo assedio. Giuseppe Flavio
conferma
anche questo fatto in De bel. Jud. VI, 3.4
Piaghe
Nel verso 59 si dice fra l’altro di piaghe e malattie. De bel. Jud. VI, 9.3 conferma che durante l’assedio di Gerusalemme
scoppio la peste.
Un piccolo numero
Nel verso 62 viene detto che degli Israeliti superstiti resterà poca gente, anziché essere assai numerosi. Giuseppe
Flavio
tramanda:
«Il numero totale dei prigionieri in questa guerra ammontù a 97000; un milione e centomila persero la vita durante
l’assedio.»38
Dispersi su tutta la terra
Nei versi 63—64 viene detto che gli Ebrei dovevano essere sradicati dalla loro terra e venire dispersi fra tutti i popoli,
e precisamente «da un’estremità della terra sino all’altra». E’ noto che in seguito ai fatti
del 70 d.C., gli Ebrei furono
dispersi letteralmente per tutta la terra.39
Anche l’adempimento del verso 68 viene confermato dalla storia. I superstiti della guerra giudaica vennero caricati su
navi
e trasportati ai mercati di schiavi in Egitto. Presto però l’offerta supero la domanda e gli schiavi persero ogni
valore/a
Senza pace e in continuo timore
Nei versi 65—67 viene accentuato che gli Ebrei non troveranno
pace fra quelle nazioni e avrebbero dovuto vivere fra continui spaventi. La storia del popolo ebraico conferma questa realtà
anche troppo.
Nel libro «Fatti di Israele», la storia loro dal 70 d.C. in poi, viene descritta significativamente con le seguenti
parole:
«Insicurezza fu la caratteristica principale dell’esperienza ebraica in numerose nazioni i4’
L’adempimento del Deuteronomio 28:65—67
Segue una ricapitolazione di alcuni avvenimenti principali dell’adempimento di Deuteronomio 28:65~67:42
115 d.C. Gli Ebrei vengono scacciati da Cipro
135 Sollevamento di Bar Kochba: 500000 Ebrei uccisi sotto l’imperatore Adriano
640, 721, 873 Oppressione degli Ebrei nel regno di Bisanzio
1096 Nella Renania vengono uccisi 12000 Ebrei
1099 Massacro di Ebrei a Gerusalemme
1146 Oppressione degli Ebrei in Spagna
1290 L’Inghilterra scaccia dal paese circa 370000 Ebrei
1298 100000 Ebrei uccisi nella Franconia e in Baviera
1306 Espulsione degli Ebrei dalla Francia
1355 La plebaglia araba trucida 12000 Ebrei a Toledo! Spagna
1345—1360 Espulsione degli Ebrei dall’Ungheria
1391 Oppressione degli Ebrei in Spagna
1420 Distruzione della comunità ebraica di Tolosa! Francia
1421 Espulsione degli Ebrei dall’Austria
1492 Espulsione di 180000 Ebrei dalla Spagna
1495 Espulsione degli Ebrei dalla Lituania
1497 Espulsione degli Ebrei dalla Sicilia e dalla Sardegna Espulsione degli Ebrei dal Portogallo
1502 Ebrei di Rodi oppressi, scacciati e presi come schiavi
1541 Espulsione degli Ebrei dal Regno di Napoli
1648—1656 100000 Ebrei uccisi nel massacro di Chmielnicki! Polonia
1727, 1747 Ebrei scacciati dalla Russia
1838 Conversione forzata all’islamismo dell’intera comunità ebraica di Mesched!Iran
1882—1890500000 Ebrei deportati nella regione russa del Pale
1891 Ebrei scacciati da Mosca e San Peterburgo
1871—1921 Pogrom contro gli Ebrei nelle città russe
1939—1945 I nazisti tedeschi e i loro collaboratori europei assassinano sei milioni di Ebrei
1941 La plebaglia di Bagdad attacca gli Ebrei: 90 morti
1948 ad oggi: Persecuzione delle comunità ebraiche nei paesi arabi: espulsioni in massa
1917 ad oggi: Ebrei senza diritto a identità nazionale in Russia
Anche altri profeti hanno previsto il destino degli Ebrei dopo l’anno 70 della nostra era. Ad es., in Geremia 29:18,19
si
legge: «E li inseguirò con la spada, con la fame, con la peste; farò sì che saranno agitati fra
tutti i regni della terra,
e li abbandonerò all’esecrazione, allo stupore, alla derisione, al vituperio fra tutte le nazioni dove li caccerò;
perché
non hanno dato ascolto alle mie parole, dice l’Eterno.»~~
In Geremia 30:12—15 viene detto ancora una volta il motivo del destino ebraico. Anche nei profeti Isaia, Ezechiele, Daniele,
Osea, Michea e Zaccaria, fra gli altri, si trovano accenni profeti-ci a questo particolare capitolo della storia ebraica.
2. La terra d’Israele deve diventare un deserto
Del paese d’Israele, in cui una volta scorreva latte e miele, venendo irrigato da due periodi di pioggia, Iddio disse:
«Il
vostro paese sarà desolato e le vostre città saranno deserte. Allora la terra si godrà i suoi sabati
per tutto il tempo che
rimarrà desolata e che voi sarete nel paese dei vostri nemici; allora la terra si riposerà e si godrà
i suoi sabati. Per tutto
il tempo che rimarrà desolata avrà il riposo che non ebbe nei vostri sabati, quando voi l’abitavate (Levitico
26:33—35). «...
Li disperderò fra tutte le nazioni ch’essi non hanno mai conosciute, e il paese rimarrà desolato dietro
a loro, senza più
nessuno che vi passi o vi ritorni. D’un paese delizioso essi han fatto una desolazione» (Zaccaria 7:14). In diversi
altri
passi, e detto qualcosa di simile, seppure con altre parole (vedasi Deuteronomio 11:16—17 [pioggia!]; Isaia 6:11—12;
Geremia
3:2—3).
La storia conferma a sufficienza come tutto ciò abbia trovato adempimento letterale. Nei due sollevamenti popolari
ebraici
del 70 e del 132—135 d.C., i Romani ridussero il paese in uno stato tale da non potersi più risollevare in seguito.~
La terra
promessa ad Israele si mutò in un deserto arido,45 poiché agli Arabi non piace coltivare la terra, lasciandovi
piuttosto pascolare
i loro greggi, che divorano ciò che cresce spontaneamente, e i Turchi non ripiantarono mai un albero, dove ne avevano
abbattuto
uno, anzi riscuotevano imposte sugli alberi, le quali negli ultimi cento anni del loro dominio erano tanto sproporzionate,
che si preferiva abbattere gli alberi, anziché pagare le imposte. Ora dovrebbe essere più che chiaro che gli
Ebrei, rifiutando
in tal modo crudele il Messia, hanno fatto l’esperienza personale e dolorosa dell’intera verità di Deuteronomio
28 e di tanti
altri passi consimili dell’AT, che predicava loro da 1500 anni circa, ciò che sarebbe accaduto alloro popolo,
se non avessero
ubbidito alla voce di Jahwe. Iddio lasciò gli Ebrei abbandonandoli alla rozzezza, brutalità e cattiveria degli
altri popoli.
Tutte queste nazioni, che hanno fatto tali cose di propria volontà e di propria responsabilità (quindi non per
predestinazione,
ma unicamente per preconoscenza), saranno punite da Dio con giudizii incalcolabilmente severi (vedasi ad es., Geremia 30:11;
Gioele 3:1—4)!
3. Israele — Esempio e ammonizione per tutti gli uomini
La domanda seguente deve preoccupare molto ogni persona:
Siamo noi non Ebrei migliori di loro? Non avremmo anche noi alloro posto odiato ed ucciso il Messia?
La risposta a tale questione e univoea: noi non siamo per nulla migliori di loro e avremmo certissimamente fatto esattamente
lo stesso! Ma qual è la differenza che esiste fra gli Ebrei e quelli che non lo sono?
E’ semplice: Jahwe scelse gli Ebrei come popolo eletto tra tutti i popoli (vedasi Deuteronomio 7), affinché fosse
come un
prototipo, un esempio ideale per tutti gli altri popoli. Iddio voleva mostrare a tutti i popoli, sull’esempio di Israele,
ci6 che succederebbe se lo si prendesse in parola e cosa avverrebbe se non si prestasse attenzione alla sua parola. In Deuteronomio
28:46, Mosè scrisse, che i giudizi e le punizioni saranno per gli Ebrei come «un segno e un prodigio» (ebraico
«Leoth Ulemopheth»).
Questa espressione può essere tradotta letteralmente con «ammonizione ed esempio». ~ Ma per chi deve essere
di avvertimento
e di esempio il terribile destino degli Ebrei? Iddio inviò il suo Messia non solo per il popolo d’Israele, ma
per tutti gli
uomini. Egli disse al Messia, per mezzo del profeta Isaia: «E’ troppo poco che tu sia mio servo per rialzare le
tribù di Giacobbe
e per ricondurre gli scampati d’Israele; voglio far di te la luce delle nazioni, lo strumento della mia salvezza fino
all’estremità
della terra.» (Isaia 49:6) Quindi Iddio offre a tutti gli uomini il Messia come Salvatore personale! Perciò ora
si pone individualmente
per ognuno di noi la questione di sapere se vogliamo accettare come nostro Salvatore personale Gesù come Messia. Proprio
come
Israele, siamo posti di fronte ad una decisione. Anche davanti a noi, Dio pone la benedizione e la maledizione, con l’unica
differenza però, che la benedizione e la maledizione nell ~sempio di Israele sono di durata temporale, mentre quelle
che sono
poste dinanzi a noi sono eterne!



La benedizione
La casa del padre
Giovanni 14:2
Le nozze dell’Agnello Apocalisse 19:7
La gioia sempiterna Isaia 51:11
L’eterna salvezza
Ebrei 5:9
La consolazione perenne 2. Tessalonicesi 2:16
Il riposo del popoio di Dio Ebrei 4:9
L’eredità eterna
Ebrei 9:15
La presenza di Dio Apocalisse 21:3
La gloria eterna
2. Timoteo 2:10
La visione del volto di Dio Apocalisse 22:4
La vita eterna
Giovanni 17:2—3
L’eterna adorazione di Dio
Apocalisse 7:11—12
La maledizione
Il verme che rode Marco 9:48
La pena eterna
Matteo 25:46
Il giudizio perpetuo Ebrei 6:2
La perdizione eterna 2. Tessalonicesi 1:9
Il fuoco inestinguibile Marco 9:48
La condanna degli increduli Marco 16:16
La sorte del diavolo e di tutti quelli il cui nome non
è scritto nel Libro della vita Apocalisse 20:15
La morte seconda
Apocalisse 20:14
Il pianto eterno Matteo 13:42
Le tenebre di fuori
Matteo 22:13
L’obbrobrio e l’infamia eterno Daniele 12: «Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e
il male... Scegli
dunque la vita, onde tu viva.» (Deuteronomio 30: 15,19)~~
In vista della seconda venuta del Messia
1. Lo Stato d’Israele ripristinato
Ha Dio reietto e abbandonato definitivamente il suo popolo? La risposta è un NO deciso! (Romani 11:1). Come i profeti
hanno
detto che dopo aver respinto il Messia verrà disperso su tutta la terra, così hanno pure predetto che Dio lo
raccoglierà di
nuovo e ne farà uno Stato. Con la guerra del 1914—1918, la terra di Palestina fu liberata per il popolo ebraico.
La seconda
guerra mondiale con le spaventose persecuzioni degli Ebrei e i campi di concentramento ha risvegliato in centinaia di migliaia
di Ebrei il profondo desiderio di poter tornare di nuovo nel paese dei loro padri, in numero mai visto prima.
Il profeta Geremia parla di «pescatori e cacciatori», che Iddio userà per riportarli nel paese da tutte
le nazioni in cui
li aveva dispersi. In Geremia 16:14—16 è scritto: «Perci6, ecco, i giorni vengono, dice l’Eterno, che
non si dirà più: L’Eterno
è vivente, egli che trasse i figliuoli d’Israele fuori del paese d’Egitto, ma:
L’Eterno è vivente, egli che ha tratto i figliuoli d’Israele fuori del paese del settentrione e di tutti
gli altri paesi nei
quali egli li aveva cacciati; e io li ricondurrò nel loro paese, che avevo dato ai loro padri. Ecco, io mando un gran
numero
di pescatori a pescarli, dice l’Eterno: e poi, manderò un gran numero di cacciatori a dar loro la caccia sopra
ogni monte,
sopra ogni collina e nelle fessure delle rocce.»
Leggendo di questi «Pescatori» non si può pensare ai Sionisti che col penoso lavoro svolto dal 1896 in
poi volevano «adescare»
i singoli Ebrei per farli rientrare nel paese d’Israele? E per i «Cacciatori» che entreranno in azione dopo(!)
i pescatori,
non si può pensare a Hitler ed ai suoi accoliti, che cacciarono gli Ebrei in schiere verso la loro vera patria?
Nell’anno 1948, nella notte dal 14 al 15 maggio, erano riuniti assieme 400 Sionisti, e Ben Gurion si alzò per
fare al mondo,
come nuovo presidente del consiglio dei ministri, la stupefacente dichiarazione: «Qui lo Stato d’Israele! Parla
Ben Gurion,
primo presidente del Consiglio dei ministri di Israele. Abbiamo atteso quest’ora per 2000 anni ed ora essa è venuta.
Quando
il tempo è giunto, nulla può resistere a Dio.»~
Anche in questo caso le profezie hanno trovato adempimento letterale. Ecco un paio di esempi in proposito:
«Così parla il Signore, l’Eterno: Ecco, io prenderò i figliuoli d’Israele di fra le nazioni
dove sono andati, li radunerò
da tutte le parti, e li ricondurrò nel loro paese.» (Ezechiele 37:2 1)
(Io vi trarrò di fra le nazioni, vi radunerò da tutti i paesi, e vi ricondurrò nel vostro paese.»
(Ezechiele 36:24)
«Io cercherò la perduta, ricondurrò la smarrita, fascerò la ferita, fortificherò la malata...»
(Ezechiele 34:16) Ma cosa doveva
succedere della terra di Palestina che era divenuta tutta un deserto? Il Salmo 107, come pure altri passi, ci dà la
risposta.
In tale Salmo viene descritta l’intera storia del popolo d’Israele dall’esodo dall’Egitto fino al momento
in cui il Messia
verrà per la seconda volta.~~ Nei versi 33 e 34 si parla ancora degli anni 70 e seguenti, ma nei versi 35—38 viene
descritto
il tempo successivo al 1948. Vi si legge: «Egli (Jahwe) cambia il deserto in uno stagno, e la terra arida in fonti d’acqua.
Egli fa quivi abitar gli affamati ed essi (cioè gli Ebrei) fondano una città da abitare. Vi seminano campi e
vi piantano vigne,
e ne raccolgono frutti abbondanti. Egli li benedice talché moltiplicano grandemente, ed egli non lascia scemare il
loro bestiame.»
Il deserto deve rifiorire! La Palestina è diventata effettivamente un paese del quale si può dire che vi scorre
«latte e miele».
La terra viene coltivata con ordine e costanza. I proventi delle piantagioni di cereali, verdure, viti, olivi, agrumi e simili,
crescono continuamente. Negli ultimi decenni, il clima d’Israele è cambiato in modo che causa molta meraviglia,
cosicché si
può nuovamente contare su ambedue i periodi di pioggia.
La caratteristica dell’economia israeliana è costituita dalla sua crescita straordinaria: fino al 1966 essa fu
del 10% annuo
in media. Negli USA e nella maggior parte dei paesi europei l’aumento annuo ammonta unicamente al 3-5%.2 Nesso fra il
ripristino
d’Israele e la seconda venuta del Messia Che cosa ha da farci tutto questo con la seconda venuta del Messia? Ci sono
passi
dell’AT che descrivono il «Messia sofferente», e respinto, e che preannunziano che in seguito i/popolo degli
Ebrei sarà disperso
per tutta la terra.50
Ma d’altra parte c e tutta una serie di passi dell’Al che parlano del «Messia trionfante» e dicono che
una parte de/popolo
ebraico, prima del/apparizione del Messia, sarà rientrato in patria dopo una dispersione su scala mondiale. Lo si ricava
molto
chiaramente, per esempio, da Ezechiele 37. Ai versi 12—14 si parla del ritorno degli Ebrei dalla dispersione mondiale
e poi
in 24—28 del «Messia trionfante» e della sua gloriosa signoria. Viene ivi chiamato «il mio servo Davide»
(Davide il benamato,.
vedasi Efesini 1:7). Come reagiranno gli Ebrei nei confronti del Messia che ritorna?5’ I capitoli 12 e 13 del profeta
Zaccaria
rispondono a questa domanda. Nel capitolo 12:10,11 parla il «Messia trionfante»: «E spander6 sulla casa
di Davide e sugli
abitanti di Gerusalemme lo spirito di grazia e di supplicazione: ed essi riguarderanno a me, a colui ch’essi hanno trafitto,
e ne faran cordoglio come si fa cordoglio per un figliuolo unico, e lo piangeranno amaramente come si piange amaramente un
primogenito. In quel giorno vi sara un gran lutto in Gerusalemme, pari al lutto di Hadadrimmon nella valle di Meghiddon.’2
E il paese farà cordoglio...» Nel Talmud babilonese, Sukkah 52a, questo passo viene interpretato messianicamente!
Nel capitolo
13 dello stesso profeta, al verso 6, si legge di una domanda che allora verrà posta dagli uomini al Messia ritornato:
«Che
son quelle ferite che hai nelle mani? Ed egli risponderà:
Son le ferite che ho ricevuto nella casa dei miei amici.» (vedasi in merito Giovanni 20:24—29!)
L’espressione la «casa dei miei amici» è una designazione della casa d’Israele. Ora è
a tutti chiaro che la profezia biblica
ha trovato adempimento letterale nel passato e anche fino ai nostri giorni, ed è in procinto di adempiersi, per quel
che concerne
il futuro, con altrettanta esattezza.
Conclusione
E’ chiaro che nell’ambito della presente trattazione il tema della profezia messianica non ha potuto essere svolto
esaurientemente.
Spero però di aver dimostrato in modo accessibile veramente a tutti, per impostazione e linguaggio volutamente semplicissimi
che
1. Gesù dì Nazareth è il Messia predetto nell’AT, e
2. che il benessere di ogni singola persona dipende esclusivamente, se si accetta ovvero se si rigetta il Signore Gesù
Cristo
come Messia e proprio Salvatore personale.

Dio possa benedire e aprire gli occhi a tutti coloro che con pazienza hanno letto le profezie Bibliche