Introduzione
Per potersi
occupare, nei particolari, della profezia
messianica, devono essere esposte, dapprima,
alcune considerazioni sulla formazione
dell’Antico Testamento (AT) e sulla sua
trasmissione fino a noi. L’AT fu scritto in
uno spazio di tempo oltrepassante i 1100 anni;
cioè dal tempo di Mosè, 1500 avanti
Cristo (a.C.) circa, fino al tempo del
profeta Malachia, 420 a.C. circa. Leggendo l’AT
suscitano profonda impressione il desiderio e
l’attesa ardenti di un futuro Salvatore,
l’Unto, il Messia (= il Re consacrato
dall’unzione sacra), che doveva eliminare i
problemi di fondo dell’umanità e stabilire
una giustizia eterna. Questo Messia promesso
viene descritto fin nei minimi
particolari negli scritti dell’AT. Però,
meraviglia trovare in molti libri dell’AT
dichiarazioni concernenti un «Messia
sofferente», che doveva essere odiato,
respinto e ucciso in modo crudele dal suo stesso
popolo, mentre egli soffrirebbe per i peccati di
molti. D’altra parte, l’AT parla di un
«Messia trionfante», che alla sua venuta, deve
instaurare un glorioso regno di pace per il
mondo intero. L’apparente paradosso è di
facile soluzione, se si pensa che queste due
descrizioni differenti illustrano
due apparizioni del medesimo Messia, ma
concernono eventi distinti per tempi
diversi. Le profezie del «Messia trionfante»
concernono ancora l’avvenire; mentre quelle del
«Messia sofferente» hanno avuto già
nel passato il loro pieno adempimento. Si
tratta, al riguardo, di più di 330 profezie
assai esatte ed estremamente differenziate.
Nelle prossime pagine
verrà dimostrato irrefutabilmente e su
basi storiche, che tali profezie si sono
adempiute letteralmente in Gesù di Nazaret,
personaggio storico. Ma prima deve essere
esposto come risulti davvero impossibile che
queste profezie siano falsificazioni inserite in
epoca posteriore. Negli anni 1947 e seguenti,
furono scoperti, in numerose grotte di Qumran,
sui Mar Morto, manoscritti biblici, che hanno
sollevato indicibile meraviglia in tutto il
mondo. Questi manoscritti, che in parte
risalgono ad anni precedenti l’era
cristiana, contengono tutti i libri
dell’AT, ad eccezione del libro di
Ester. Poiché una gran parte delle profezie
messianiche si trova nel libro del veggente
Lsaia, la scoperta di un rotolo completo di
questo profeta assunse la massima importanza. Il
testo è scritto su pergamena di pelle di capra,
in ebraico non vocalizzato. Il rotolo
composto di 15 pezzi di pelle cuciti insieme è
lungo 7,34 metri e largo 26 centimetri. Il suo
straordinario grado di conservazione è
davvero sensazionale. Il professor André
Lamorte scrive a proposito dell’età di questo
testo: «Il rotolo completo di Isaia è
considerato oggi, e definitivamente, copiato
prima dell’era cristiana. I pareri degli esperti
in materia di datazione variano,
generalmente, fra l’inizio del 1. secolo e
la fine del 2. secolo a.C.»’ Poiché tutte le
profezie messianiche del libro di Isaìa si
trovano in questo rotolo, è
assolutamente impossibile dubitare della
loro genuinità.Ora questo rotolo si trova in
possesso del giovane Stato di Israele. Esso fu
pure fotografato in grandezza naturale e
pubblicato per intero. Perciò, in tal forma è
ora accessibile ad ogni interessato, nel libro
«Scrolls from Qumran Cave I»’. La
genuinità delle profezie messianiche negli altri
libri dell’AT, può essere altresì
dimostrata con i manoscritti del
Mar Morto. Frank Moore Cross scrive nel suo
libro «L’antica biblioteca di Qumran e la
scienza biblica», che il ritrovamento
dei manoscritti di Qumran rende impossibile
ritenere un qualsiasi libro dei profeti
anteriori o dei posteriori (per tacere
del tutto del Pentateuco) scritto più tardi
dei primi anni del 2. secolo a.C.3. Dei
profeti anteriori fanno parte i libri di Giosuè,
Giudici, 1. e 2. Samuele e 1. e 2. Re; dei
profeti posteriori i libri di Isaia,
Geremia, Ezechiele, Osea, Gioele, Amos, Abdia,
Giona, Michea, Nahum, Habacuc, Aggeo, Zaccaria e
Malachia. Il Pentateuco comprende i cinque
libri di Mosè. Con ciò appare in modo lampante
che nessun passo di questi libri può essere
ancora messo in dubbio. Poiché in seguito
verranno richiamate anche molte profezie
messianiche contenute nei Salmi, deve essere
attirata l’attenzione segnatamente sul
ritrovamento del manoscritto di un salterio
risalente al 2. secolo a.C.4 Del libro del
profeta Daniele sono venuti alla luce numerosi
frammenti. Per mezzo della paleografia, un
manoscritto della grotta IV è stato datato
alla fine del 2. secolo a.C.Oltre a questi
ritrovamenti di manoscritti, vi è
ancora un’altra prova della genuinità
delle profezie messianiche: l’esistenza della
traduzione alessandrina dell’AT. Verso il
285 a.C., il re egizio Tolomeo Filadeifio
ordinò una versione integrale dell’AT in greco.
Secondo la tradizione, hanno lavorato a
questa trasposizione 72 studiosi ebrei,
per cui essa porta anche il nome di Septuaginta
(LXX) o dei Settanta. L’ebreo Aristobulo scrisse
ai primi del 2. secolo a.C. che la
traslazione della Legge in greco fu completata
regnando Tolomeo Filadelfio.5
L’espressione «Legge» indica i cinque
libri di Mosè, ma può anche servire a indicare
tutto l’AT.6 Secondo la testimonianza
di Aristobulo è possibile che questa
versione dell’intero AT fosse disponibile già
alla fine del 3. secolo a.C. Ad ogni modo è
sicuro che era terminata già prima del 130
a.C., giacché dal prologo dei libro apocrifo
detto Siracide o Ecclesiastico, compilato
in detta epoca, risulta chiaramente, che
allora la versione dei Settanta era terminata in
ogni sua pane. Vi si legge infatti: «Le cose
dette in ebraico non hanno la medesima
forza quando sono tradotte in altra lingua. E
non solamente questa opera, ma anche la stessa
legge, i profeti e il resto dei libri
conservano un vantaggio non trascurabile nel
testo originale.»7 L’espressione «la legge,
i profeti e il resto dei libri» viene usata
quando si vuoi far risaltare specialmente che si
intende tutto l’AT. Ancor oggi si dispone
della versione alessandrina. Ora, se l’intero AT
è stato già tradotto dall’ebraico in
greco almeno nel 2. secolo a.C., come
sarebbero potute essere state falsificate in
esso le profezie messianiche? Per poter
affermare l’adempimento delle profezie
messianiche, è a disposizione un notevole numero
di fonti storiche. Grande importanza deve
essere attribuita allo storico ebraico Giuseppe
Flavio — dal 37 al 100 dopo Cristo (d.C.) —
poiché nelle sue due opere «De bello
Judaico» e «Antiebraico devono essere tenute di
conto. La più grande importanza deve, perù,
essere attribuita, senza alcun dubbio, agli
scritti del Nuovo Testamento (NT). Secondo Kurt
Aland, dirigente dell’Istituto
tedesco-occidentale per lo studio del testo
del Nuovo Testamento, con sede a Miìnster, il NT
è stato trasmesso con quasi 5300
manoscritti greci.8 A questi vanno
aggiunti poi circa 9000 manoscritti delle
vecchie traduzioni e decine di migliaia di
citazioni della Bibbia fatte dai cosiddetti
Padri della Chiesa. Questi testi garantiscono la
trasmissione fedelissima del NT. La differenza
temporale fra la prima stesura originale e i
più antichi manoscritti tramandati comporta solo
35—250 anni (per i classici greci e
latini questa differenza comporta, di regola,
900—1300 anni, e tuttavia a nessuno verrebbe in
mente di mettere in dubbio,
per tal motivo, la loro fidatezza, sebbene
essi poggino su una base testuale enormemente
più esile). Dei quattro Evangeli, tre furono
scritti ancor prima della distruzione di
Gerusalemme (70 d.C.): si tratta di Matteo,
Marco e Luca. Dopo la loro compilazione,
questi Evangeli hanno avuto una diffusione
rapida e forte. Se alcuni fatti illustrati
in detti Evangeli non fossero stati consoni
alle realtà storiche, la contraddizione sarebbe
stata immediatamente sfruttata da parte
ebraica contro il cristianesimo sorgente. Ma
poiché i fatti storici riportati negli Evangeli
non erano in alcun modo contestabili, la
lotta contro i cristiani consisté anzitutto
nella persecuzione fisica. Del resto è
impensabile che uomini alla guida del
giudaismo contemporaneo, come Nicodemo, un
membro del Sinedrio, Saulo di Tarso, o Apollo,
dottore della legge nato in Alessandria, si
facessero cristiani, se questi ultimi avessero
allora cercato di sostenere la loro fede con
fatti erronei, assurdi, menzogneri o
pseudostorici! Gli scritti del NT, che furono
tutti compilati fra il 32 e il 96 d.C.
circa, sono, quindi, di grandissima
attendibilità.Contro la profezia messianica
viene spesso opposto l’argomento, che il suo
adempimento sarebbe dovuto solo al caso.
Ricorrendo al calcolo delle probabilità, questa
opinione può essere
facilmente controbattuta. Se per
l’adempimento di una profezia si assume la
probabilità 1:2 (in realtà, però, essa
è minore di molto), ne risulta
per l’adempimento di 50 profezie una
probabi10 quitates Judaicae» scrive molto
sulla storia ebraica dal 175 a.C. al 70 d.C.
Anche le fonti e le testimonianze di
Tacito (55—circa 118 d.C.), Tallo (verso
il 52 d.C.), Tertulliano (2. secolo d.C.),
Cassio Dione (2.13. secolo d.C.), Giulio
Africano (3. secolo d.C.) e del Talmudebraico
devono essere tenute di conto. La più grande
importanza deve, perù, essere
attribuita, senza alcun dubbio, agli
scritti del Nuovo Testamento (NT). Secondo Kurt
Aland, dirigente dell’Istituto
tedesco-occidentale per lo studio del
testo del Nuovo Testamento, con sede a Miìnster,
il NT è stato trasmesso con quasi 5300
manoscritti greci.8 A questi
vanno aggiunti poi circa 9000 manoscritti
delle vecchie traduzioni e decine di migliaia di
citazioni della Bibbia fatte dai
cosiddetti Padri della Chiesa. Questi testi
garantiscono la trasmissione fedelissima del NT.
La differenza temporale fra la prima
stesura originale e i più antichi manoscritti
tramandati comporta solo 35—250 anni (per i
classici greci e latini
questa differenza comporta, di regola,
900—1300 anni, e tuttavia a nessuno verrebbe in
mente di mettere in dubbio, per tal motivo, la
loro fidatezza, sebbene essi poggino su
una base testuale enormemente più esile). Dei
quattro Evangeli, tre furono scritti ancor prima
della distruzione di Gerusalemme (70 d.C.): si
tratta di Matteo, Marco e Luca. Dopo la loro
compilazione, questi Evangeli hanno avuto una
diffusione rapida e forte. Se alcuni fatti
illustrati in detti Evangeli non fossero
stati consoni alle realtà storiche, la
contraddizione sarebbe stata immediatamente
sfruttata da parte ebraica contro il
cristianesimo sorgente. Ma poiché i fatti
storici riportati negli Evangeli non erano in
alcun modo contestabili, la lotta contro i
cristiani consisté anzitutto nella persecuzione
fisica. Del resto è impensabile che
uomini alla guida del giudaismo
contemporaneo, come Nicodemo, un membro del
Sinedrio, Saulo di Tarso, o Apollo, dottore
della legge nato in Alessandria, si facessero
cristiani, se questi ultimi avessero allora
cercato di sostenere la loro fede con
fatti erronei, assurdi, menzogneri o
pseudostorici! Gli scritti del NT, che furono
tutti compilati fra il 32 e il 96 d.C.
circa, sono, quindi, di grandissima
attendibilità. Contro la profezia messianica
viene spesso opposto l’argomento, che il suo
adempimento sarebbe dovuto solo al caso.
Ricorrendo al calcolo delle probabilità, questa
opinione può essere
facilmente controbattuta. Se per
l’adempimento di una profezia si assume la
probabilità 1:2 (in realtà, però, essa
è minore di molto), ne risulta
per l’adempimento di 50 profezie una
probabilità di 1:1125 000 000 000 000 000, cioè
esattamente una possibilita su 2’ casi
(due elevato ad a). Ma poiché per le
predizioni messianiche si tratta
dell’adempimento di più di 330 profezie, ne
risulterebbe per tante previsioni la
probabilità di 1:2,187 x 10’~! La grandezza di
questa cifra non è più rappresentabile; ma se
si pensa che l’intero universo conosciuto,
con un raggio che è stato valutato a 5 miliardi
di anni luce, dovrebbe
contenere «solo» 10~ elettroni, si ha
almeno una possibilità di paragone molto
interessante. Da questo si vede che per le
profezie messianiche non si può parlare di
adempimento dovuto al caso.’ Per concludere,
devono essere dette ancora alcune cose
fondamentali sulla natura delle profezie
messianiche, cose di cui bisogna tener conto:
1.Le profezie messianiche non si trovano solo
nei profeti ma anche nella Legge di Mosè e
negli altri scritti dell’AT. 2. Si deve fare una
differenza fra le profezie in cui a)Dio
parla del suo Messia, b)uomini parlano del
Messia, o c) parla il Messia stesso. 3.Molte
profezie dell’AT sono scritte non
solo col tempo futuro ma anche usando il
perfetto o il passato remoto, per accentuare
così la sicurezza dell’adempimento di tali
profezie. Si tratta esattamente del
cosiddetto «perfetto profetico». Questa
espressione e un Terminus technicus
particolare alla
grammatica ebraica.9’ 4 Il «Messia
sofferente» e il «Messia trionfante» possono
essere trovati in un solo e medesimo
passo dell’Al. 5.L’autore della profezia
messianica è JAHWE: il Dio della Bibbia. Il suo
nome significa COLUI CHE E’ ETERNO o COLUI
CHE NONMUTA. Si tratta quindi sempre della
designazione dell’Essere per eccellenza e in
senso assoluto. Egli non è sottoposto ai
mutamenti di passato, presente e futuro,
perciò poté, con la sua prescienza delle cose
future, far conoscere l’avvenire ai suoi
profeti in modo infallibile. La libera
volontà e la libertà di decisione dell’uomo, e
la sua correlativa responsabilità,
non vengono escluse a causa della profezia
messianica, giacché JAHWE non le ha
predestinate, ma esclusivamente preconosciute.
Perciò la Bibbia parla della «Prognosi» di
Dio (vedasi i. Pietro 1:2 e anche Romani 8:29),
cioè della prescienza, della preconoscenza di
Dio. 6. Il NT mostra che tramite la profezia
messianica pu6 essere «dimostrato», nel vero
senso della parola, che Gesù di Nazaret è
il Messia preannunciato. Negli Atti degli
Apostoli 9:22 è detto di Paolo e in Atti degli
Apostoli 18:28 di Apollo, che essi hanno
applicato nei confronti degli Ebrei questo tipo
di dimostrazione della fede cristiana. Nel primo
caso viene usata nel testo originario la
parola «symbibazo» e nel secondo la parola
«deiknymi». «Symbibazo» indica una
dimostrazione tramite conclusioni logiche
tratte da una quantità di materiale apportato a
prova. «Deiknymi» designa una prova fatta con
una esposizione evidente e chiara dei
motivi di dimostrazione.Non potrà mai essere
accentuato abbastanza che nessuna religione
diversa dal cristianesimo biblico conosce un
tale genere di dimostrazione probante! Il
momento della venuta del Messia 1.Le
settimane d’anni del profeta Daniele Il nono
capitolo del profeta Daniele è di grande
importanza per la profezia biblica. In tale
capitolo viene nominato il momento esatto
della venuta del Messia, dell’Unto, come
Capo. Il significato dell’espressione
«Settimane d’anni» La parola «Shabua» usata
in ebraico corrisponde esattamente alla parola
«Eptade». Essa designa una «Composizione di
sette» o una «Unità di sette». Nel
contesto di Daniele 9, questa parola «Shabua»,
che altrimenti indica anche una settimana di
sette giorni, può avere solo il
significato di una «Eptade di anni». Per gli
Ebrei del AT contare in settimane d’anni non era
affatto cosa nuova. Già nella Legge di Mosè,
Dio ordinò al popolo di Israele di contare
con un ciclo di settimane d’anni. Ogni sette
anni, la terra doveva essere lasciata
incoltivata, e ogni sette volte sette
anni, doveva essere celebrata la festa del
giubileo (vedasi Levitico 25:1—7, 8—13). Fondo
storico Negli anni 606 a.C. e seguenti, il
re Nebucadnetsar menò i Giudei in cattività a
Babilonia. Gerusalemme, la città magnifica,
fu completamente distrutta, il tempio di Dio
e i palazzi furono rasi al suolo o incendiati
(vedasi 2. Cronache
36).L’esilio dei Giudei durò settanta
anni, come aveva predetto Geremia (Geremia
25:11—12). Daniele si trovò allora pure fra i
deportati e operò in tal tempo come
profeta. La data del decreto della
ricostruzione di Gerusalemme Dal primo verso del
nono capitolo di Daniele risulta, che la
seguente profezia in vista del Messia risale
all’anno 536 a.C. (I anno di regno del sovrano
dei Medi Dario, figlio di Assuero (=
ca. 536 a.C.), un tempo quindi in cui
Gerusalemme giaceva distrutta. Nei versi 25 e
26 si legge: «Sappilo dunque, e intendi! Dal
momento in cui è uscito l’ordine di
restaurare e riedificare Gerusalemme fino
all’apparire di un Unto (Messia), di un Capo, vi
sono sette settimane e sessantadue settimane.
Essa sarà restaurata e ricostruita, piazze
e mura, ma in tempi angosciosi. Dopo le
sessantadue settimane, un Unto sarà soppresso,
nessuno sarà per lui. E il popolo d’un capo
che verrà, distruggerà la città e il
santuario . . .» (Versione Elberfeld in tedesco;
Diodati e altre). Per dare all’esattezza di
questa citazione di Daniele ancora maggior peso,
riportiamo questa profezia anche in una
traduzione letterale dall’ebraico: «VETDA’
VETASKEL MIN MOZA DABAR LEHASHIB VELIBNOTH
JERUSHALAJIM ‘AD MASHIACH NAGID SHABU’IM
SHIB’AH VESHAVUIM SHISHSHIM USHENAJIM
TASHUB VENIBNETAH
RECHOB --------------------------------------------
Traduzione «Sappilo dunque e intendi! Dal
momento in cui è uscito l’ordine di
restaurare e riedificare Gerusalemme fino
all’apparire di un Unto (Messia), di un Capo, vi
sono settimane sette e settimane sessanta
due. Essa sarà restaurata e ricostruita,
piazze ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- VECHARUZ
UBEZOQ HA’ITTIM VE’ACHARE HASHSHABU’IM SHISHSHIM
USHENAJIM JIKKARET MASHIACH VE’EN LO. VEHA’IR
VEHAQQODESH JASH’CHIT ‘AM NAGID
HABBA» -------------------------------------------------Traduzione e
mura, ma in angosciosi tempi. Dopo le settimane
sessanta due sarà soppresso un Unto (Messia),
nessuno sarà per lui. E la città e il
santuario distruggerà il popolo d’un capo che
verrà.» ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Dal momento
in cui sarà uscito l’ordine di restaurare e
riedificare la città,fino al momento in cui deve
apparire l’Unto, il Capo, devono
trascorrere 69 settimane di anni (483 anni ) In
Neemia 2:1—8 viene descritta esattamente
l’emanazione di questo decreto che è di
grande importanza per la storia del popolo di
Israele: «L’anno ventesimo del re Artaserse,
nel mese di Nisan, come il vino stava dinanzi al
re, io presi il vino e glielo porsi. Or io
non ero mai stato triste in sua presenza. E il
re mi disse: Perché hai l’aspetto triste? Eppure
non sei malato; non può essere altro che
un’afflizione del cuore. Allora io ebbi
grandissima paura, e dissi al re: Viva il re in
eterno! Come potrebbe il mio aspetto non
essere triste quando la città dove sono i
sepolcri dei miei padri è distrutta e le sue
porte son consumate dal fuoco? E il re mi
disse: Che cosa domandi? Allora io pregai
l’Iddio del cielo; poi risposi al re: Se
così piace al re e il tuo servo ha
incontrato favore agli occhi tuoi, mandami in
Giudea, nella città dove sono i sepolcri
dei miei padri, perché io la riedifichi. E
il re che avea la regina seduta allato, mi
disse: Quanto durerà il tuo viaggio? e quando
ritornerai? La cosa piacque al re, ei mi
lasciò andare e io gli fissai un termine di
tempo. Poi dissi al re: Se così piace al re, mi
si diano delle lettere per i
governatori d’oltre il fiume affinché mi
lascino passare ed entrare in Giudea, e una
lettera per Asaf, guardiano del parco del re,
affinché mi dia del legname per costruire
le porte del castello annesso alla casa
dell’Eterno, per le mura della città, e per
la casa che abiterò io. E il re mi diede le
lettere, perché la benefica mano del mio Dio era
su me.» La data del decreto di ricostruzione
risulta da Neemia 2,1: «L’anno ventesimo del
re Artaserse, nel mese di Nisan.» Il re
Artaserse I Longimano regnò dal 465 al 423
a.C. L’anno ventesimo del suo regno
corrisponde all’anno 445 a.C. Il mese di Nisan
cade, così come noi contiamo il tempo, nei mesi
di marzo! aprile. Perciò, per gli Ebrei
dell’AT, il passo di Daniele 9 aveva il seguente
significato:Dalla data del decreto di
ricostruzione di Gerusalemme (marzo/aprile
445 a.C.), devono essere contati 483 anni, e
quindi apparirebbe il Capo, l’Unto, il
Messia. Perciò ora deve essere ricercata
la data esatta in cui Gesù fece la sua
apparizione di Capo in Israele (giacché
questo punto è evidenziato in Daniele
9:25). La data dell’ingresso di Gesù in
Gerusalemme Al suo ingresso in Gerusalemme, Gesù
fu festeggiato dal popolo ebraico come
re e Messia. Gesù cominciò il suo servizio
pubblico nel 15. anno di regno dell’imperatore
Tiberio (vedasi Luca 3,1).
L’imperatore Tiberio regnò dal 14 al 37 d.C.
Quindi il 15. anno del suo regno fu il 29 d.C.
L’attività pubblica di Gesù durò tre anni
circa. In Giovanni 2:13; 6:4; 11:55 è scritto
di tre feste di Pasqua, alle quali Gesù prese
parte. Luca 13:7 parla direttamente
dei tre anni della sua missione pubblica.
Giovanni 12:1 dice che Gesù venne a Betania sei
giorni prima della Pasqua
dei Giudei (nell’anno 32 d.C.). I versi 12
e seguenti riportano che l’ingresso di Gesù in
Gerusalemme, durante il quale egli fu
festeggiato come Capo, ebbe luogo il giorno
seguente. Il quinto giorno prima della Pasqua
dei Giudei cade perciò secondo il
calendario ebraico nel mese di Nisan
dell’anno 32 d.C. (la Pasqua dei Giudei
ricorreva sempre nel mese di Nisan). Così
sono noti i punti, iniziale e finale,
delle 69 settimane d’anni: l’anno 445 a.C.
(marzo/aprile) e l’anno 32 d.C.
(marzo/aprile). Durata delle 69 settimane
d’anni L’anno profetico dura nella Bibbia 360
giorni9b, (vedasi Apocalisse 11:3 e
Apocalisse 12:14, dove 3½ anni
corrispondono a 1260 giorni. Quindi un anno
biblico ha 360 giorni). Così le 69 settimane di
anni corrispondono a 173 880 giorni
(69x7x360). Questo periodo di tempo doveva
quindi trovarsi fra le suddette date. Se adesso
si pone mente al fatto, non troppo noto, che
nella storia, al contrario dell’astronomia, non
vi e un anno zero (fra 1’ 1 prima e 1’ 1
dopo Cristo vi è solo un anno), non è più
difficile costatare che fra marzo/aprile 445
a.C. e marzo/aprile 32 d.C., vi sono
esattamente i 173 880 giorni. Daniele 9 ha
trovato adempimento! Conseguenze La profezia
di Daniele 9 ha trovato adempimento in modo
sorprendentemente esatto. E questa è solo una
di almeno 330 profezie! Naturalmente ad
una tale esattezza fa riscontro sempre lo
scetticismo. Ma non si dovrebbe incorrere con
Daniele 9 nello stesso errore in cui cadde il
neoplatonico Porfirio (300 d.C.), il quale nel
suo 12. libro contro i cristiani dichiar6 che
il capitolo 11 del profeta Daniele era falso,
asserendo che conteneva profezie troppo
esatte. Conferma storica della profezia
biblica Se si volesse porre in dubbio la
profezia di Daniele 9, poiché il testo stesso,
come pure la data del decreto
della ricostruzione di Gerusalemme non
possono essere attaccati (ritrovamenti a Qumran
e traduzione dei Settanta), sarebbe possibile
farlo solo se fosse falsa la data
dell’apparizione di Gesù in Israele. Ma da più
fonti extrabibliche risulta chiaramente che
Gesù visse al tempo dell’imperatore Tiberio e
del procuratore romano Ponzio Pilato, e nello
stesso tempo morì (26—36 d.C.). Tacito, u
grande storico romano, riporta nei suoi Annali
(XV,44): «.. .pe. sone, che dal popoio minuto
vengono detti Cristiani. Il noni e in
relazione con <Cristo> il quale fu
giustiziato come malfatt re dal procuratore
Ponzio Pilato, sotto il regno di
Tiberio.»’ Nella sua opera «Antichità
giudaiche», Giuseppe Flavio scr ve: «In tal
tempo apparve Gesù, un uomo sapiente... E
dopo ch Pilato l’ebbe condannato a morte, su
istigazione dei nostri pn pri capi...»’1 E
Tertulliano afferma nell’Apologia 5,2: «Quindi
Tiberio, tempo del quale fece la sua comparsa il
nome di Cristiani, rapporto su...» Da
queste testimonianze risulta chiaramente che
Gesù fece] sua comparsa in Israele fra il 26 e
il 36 d.C. Dall’anno 445 a.( fino al
periodo del 26—36 d.C., le 69 settimane d’anni
si inser scono esattamente. Anche se si tien
presente la possibilità di un certa
inesattezza delle cifre degli anni, che noi
abbiamo tratt dalla letteratura specializzata in
materia, risulta tuttavia chiar che le
settimane di anni dette da Daniele si
inseriscono precisamente nel tempo da Artaserse
a Tiberio. Daniele 9 ha trovato
adempimento! A complemento La suddivisione
delle settimane di anni Ci si chiede a ragione
perché le 69 settimane di anni siano
sudc vise in 7 e 62 settimane di anni. La
spiegazione è la seguente: prime 7 settimane di
anni (49 anni) si riferiscono
alla durata d tempo della ricostruzione di
Gerusalemme, di cui in Darne 9:25 è detto: «sarà
ricostruita piazze e mura, ma in tempi
angosciosi.» Le restanti 62 settimane di anni
cominciarono immediai mente dopo il compimento
della ricostruzione di
Gerusalemme.Questo fatto è molto importante!
Poiché come si potrebbe pere altrimenti che col
decreto di ricostruzione di Daniele inteso
quello di Artaserse e non quello di Ciro
dell’anno 5 a.C.? (vedasi Isaia 44:28; Esra 1).
Daniele 9 dice che nei primi 49
anni seguenti il decreto, che è qui
inteso, la città di Gerusalemme dovrà essere
ricostruita. Ciò avvenne con Artaserse, ma
non con Ciro. Così l’Ebreo dell’AT poteva
sapere chiaramente che doveva cominciare a
contare dal decreto dell’anno 445 a.C. per
giungere alla venuta del Messia.
L’affermazione di Daniele 9:26 In Daniele
9:26 si legge che dopo le 69 settimane di anni
il Messia «sarà soppresso, nessuno sarà
per lui». Ma non vien detto quanto tempo
dopo. Tuttavia è noto che Gesù fu crocifisso
pochi giorni dopo essersi presentato come Capo.
Spiegazione dell’espressione 41 popolo
d’un capo che verrà» L’espressione «Il popolo
d’un capo che verrà» si riferisce ai Romani, che
effettivamente in seguito alla crocifissione
di Gesù distrussero la città e il tempio di
Gerusalemme. Questo fatto avvenne nel 70
d.C. Una testimonianza oculare in merito si
trova nel libro «De bello Judaico» scritto dallo
storico Giuseppe Flavio. Il noto rabbino
Salomone Jarchi (1070—1105), conosciuto col nome
di Raschi, estensore di un commento a 23
trattati del Talmud e all’intera Bibbia
(AT) disse, ma non lui solo’2~, che in Daniele 9
sono preannunciati dolori che il popolo
giudaico aveva avuto da sopportare
nell’anno 70, all’atto della distruzione di
Gerusalemme, essendo generale Tito. Moshe Ben
Maimon e Daniele 9 Il rabbino Moshe Ben
Maimon (Mosè Maimonide, 1135—1204), uno dei
maggiori sapienti ebrei del Medioevo,
denominato il «secondo Mosè» per la
straordinaria influenza da lui esplicata sul
pensiero teologico ebraico, si espresse in modo
assai indicativo sul calcolo delle
settimane di anni, nella sua lettera «Iggereth
hatteman»: «Daniele ci ha spiegato la scienza
profonda del tempo, ma poiché essa ci è
nascosta, i santi trapassati ci hanno vietato
di calcolare i tempi dell’avvenire, perché la
gente comune può irritarsi e cadere in errore,
vedendo che i tempi son passati ed Egli
(il Messia) non è ancora venuto. Perciò i santi
trapassati dicono: Lo Spirito castighi quelli
che calcolano i tempi, giacché danno dalo
al popoio. Quindi, i santi trapassati hanno
pregato c loro spirito vada errante e i loro
calcoli si dissolvano nulla.»’3 Questa
presa di posizione non ha bisogna di commento
riore, essa parla da sola. L’unicità
de1i~idempimento Appare ora evidente che nell’AT
è univocamente predetto vento del Messia e
che tutte le predizioni si sono adempiute
tamente in Gesù Cristo. A tal proposito occorre
far notare nel corso della storia degli Ebrei
più di quaranta uomini si sentarono
sostenendo di essere il Messia promesso. Oggi no
parla più della maggior parte di loro. La
maggior importanza tutti questi falsi
messia l’ebbero Bar Kochba (132 d.C.) e Sh tai
Zewi (1665 d.C.), che colpirono la fantasia di
quasi tutti Ebrei. Rammentandoci di quanto
scritto prima, è evidente il primo venne circa
100 anni e l’altro 1630 anni troppo ta per
poter essere il Messia promesso. Nessuno di
questi falsi sia poté sostenere la sua pretesa
con una profezia adempiut 2. Lo «Shebet» di
Giuda Il patriarca Giacobbe (circa 1690 a.C.)
parlò pure profeticam te del futuro Messia. Poco
prima di morire annuncio ai suoi figli, i
capistipite delle 12 tribù di Israele, quello
che sarebbe venuto ai loro discendenti (vedasi
Genesi 49:1—2). A propos: della profezia
messianica, è di particolare importanza l’asserz
ne di Giacobbe circa la tribù di Giuda: «Lo
scettro non sarà rimosso da Giuda, né il bastone
del mando di fra i suoi piedi, finché
venga Colui che darà il rìp (in ebraico:
Schilo) e al quale ubbidiranno i popoli.»
(Gen 49:10) Comprensione messianica di Genesi
49:10 nel giudaismo «Schilo» è uno dei molti
nomi del Messia nell’AT. Quando nel Talmud, il
rabbino Jochanan chiede (1. secolo) il nome
del Messia, vien risposto che il suo nome è
«Schilo».’3 Questo passo viene inteso come
messianico pure dal proselita Aquila,
discepolo di Akibas (2. secolo), nel Targum
Onkelos’~ (4.secolo), dal rabbino Raschi e
nell’antico libro «Bereschit
Rabba». L’importanza della parola
«Shebet» La parola ebraica «Shebet» che qui è
tradotta con «Scettro», indica un «Bastone» o
una «Verga». Da Numeri 17:1—2 si ricava che
ognuna delle dodici tribù aveva una verga o
appunto uno scettro, su cui era scritto il nome
del correlativo capotribù. Questa verga era,
fra l’altro, un’immagine della potenza e
dell’identità di una tribù. 15 Per poter
comprendere ancora meglio che questo «Shebet»
èrealmente un’immagine dell’identità di una
tribù d’Israele, bisogna ritenere che la
parola «Shebet» ha anche il significato di
«Tribù». Quindi la parola «Shebet» intende la
tribù stessa e perciò, vista come gioco di
parole, è una pertinente immagine dell’identità
di una tribù ebraica. Ora l’affermazione di
Genesi 49:10 è chiara: l’identità e la
potenza della tribù di Giuda non devono
trapassare prima che sia venuto il Messia.Il
«Mechoqeq» di Giuda Ma vi è altro. Neanche un
legislatore (ebraico «Mechoqeq»), un capo
politico («il bastone del comando»), deve
mancare a Giuda, finché venga il
Messia. Il collasso nazionale di Giuda
Allorché i Romani nell’anno 70 d.C. misero fine
allo Stato giudaico, si
sfasciò l’identità nazionale della tribù
di Giuda. Allora Giuda perdette pure la guida
politica. Conseguentemente il Messia deve
essere venuto prima di tale anno. Gesù ha
effettivamente fatto la sua comparsa in Israele
circa 40 anni prima! A complemento
Notiamo ancora a titolo complementare
circa la cattività babilonese di Giuda, che
allora 1’ identità nazionale di Giuda non era
sfasciata, giacché tale tribù fu in un certo
senso solo spostata geograficamente come
nazione. Da Ezechiele 8:1 e 20:1 si ricava
che pure in quel periodo Giuda ebbe una guida
politica. La tribù passò semplicemente, da tale
momento, sotto il dominio
straniero.
Discendenza e provenienza del
Messia 1.11 suo albero genealogico Fin verso
l’anno 70 d.C.(!) era, almeno in casi normali,
possibile ad ogni Ebreo di
nascita di risalire con precisione lungo
il suo albero genealogico, giacché 1. Cronache
9:1 testimonia che tutto il popolo
d’Israele era annotato in tavole
genealogiche. 11 possesso di una tale tavola era
di interesse personale eminente, giacché
chi non poteva dimostrare in tal modo la
sua discendenza non veniva riconosciuto come
Israelita, fatto che comportava vari svantaggi
(vedasi Esra 2:59—62 e Neemia
7:61—65). Allorché qualcuno assumeva in
Israele una posizione pubblica, e con ciò veniva
anche ad esser conosciuto, era naturale
che divenisse nota anche la sua tavola
genealogica, o almeno alcuni noti ascendenti m
essa riportati. Se qualcuno, la cui
tavola genealogica non fosse stata
assolutamente ineccepibile, avesse voluto
assumere una posizione pubblica, sarebbe stato
immediatamente rifiutato come
incompetente. Queste asserzioni preliminari
sono assai importanti in vista del fatto che
nell’AT fu profetato a certe persone che
il Messia sarebbe stato un loro diretto
discendente. Le tavole genealogiche negli
evangeli di Matteo e Luca In Matteo i è
trasmessa la tavola genealogica di Giuseppe, il
padre putativo di Gesù, e in Luca 3 quella
di Maria, la madre di Gesù. Quest’ultima
tavola è di grande importanza per l’ulteriore
trattamento. Riportiamo la tavola concernente
Maria da Luca 3:23~38 ~ «E Gesù, quando cominciò
anch’egli ad insegnare, aveva circa
trent’anni ed era figliuolo, come credevasi,
di Giuseppe, di Heli (padre di Maria), di
Matthat, di Levi, di Melchi, di Jannai, di
Giuseppe, di Mattatia, di Amos, di Naum,
di Esli, di Naggai, di Maath, di Mattatia,
Semein, di Josech, di Joda, di Joanan, di Rhesa,
di Zorobab~ di Salatiel, di Neri, di Melchi,
di Addi, di Cosam, di Elmacl. di Er, di Gesù, di
Eliezer, diJorim, di Matthat, di Levi,
di Sim ne, di Giuda, di Giuseppe, di Jonam,
di Eliakim, di Melea, Menna, di Mattatha, di
Nathan, di Davide, di Jesse, di Job di Boos,
di Sala, di Naasson, di Aminadab, di Admin, di
Ar di Esrom, di Fares, di Giuda, di Giacobbe,
d’Isacco, d’Abran di Tara, di Nachor, di
Seruch, di Ragau, di Falek, di Eber, di la, di
Cainam, di Arfacsad, di Sem, di Noè, di
Lamech, di N thusala, di Enoch, di Jaret,
di Maleleel, di Cainam, di Enos, Seth, di Adamo,
di Dio.»
Promesse di Dio ad Abrahamo,
Isacco e Giacobbe
Verso il 1920 a.C.,
Iddio promise ad Abrahamo varie volte il
Messia sarebbe stato un suo discendente. In
Genesi 22:1~ legge, ad esempio: «... E tutte le
nazioni della terra saranno be dette nella
tua progenie.» Nel testo originario si legge
«nel tuo seme»; questo discendente è il Messia,
poiché di lui è detto nel NT che egli sarà
una be dizione per tutte le nazioni (Galati
3:16). Verso il 1900 a.C., Dio promise varie
volte che il Messia sarebbe stato un discendente
di Isacco. In Genesi 26:4, ad esempio Dio
dice ad Isacco: «... tutte le nazioni della
terra saranno benedette nella tua
progenie.» «... tutte le famiglie della terra
saranno benedette nella progenie» (Genesi
28:14), fu promesso da Dio verso il 1760
a.C. a Giacobbe, che ricevette in seguito il
nome di Israele e gli fu o fermato che il Messia
sarebbe stato un suo discendente. Quindi
verso il 1760 a.C. era già stato rivelato
chiaramente che il Me sarebbe stato un Ebreo. Ma
da quale delle 12 tribù di Israele doveva
provenire? Il Messia viene dalla tribù di
Giuda Verso il 1690 a.C., il patriarca
Giacobbe annunciò ai suoi do figli quello che iù
avvenire sarebbe avvenuto ai loro
discendenti A suo figlio Giuda disse: «Lo
scettro non sarà rimosso da Giuda, né il bastone
del comando di fra i suoi piedi, finché
venga Colui che darà il riposo (in ebraico
Schilo), e al quale ubbidiranno i popoli.»
(Genesi 49:10) Il Messia sarà un
discendente di Giuda e non di Beniamino,
Giuseppe, Neftali, Ascer, Gad, Issacar, Zabulon,
Levi, Simeone o Ruben. 1. Cronache 5:2
(circa 530 a.C.) dice la medesima cosa ma con
altre parole: «Giuda ebbe, è vero, la prevalenza
tra i suoi fratelli, e da lui è disceso il
principe. » (La parola principe [in ebraico
«Nagid»] è la stessa usata in Daniele 9:25.) Ma
da quale famiglia di Giuda deve
provenire il Messia? Il Messia discende
dalla famiglia di Isai Nel capitolo 11:1 il
profeta Isaia risponde alla suddetta domanda:
«Poi un ramo uscirà dal tronco d’Isai, e un
rampollo spunterà dalle sue radici.» (Nel
Targum Jonathan Ben Uzziel questo passo viene
inteso come messianico, giacché è stato
inserito il titolo «Messia» come
delucidazione!) Con ciò viene asserito che il
Messia proverrà dalla famiglia di Isai il
Betlemita. Però Isai aveva otto figli (vedasi
1. Samuele 16). Chi di loro sarebbe stato l’avo
del Messia? Il Messia è un discendente di
Davide In diversi punti dell’AT viene detto
che il Messia dovrà essere un figlio di Davide,
il figlio di Isai. Verso il 600
a.C., Geremia annunciò in 23:5 (vedasi
33:15): «Ecco, i giorni vengono, dice l’Eterno,
quand’io farò sorgere a Davide un
germoglio giusto, il quale ... farà ragione e
giustizia nel paese.» Nel Salmo 132:11 è
scritto: «L’Eterno ha fatto a Davide questo
giuramento di verità», e non lo revocherà:
«Io metterò sul tuo trono un frutto delle tue
viscere.» Iddio si era impegnato verso Davide
giurando (vedasi anche il Salmo 89:35—36) che il
Messia sarebbe stato un
diretto discendente del re. La conferma
della tavola genealogica di Maria Tutte le
suddette persone si trovano nella tavola
genealogica di Maria, madre di Gesù. Con ciò
viene confermato che anche queste profezie
hanno trovato adempimento nel Gesù della
storia. Nel popolo ebraico, la sua ascendenza
fu resa nota pubblicamente, percio veniva
chiamato «Figlio di Davide» (vedasi Luca
18:38—39, Matteo 21:9,15; 9:27; anche 15:22).
Se tutto ciò non avesse avuto riscontro nella
realtà, i capi del giudaismo d’allora
avrebbero potuto farvi ricorso come argomento
da opporre alla pretesa messianica di Gesù.
Però, un fatto tanto
facilmente verificabile non poteva essere
negato o contestato. Lo storico Luca Poichè
la tavola genealogica di Gesù è stata tramandata
da Luca, bisogna anche dire che
l’archeologia ha confermato Luca
quale storico fidato, esatto e preciso. Il
famoso archeologo William Ramsay ha scritto che
la rappresentazione della storia fatta da
Luca è insuperabile per la sua fidatezza. Una
ricapitolazione del suo giudizio su Luca,
maturato dopo lunghi
lavori d’investigazione, è riportata nel
libro «The Bearing of Recent Discovery», pag.
222. 2. Il luogo natale del Messia Profezia
del veggente Michea Nell’8. secolo a.C., Michea
il Morashtita operò come profeta (vedasi
Michea 1:1). Egli dovette render noto il luogo
natale del Messia. Nel capitolo 5:1, Iddio dice:
«Ma da te, o Bethleem Efrata, piccola per
esser fra i migliai di Giuda, da te mi uscirà
colui che sarà dominatore in Israele, le
cui origini risalgono ai tempi antichi, ai
giorni eterni.» In Palestina vi erano due
città col nome di Betleem: una in Galilea
(vedasi Giosuè 19:15—16) e una in Giudea. Per
distinguerla, quest’ultima era detta Betleem
Efrata. Il Messia doveva nascere in questo
villaggio, posto a un po’ più di 10 chilometri a
sud di Gerusalemme e che al tempo di
Gesù deve avere avuto meno di 1000 abitanti.
Il profeta Michea lo dice chiaramente e con
sicurezza molti secoli prima
dell’adempimento. Conferma del NT Nel NT
viene confermato che Gesù nacque in Betleem
Efrata. Matteo 2:1 scrive: «Or essendo
Gesù nato in Betleem di Giuda, ai dì del
re Erode. ..» Il medico Luca conferma questo
fatto pure nel 2. capitolo del suo Evangelo. Si
pensi, in tal nesso, a quanto è
stato scritto nel capitolo «Lo storico
Luca»! Michea 5:1 è sempre stato ben compreso
Allorché Erode il Grande apprese che era nato un
nuovo re, riunì tutti i capi sacerdoti e
gli scribi per sapere quale fosse il paese
natale del Messia. Essi gli risposero: «In
Betleem di Giuda, poiché così è
scritto per mezzo del profeta.» (Matteo
2:5) Non solo per i dotti era chiaro questo
punto, ma pure per la gente del popolo, che
secondo Giovanni 7:41—42 diceva:
«Ma èforse dalla Galilea che viene il
Cristo (il Messia)? La Scrittura non ha ella
detto che il Cristo viene dalla progenie di
Davide e da Betleem, il villaggio dove stava
Davide?» Un’ulteriore prova che Michea 5:1
veniva ben inteso è fornita dalla traduzione dei
Settanta in cui questo verso fu
riprodotto tanto bene che se ne può
concludere che il traduttore comprese assai
esattamente quello che volgeva in greco.
Michea 5 nel Targum Jonathan Il Targum
Jonathan Ben Uzziel relativo ai i’~ mostra anche
assai chiaramente l’interpretazione
messianica che si dava a questo passo nel
giudaismo. Per chiarezza, il titolo «Messia» vi
e immesso direttamente nel testo. 3. Gesù il
Nazareno Nel NT Gesù vien detto 18 volte
«Nazareno». Questo nome deriva dall’ebraico
«Nezer», che significa «Ramo», «Germoglio»,
«Virgulto». Fra la gente contemporanea, negli
anni 29—32 d.C., Gesù era generalmente noto col
nome di «Gesù il Nazareno». E’
interessante notare che così lo chiamavano
pure i suoi maggiori nemici (vedasi Giovanni
18:5+7). Così fu adempiuto quello che i
profeti avevano annunciato, che egli sarebbe
stato chiamato «Germoglio», «Rampollo»,
«Virgulto». Le affermazioni dei profeti
Zaccaria, Geremia e Isaia
Il profeta
Zaccaria annunciò verso il 520 a.C. quanto
segue, circa il Messia: «Così parla
l’Eterno degli eserciti: Ecco un uomo, che
ha nome il Germoglio.» (6:12) «Ecco, io
faccio venire il mio servo, il Germoglio.» (3:8)
(Questi due passi di Zaccaria sono indicati come
messianici nel Targum Jonathan.’<
Geremia annunciò lo stesso quasi 80 anni prima
di Zaccaria: «Ecco, i giorni vengono, dice
l’Eterno, quand’io farò sorgere a Davide un
germoglio giusto, il quale ... farà ragione e
giustizia nel paese.» (23:5) Anche il profeta
Isaia nomino il Messia in questo modo: «In quel
giorno, il germoglio dell’Eterno sarà lo
splendore e la gloria.» (4:2) Un gioco di parole
ebraiche Sebbene nei passi predetti venga
usata in ebreo la parola «Zàmach» («Germoglio»,
«Ramo», «Virgulto»,) ogni Ebreo che
conosceva la Scrittura, sentendo parlare di
Gesù «il Nazareno», non poteva fare a meno di
collegare il nome «Nazareno» con la
parola «Zàmach» dei passi predetti. I
significati dei nomi hanno nella Bibbia una
grande importanza! Nell’AT ci sono pure altri
accenni al «Nazareno». In Isaia 11:1 si
legge, per esempio: «Poi un ramo uscirà dal
tronco d’Isai, e un rampollo spunterà dalle
sue radici.» La parola usata testo originario
per «Rampollo» è «Nezer»! Una questione
giustificata Però ora bisogna chiedersi a
ragione perché Gesù non fu mai chiamato il
Betlemita, ma solo «Gesù il Nazareno»
sebbene egli fosse nato a Betleem. I
seguenti accenni devono chiarire come stanno
le cose. Allorché il terribile e crudele re
Erode detto il Grande ordinò la strage
degli innocenti (vedasi Matteo 2), Giuseppe e
Maria fuggirono col bambino in Egitto. Dopo la
morte di Erode, ritornarono e
volevano ristabilirsi a Betleem. Ma allorché
Giuseppe apprese che Archelao, il più crudele
dei figli di Erode il Grande,’~ era a
capo della Giudea (veramente questo regno
sarebbe spettato a Erode Antipa, fratello di
Archelao, ma in un impeto d’ira
Erode il Grande, poco prima della sua
morte, aveva cambiato il testamento e posto
Archelao in luogo di Erode Antipa,’8
s’intimorì e non vi andò più. Perciò
Giuseppe e Maria si recarono col bambino Gesù
nella regione di Galilea e si stabilirono a
Nazaret. Lì Gesù visse per circa 28 anni. Per
tal motivo, fu detto <(Gesù il
Nazareno». E’ sorprendente vedere come la
situazione politica abbia svolto una parte
importantissima nell’adempimento di
questa predizione messianica. Anche oggi,
e spesso proprio dai suoi critici, Gesù viene
detto «il Nazareno» o «Gesù di Nazaret»,
cosicché la profezia che il Messia sarebbe
stato chiamato «il Nazareno» viene ancora
confermata proprio dai suoi
nemici. ………………………………4.
Dall’Egitto………………………………… Sembra cosa alquanto
paradossale quando si constata che nell’8.
secolo a.C. Iddio fece preannunciare dal profeta
Osea che il Messia sarebbe venuto
dall’Egitto. In Osea 11:1 si legge: «E fin
dall’Egitto, chiamai il mio figliuolo.» In
Matteo 2 si può leggere l’adempimento di
questa profezia. Maria e Giuseppe che erano
fuggiti in Egitto in seguito a] ne emesso da
Erode di uccidere i piccoli bambini di Betlem
tornarono di nuovo nel paese d’Israele dopo
la morte di regnante. Quindi il Messia venne
effettivamente dall’Egitto Ora
appare tutto chiaro: i profeti si sono
espressi tutti con molta precisione. Il Messia
doveva venire al mondo in Beetlem, doveva
essere chiamato «Nazareno» ed esser
richiamato in patria dall’Egitto! Il
preannuncio dei profeti Malachia e Isaia Nel
terzo capitolo del profeta Malachia si ode la
voce del Messia, quando dice: «Ecco, io vi mando
il mio messaggero; egli preparerà la via
davanti a me.» (3:1) Poco prima che il Messia
facesse la sua comparsa, doveva sorgere un
profeta, il quale avrebbe preparato il popolo
all’imminente arrivo del Messia. Anche Isaia
parla di tal precursore. Lo chiama «una voce
di uno che grida nel deserto». Isaia 40:31 ~:
«La voce d’uno grida: Preparate nel deserto la
via dell’Eterno.» In Luca 3:4 si legge: «E’
scritto nel libro delle parole del profeta
Isaia: V’è una voce d’uno che grida nel
deserto...» Così Isaia fa sapere che questo
precursore sarà nel deserto, particolare non
detto dal profeta Malachia. La funzione del
precursore Questo precursore aveva il compito
di preparare il popolo di Israele alla prossima
venuta del Messia in modo che lo
accogliesse con cuore ben disposto. Nel cuore
di questo popolo non doveva esserci più nulla
che potesse rivelarsi
d’impedimento all’accoglienza del promesso
Messia; anzi nel suo cuore dovevano esserci le
«vie del Santuario», (<de tue vie»
secondo un’altra versione di questo Salmo
84:5). Perciò in Isaia 40:4—5 viene detto
inoltre: «Ogni valle sia colmata, ogni monte
ed ogni colle siano abbassati; i luoghi
erti siano livellati, i luoghi scabri diventino
pianura. Allora la gloria dell’Eterno
sarà rivelata, e ogni carne, ad un tempo,
la vedrà.» Il preannuncio di questo
precursore trovò il suo per adempimento in
Giovanni Battista, il figlio di Zaccaria. L
apparizione avvenne verso il 29 d.C. Luca
scrive che egli si presentò nel 15. anno di
regno dell’imperatore Tiberio (Luca Da 450
anni, nessun altro profeta La comparsa di
Giovanni Battista causo una sensazione quasi
da 450 anni non era sorto in Israele nessun
altro profeta (l’ultimo profeta dell’AT era
stato Malachia). Il Talmud nella redazione
babilonese riferisce che dopo gli ultimi profeti
Aggeo, Zaccaria e Malachia, lo Spirito Santo
ritirato da Israele.Quanto sia stata grande
la sensazione causata dalla comparsa di Giovanni
Battista, lo si vede dal fatto che Gerusalemme,
la Giudea e l’intera regione costeggiante il
Giordano venne lui (Matteo 3:5). L’attività
di Giovanni Battista Giovanni battezzava nel
deserto e predicava il battesimo di penitenza
per il perdono dei peccati. Servendosi di
un linguaggio enormemente impressionante e
sconvolgente, fece comprendere al popolo di
Israele che il Messia sarebbe venuto entro i
tempo e che ognuno doveva convertirsi, cioè
confessare i propri peccati al Dio vivente,
risentirne pentimento ed esser pronto ad
incontrare il Messia promesso. Se però non
avessero accolto il Messia e non si
fossero pentiti, non avrebbero potuto
sfuggire all’ira ventura di Dio. Si vedano in
proposito le varie relazioni degli evangeli
sulla comparsa di Giovanni Battista nel
dese] Giudea (Matteo 3, Marco 1, Luca 3 e
Giovanni 1). Si presenta Gesù In Matteo 3:13
viene raccontato che pure Gesù venne per farsi
battezzare da Giovanni, allorché questi
predicava presso il Giordano. Ciò concorda
con Isaia 40:5 dove si legge: «Allora la gloria
dell’Eterno sarà rivelata, e ogni carne, ad
un tempo, la vedrà; perché la bocca
dell’Eterno l’ha detto.» Gesù, il Messia,
l’incarnato Jahwe dell’AT, cominciò la sua
attività pubblica immediatamente dopo la
comparsa in scena di Giovanni Battista. A
questo proposito, Isaia parla dell’apparizione
di nostro Signore Gesù come della
«gloria dell’Eterno rivelata». E’
interessante in merito conoscere quanto
asserisce un testimone oculare. Il discepolo
Giovanni testimonia quanto segue del
Signore Gesù: «Piena di grazia e di verità, noi
abbiamo contemplato la sua gloria, gloria
come quella dell’Unigenito venuto da
presso al Padre.» (Giovanni 1:14) Giovanni
Battista e Giuseppe Flavio Lo storico
Giuseppe Flavio che visse nell, secolo d.C.
conferma la storicità di Giovanni Battista nella
sua opera «Antiquitates Judaicae» (XVIII,
5.2).2. L’attività pubblica del Messia Il luogo
della comparsa. Quando l’Ebreo dell’AT voleva
sapere in quale regione o zona del paese il
Messia avrebbe dato inizio al suo
servizio pubblico, doveva leggere Isaia
8:23—9:1: «Ma le tenebre non dureranno sempre
per la terra ch’è ora nell’angoscia. Come nei
tempi passati Iddio coprì d’obbrobrio il
paese di Zabulon e il paese di Neftali, così nei
tempi avvenire coprirà di gloria la terra
vicina al mare, di là dal Giordano, la
Galilea dei Gentili. Il popolo che camminava
nelle tenebre, vede una gran luce;
su quelli che abitavano il paese
dell’ombra della morte, la luce
risplende.» Osservazioni chiarificatrici dei
passi precedenti L’espressione «gran luce»
designa quella che emana il sole (vedasi Genesi
1:16). Qui tale espressione è usata per il
Messia che in Malachia 4:2 viene detto «sole
di giustizia» e in Giovanni 8:12 «luce del
mondo». Egli doveva risplendere
nell’oscurità spirituale di Israele come un
sole sorgente. Da Isaia si ricava che gli
abitanti di Zabulon e di Neftali presso il mar
di Tiberiade, (detto pure lago di Gennesaret
o mar di Galilea), avrebbero visto per primi
questa luce e perciò ne
sarebbero stati coperti di gloria. Dopo
queste osservazioni su Isaia è chiaro che il
Messia avrebbe cominciato il suo servizio
pubblico nella regione della Galilea. La
conferma data dal NT In Matteo 4:12—14,17 sta
scritto: «Or Gesù avendo udito che Giovanni era
stato messo in prigione, si ritirò in
Galilea. E, lasciata Nazaret, venne ad
abitare in Capernaum, città sul mare (detto di
Tiberiade o di Galilea) ai confini di
Zabulon e di Neftali,... Da quel tempo
Gesù cominciò a predicare e a dire: Ravvedetevi,
perché il regno dei cieli è vicino.» La
stessa cosa viene confermata anche in Luca
23:5 (vedasi pure Matteo 4:18—25). I miracoli
del Messia In parecchi passi dell’AT viene
asserito con forza che alla comparsa del Messia
vi sarebbero stati dei miracoli. In
Isaia 35:4—6 si legge: «Dite a quelli che
hanno il cuore smarrito: Siate forti, non
temete! Ecco il vostro Dio verrà! Verrà
egli stesso a salvarvì. Allora s’apriranno
gli occhi dei ciechi, e saranno sturati gli
orecchi dei sordi; allora lo zoppo
salterà come un cervo e la lingua del muto
canterà di gioia.» In Isaia 29:24 è
profetizzato ancora un ulteriore miracolo: «I
traviati di spirito impareranno la
saviezza.» Quindi tramite il Messia dovranno
essere risanati paralitici, ciechi, sordi, muti
e traviati dì spirito. L’adempimento delle
profezie confermato dal NT Nel NT viene
confermato con tutta la chiarezza possibile che
questi, e altri miracoli, sono stati operati dal
Signore Gesù. Ad esempio, in Giovanni 9 viene
guarito un cieco, in Marco 2:3—12 un paralitico,
in Matteo 15:29—31 un muto e in Marco
7:31—37 un sordo. Per quel che concerne i
traviati di spirito, non si puù pensare al
lunatico di Matteo 4:24 che pure fu
guarito? L’adempimento confermato da Giuseppe
Flavio L’adempimento di queste profezie non
viene confermato soltanto dagli scritti del NT,
ma anche da altre fonti
storiche. Lo storico ebraico Giuseppe
Flavio scrive, di nuovo nella sua opera
«Antiquitates Judaicae» pubblicata
nell’anno 93 d.C., il seguente
interessante riferimento al Signore Gesù: «In
tal tempo, (cioè al tempo di Pilato,
26—36 d.C.), apparve Gesù, un uomo
sapiente, taumaturgo che compì molte opere
miracolose e fu un maestro per gli uomini che
accettavano volentieri la
verità. L’autenticità della citazione di
Flavio Siamo qui in possesso di una conferma
davvero straordinaria che il Signore Gesù ha
operato miracoli, apportata da
un Ebreo vissuto nel 1. secolo, e che non
era nemmeno cristiano. Questo passo fu messo in
dubbio da vari critici come
«interpolazione cristiana posteriore». Per
esser precisi, dal punto di vista della critica
dei testi (cioè dall’esame dei vecchi
manoscritti tramandatici), non appare
giustificato neanche il minimo dubbio in merito
a una simile falsificazione.Vi è da
aggiungere l’interessante constatazione
che Eusebio (263—339) ha conosciuto questo
passo, perché lo riporta due volte nei suoi
scritti. Una volta nella «Storia della
chiesa» 1,12 e una volta nella «Demonstratio
Evangelica» 111,5. Vi è pure da notare che,
fra gli altri, il Dott. H. St. John Thackeray,
uno dei più importanti studiosi inglesi delle
questioni concernenti Giuseppe Flavio, ha di
recente constatato che questo passo mostra
determinate peculiarità linguistiche che
sono caratteristiche di Giuseppe Flavio! I
miracoli vengono confermati dal Talmud Nel
Talmud babilonese (Trattato Sanhedrin
43a) viene ammesso, che in Israele sono
effettivamente successi dei miracoli, operati
dal Signore Gesù. Tuttavia se ne
parla in modo blasfemo qualificandoli di
operazioni magiche (vedasi Matteo 12:24).La
testimonianza di Giustino Martire
Un’ulteriore conferma dei miracoli del
Signore Gesù si trova in Giustino Martire (morto
verso il 165 d.C.). Nel suo «Dialogus cum
Tryphoni Judeo», capitolo 69, Giustino viene
a parlare dei rimproveri mossi dagli Ebrei al
Signore Gesù. Egli vi menziona che si
chiama il Signore Gesù mago (<Magos») e
anche traviatore del popolo («Laoplanos»). La
testimonianza di Origene Un ulteriore documento
quasi dello stesso tenore si trova
presso Origene (185—254 d.C.), che ne parla
nel suo scritto «Contra Celsum» 1,28. Origene vi
si riferisce a uno scritto
anticristiano compilato da un certo Celso
verso il 178 d.C. Salmo 72 Anche nel Salmo
72:12—13, come del resto pure in molti altri
passi dell’AT, si parla
dell’attività pubblica del Messia. Vi è
scritto: «Poiché egli libererà il bisognoso che
grida, e il misero che non ha chi
l’aiuti. Egli avrà compassione
dell’infelice e del bisognoso, e salverà
l’anima dei poveri.» il bisognoso che
grida In Luca 18:35—43 è scritto: «Or avvenne
che com’egli si avvicinava a Gerico, un certo
cieco sedeva presso la strada,
mendicando; e, udendo la folla che passava,
domandò che cosa fosse. E gli fecero sapere che
passava Gesù il Nazareno. Allora egli
gridò: Gesù figliuol di Davide, abbi pietà di
me! E quelli che precedevano, lo sgridavano
perché tacesse; ma lui gridava più
forte: Figliuolo di Davide, abbi pietà di me!
E Gesù, fermatosi, comandò che gli fosse menato;
e quando gli fu vicino, gli domandò: Che
vuoi tu ch’io ti faccia? Ed egli disse: Signore,
ch’io ricuperi la vista. E Gesù gli disse:
Ricupera la vista; la tua fede t’ha
salvato. E i quell’istante ricuperò la vista, e
lo seguiva glorificando Iddio; tutto il
popolo, veduto ciò, diede lode a
Dio.» Il misero che non ha chi l’aiuti
L’invocazione del «misero che non ha chi
l’aiuti» si trova, ad CS., in Giovanni 5,
dove si parla di un uomo che era malato già
da 38 anni e pur dovette dire di non avere
nessuno che lo assistesse.
Anch’egli venne risanato da Gesù.
Compassione dell’infelice e del bisognoso Luca
13:10 e seguenti dice della compassione del
Messia per un essere infelice o debole,
come può pure essere tradotta la parola ebraica
del Salmo 72. La compassione per un povero o
per un mendicante viene, ad es., pure
descritta in Giovanni 9 (vedasi verso 8).Il
profeta Dopo aver ora scritto di alcune delle
opere del Messia, vogliamo occuparci brevemente
delle parole pronunciate dal Messia. In
Deuteronomio 18, Mosè annunciò il Messia come
profeta. Tal passo fu sempre ben compreso come
profezia messianica, il che fra l’altro
risulta dai ritrovamenti di Qumran, in cui si
parla di questo Messia venturo. Ecco il testo di
Deuteronomio 18:15,17—19: «L’Eterno, il
tuo Dio, ti susciterà un profeta come me, in
mezzo a te, d’infra i tuoi fratelli; a
quello darete ascolto... E l’Eterno mi
disse: Quello che han detto, sta bene; io
susciterò loro un profeta come te, di mezzo ai
loro fratelli, e porrò le mie parole nella
sua bocca, ed egli dirà loro tutto quello che io
gli comanderò. E avverrà che se qualcuno non
darà ascolto alle mie parole ch’egli dirà in
mio nome, io gliene domanderò
conto.»L’adempimento Gesù ha dimostrato di
essere anche profeta, facendo predizioni su1
futuro, il cui adempimento può essere facilmente
dimostrato.Per l’esattezza, la parola ebraica
usata per «profeta» non indica solo un
preannunciatore di cose future, ma anche, in
genere, chi annuncia la volontà di Dio.
Questo è importante, perché dal Salmo 40:10
risulta che il Messia annuncierà in Israele (la
grande assemblea) fedeltà,
salvezza, benignità, verità e giustizia di
Dio. L’adempimento di tutto ciò si trova
negli Evangeli (vedasi ad es., il Sermone sul
monte; Matteo 5). Adesso però si pone
la questione di sapere come il popolo di
Israele reagirebbe nei confronti del suo
Messia. 3. La reazione del popolo di Israele
verso il suo Messia Uno dei maggiori paradossi.
Il Messia promesso e tanto desiderato doveva
essere respinto e odiato dal suo popolo! Così
predissero i profeti, e così si adempì
effettivamente coi Signore Gesù. In Isaia
49:7 si parla del Messia come di «colui ch’è
disprezzato dagli uomini, detestato dalla
nai2’~ Nei Salmo 69:4 si ode il Messia
lamentarsi dell’odio che gli venne opposto da
parte del popolo: «Quelli che m’odiano senza
cagione sono più numerosi dei capelli del
mio capo; sono potenti quelli che mi vorrebbero
distrutto e che a torto mi sono nemici.» Nel
Salmo 109:3—4 dice: «M’hanno assediato con
parole d’odio, e m’hanno fatto guerra senza
cagione. Invece dell’amore che porto loro,
mi sono avversari, ed io non faccio che
pregare.» I capi del popolo ebraico disprezzano
il Messia Nel libro del profeta Isaia è
menzionato il disprezzo del Messia da parte dei
capi della nazione ebraica. In Isaia 53:2—3
sta scritto: «Non aveva forma né bellezza
da attirare i nostri sguardi, né apparenza, da
farcelo desiderare. Disprezzato e
abbandonato dagli uomini, uomo di dolore,
familiare coi patire, pari a colui dinanzi al
quale ciascuno si nasconde la faccia, era
spregiato, e noi non ne facemmo stima
alcuna.» L’espressione «Ishim» usata
dall’ebraico, tradotta qui con uomini, intende,
fra l’altro, persone potenti e d’elevata
condizione! Al Messia vengono tesi
tranelli Il Messia dice nel Salmo 35:7:
«Poiché, senza cagione, m’hanno teso di nascosto
la loro rete, senza cagione hanno
scavato una fossa per togliermi la vita.»
Varie volte vien rapportato nel NT che al Messia
furono tesi tranelli da parte
di guide spirituali del giudaismo e che lo
si voleva cogliere in fallo con domande
tendenziose (vedasi Luca 11:53—54;
14:1—5; Marco 12:13—17; vedasi anche Luca
6:7).Intenzioni omicide contro il Messia Nel
Salmo 31:13 il Messia si lagna ancora per
qualcosa di peggio: «Perché odo il
diffamare di molti, spavento m’è d’ogni intorno,
mentr’essi sì consigliano a mio danno, e
macchinano di tormì la vita.» Marco 3
illustra l’adempimento: «E i Farisei, usciti,
tennero subito consiglio con gli
Erodiani contro di lui, con lo scopo di
farlo morire.» (3:6)Giovanni 11:53 conferma
parimenti l’adempimento del Salmo
31:13.Respinto, il 15 Nisan del 32 d.C. Il
Messia doveva essere respinto completamente sia
dal popolo minuto che dai suoi capi. Come si
manifesta in modo impressionante il rifiuto
totale in quel 15 Nisan del 32 d.C., allorché
Gesù fu di fronte a Pilato! «E Pilato,
chiamati assieme i capi sacerdoti e i
magistrati e il popolo, disse loro: Voi mi avete
fatto comparir dinanzi questo uomo come
sovvertitore del popolo; ed ecco, dopo averlo
in presenza vostra esaminato, non ho trovato in
lui alcuna delle colpe di cui l’accusate; e
neppure Erode, poiché egli l’ha rimandato a noi,
ed ecco, egli non ha fatto nulla che sia degno
di morte. Io dunque, dopo averlo
castigato, lo libererò. Ma essi gridarono tutti
insieme: Fa’ morir costui, e liberaci Barabba!
(Barabba era stato messo in prigione a
motivo di una sedizione avvenuta in città e di
un omicidio.) E Pilato da capo parlò loro,
desiderando liberar Gesù; ma essi
gridavano: Crocifiggilo, crocifiggilo! E per la
terza volta egli disse loro: Ma che male ha egli
fatto? Io non ho trovato nulla in lui, che
meriti la morte. Io dunque, dopo averlo
castigato, lo libererò. Ma essi insistevano
con gran grida, chiedendo che fosse
crocifisso; e le loro grida finirono per avere
il sopravvento. E Pilato sentenziò che
fosse fatto quello che domandavano.» (Luca
23:13—24) 4. Giuda Iscariota Nel
precedente msg abbiamo scritto dell’inimicizia e
dell’odio del popolo d’Israele contro il Messia.
Però nell’AT si parla in vari punti
specialmente di un determinato uomo del popolo
d’Israele che odierà il Messia in un modo tutto
particolare. Questa persona preannunciata ha
trovato il suo adempimento completo in Giuda
Iscariota. Si tratta dei passi di Salmi
quali il 41, il 55, il 69, il 109 e Zaccaria
11. Salmo 41 Nel Salmo 41:9 il Messia
parla per bocca di Davide: «Perfino l’uomo col
quale vivevo in pace (cioè il mio amico) nel
quale confidavo, che mangiava il mio pane, ha
alzato il calcagno contro a me.» L’amico e il
confidente Quest’uomo doveva dunque essere un
amico del Messia. Giuda Iscariota lo fu
effettivamente durante tre anni circa, allorché
era discepolo del Signore Gesù (vedasi i
racconti degli evangeli e Matteo 26:50,
dove viene detto «amico»). Di quest’ uomo viene
pure affermato che il Messia aveva fiducia in
lui. Non ha forse quanto detto trovato il suo
adempimento nel fatto che il Signore Gesù affidò
la tenuta della borsa comune a Giuda?
(Giovanni 12:6; 13:29). Il pane del Messia Il
Salmo 41:9 è ricco di dettagli! Questo nemico
doveva mangiare il pane
(ebraico: «Lechem») del Messia. Perciò
questo traditore doveva ricevere dal Messia un
boccone di pane, e mangiarlo, prima di
«alzare il calcagno» contro
l’Unto. L’adempimento si trova in Giovanni
13:21-30 dove viene descritta l’ultima Pasqua
del Signore Gesù con i suoi discepoli:
«Dette queste cose, Gesù fu turbato nello
spirito, e così apertamente si espresse: In
verità, in verità vi dico che uno di voi
mi tradirà. I discepoli si guardavano l’un
l’altro, stando in dubbio di chi parlasse. Or, a
tavola, inclinato sul seno di Gesù, stava
uno dei discepoli, quello che Gesù amava, Simon
Pietro quindi gli fece cenno e gli disse: Di;
chi è quello del quale parla? Ed egli,
chinatosi così sul petto di Gesù, gli domandò:
Signore, chi è? Gesù rispose: E’ quello al
quale darò il boccone dopo averlo intinto. E
intinto un boccone, lo prese e lo diede a Giuda
figlio di Simone Iscariota. E allora, dopo il
boccone, Satana entro in lui. Per cui Gesù
gli disse: Quel che fai, fallo presto. Ma
nessuno dei commensali intese perché gli
avesse detto così. Difatti alcuni pensavano,
siccome Giuda teneva la borsa, che Gesù gli
avesse detto: Compra quel che ci
abbisogna per la festa; ovvero che desse
qualcosa ai poveri. Egli dunque, preso il
boccone, uscì subito; ed era notte.» Salmo 55
Nel Salmo 55:12—14, il Messia dice: «Poiché non
è stato un nemico che mi ha fatto
vituperio; altrimenti, l’avrei comportato;
•non e stato uno che mi odiasse a levarmisi
contro; altrimenti, mi sarei nascosto da lui; ma
sei stato tu, l’uomo che io stimavo come
mio pari, il mio compagno e il mio intimo amico.
Insieme avevamo dolci colloqui, insieme ce
n’andavamo fra la folla alla casa di
Dio.» I rapporti fidati Anche in questo
passo, il traditore viene chiamato «amico» dal
Messia. Viene pure ripetuto ancora una
volta che il Messia aveva fiducia in lui.
Quasi per tre anni, Giuda Iscariota era stato
l’accompagnatore fidato del
Signore Gesù, insieme con gli altri
discepoli, e adempì così il Salmo 55:14 in modo
assai preciso: Andare alla casa di Dio Dai
racconti evangelici risulta che Giuda
Iscariota andava spesso nel tempio con Gesù e
gli altri discepoli. Proprio in tali
occasioni, conveniva spesso nel tempio una
gran folla, per ascoltare i discorsi del Signore
Gesù (vedasi in merito, ad es.,
Luca 19:47—21:38, specialmente Luca
19:47—48 in collegamento con 20,45)! Così si
adempì letteralmente anche l’insieme ce
n’andavamo tra la folla alla casa di Dio»! Il
vituperio Dal Salmo 55:12—14 risulta inoltre
che questo traditore farà vituperio al Messia.
Non si è qui costretti a pensare subito al
bacio di Giuda? Non fu un terribile vituperio
allorché Giuda Iscariota consegnò il Signore
Gesù denunciandolo con un bacio (vedasi
Matteo 26:47—50)? E’ vero che spesso si parla
del bacio di Giuda, ma chi ha già sentito
parlare di un saluto di Giuda? In
Matteo 26:49 si legge che Giuda Iscariota
salutò Gesù con queste parole: «Chaire, Rabbi!»,
allorché lo tradì con un bacio. Di solito
questo saluto viene tradotto semplicemente
«Ti saluto, Maestro». Ma se si vuole tradurre
letteralmente dal greco questa formula di
saluto, essa significa «Rallegrati,
Maestro!». Che saluto blasfemo e perfido,
considerando l’imminente morte terribile e
crudele del Signore Gesù crocifisso! I
trenta sicli d’argento In Zaccaria 11 (circa 520
a.C.) si parla dei trenta sicli d’argento per i
quali Giuda Iscariota tradì il Signore
Gesù. Nel verso 12, il Messia dice: «Ed essi mi
pesarono il mio salario; trenta sicli
d’argento.»In Matteo 26:14—16 se ne trova
l’adempimento esatto: «Allora uno dei dodici,
detto Giuda Iscariot, andò dai capi e disse
loro: «Che mi volete dare, e io ve lo
consegnerò? Ed essi gli contarono trenta sicli
d’argento. E da quell’ora cercava il
momento opportuno di tradirlo.» La
morte del traditore: il suo ufficio In
seguito al suo tradimento, Giuda Iscariota si
suicidù (Matteo 27:5). La sua fine fu predetta
nel Salmo 109:8—9: «Siano i suoi giorni
pochi: un altro prenda il suo ufficio. Siano i
suoi figliuoli orfani e la sua moglie
vedova!» Quale ufficio occupava Giuda
iscariota, che doveva ora passare ad un altro?
Luca 6:13—16 ci dice che Giuda aveva
ricevuto dal Signore Gesù l’ufficio di
apostolo. Dopo la morte di Giuda Iscanota,
questo ufficio pass6 a un certo
Mattia (vedasi Atti degli Apostoli
1:21—26). Osservazioni conclusive A mo’ di
conclusione deve essere detto chiaramente che
Giuda Iscariota non era predestinato a tale
atto. Dio, Colui che è in eterno (Jahwe!),
che non è sottoposto ai mutamenti di passato,
presente e futuro, come esponemmo già
nell’introduzione, ha saputo prima, che Giuda
Iscariota avrebbe consegnato ai nemici il Messia
di propria volontà, e perciò poté far
conoscere ai profeti, con molti secoli
d’anticipo, le azioni e le intenzioni di questo
uomo.
La condanna, l’esecuzione e la
risurrezione del Messia 1.La condanna Nel
precedenti capitolo è stato trattato il
paradosso del rifiuto del Messia promesso, da
parte del popolo d’Israele. Nel presente,
saranno trattate alcune profezie, che hanno
esposto il punto cuiminante del rigetto, cioè la
condanna e la crocifissione del Messia.
Nel Salmo 69:4 si sente la voce del Messia, nel
suo lamento: «Quelli che m’odiano senza cagione
sono più numerosi dei capelli del mio
capo; sono potenti quelli che mi vorrebbero
distrutto e che a torto mi sono nemici.» Fu
già citato il lamento del Messia nei Salmo
31:13: «Perché odo il diffamare di molti,
spavento m’è d’ogni intorno, mentre essi si
consigliano a mio danno e macchinano di tormi
la vita.» (vedasi Marco 3:6 e Giovanni
11:53) Colpito di condanna Questo odio e
questo rifiuto fecero sì che il Messia promesso
nell’AT venisse condannato a morte. Nel noto
capitolo 53 del profeta Isaia viene
descritto coi verbo ai perfetto profetico come
il Messia doveva essere condotto per esser
condannato: «Maltrattato, umiliò sé stesso, e
non aperse la bocca. Come l’agnello menato allo
scannatoio, come la pecora muta dinanzi a
chi la tosa, egli non aperse la bocca.» (Isaia
53:7) Non vien forse detto questo, con
chiarezza ed evidenza, negli Evangeli ? Egli si
lasciò portar via senza opporre
alcuna resistenza, anzi
volontariamente. Testimoni ingiusti Nel Salmo
35:11,12 si sente il Messia che dice: «Iniqui
testimoni si levano... Mi rendono male
per bene...» Nel Salmo 3 8:14 viene
espressa la medesima realtà: «Son come un uomo
che non ascolta, e nella cui bocca non è
replica di sorta.» Il perfetto adempimento di
questa parola profetica si trova in Matteo
26:59—62: «Or i capi sacerdoti e tutto il
Sinedrio cercavano qualche falsa
testimonianza contro Gesù per farlo morire; e
non ne trovavano alcuna, benché si
fossero fatti avanti molti falsi
testimoni. Finalmente, se ne fecero avanti due
che dissero: Costui ha detto: Io posso disfare
il tempio di Dio e riedificarlo in tre
giorni. E il sommo sacerdote, levatosi in piedi,
gli disse: Non rispondi tu nulla? Che
testimoniano costoro contro a te? Ma Gesù
taceva.» In questo passo, appare in tutta la sua
evidenza, l’odio risentito contro il
Messia. Doveva essere assassinato a tutti i
costi, sebbene egli avesse fatto loro soltanto
del bene e non lo si potesse accusare
d’alcun misfatto. I maltrattamenti In
Isaia 50 viene preannunciato il modo con cui il
Messia sarà trattato in questa seduta del
tribunale: «Io ho presentato il mio dorso
a chi mi percoteva, e le mie guance, a chi mi
strappava la barba; io non ho nascosto il mio
volto all’onta e agli sputi.» (Isaia
50:6) Matteo 26:66—67 illustra l’adempimento:
«Ed essi, rispondendo, dissero: E’ reo di morte.
Allora gli sputarono in viso e gli diedero
dei pugni; e altri lo
schiaffeggiarono.» Anche il profeta Michea fa
conoscere dettagli di questa seduta giudiziaria:
«Colpiscono con la verga la guancia
del giudice d’Israele (cioè del Messia)!»
(Michea 4:14) Matteo 27:30 ne descrive
l’adempimento: «E sputatogli addosso, presero la
canna, e gli percotevano il capo.» La
flagellazione Giovanni 19:1 dice: «Allora
dunque Pilato prese Gesù e lo fece flagellare.»
Leggendo di questa scena
della flagellazione, si deve sapere che i
flagelli usati allora dai Romani erano strisce
di cuoio fissate ad un manico e portanti
all’estremità pezzetti di metallo appuntiti,
pietre e persino ganci, che laceravano la carne
del flagellato e la riducevano ad una
informe massa sanguinante. Nel Salmo 129:3 il
Messia parla profeticamente della sua
flagellazione: «Degli aratori hanno
arato sul mio dorso, v’hanno tracciato i
loro lunghi solchi.» La corona di spine In
Matteo 27:29 è detto che al Signore Gesù fu
posta sui capo una corona di spine. Si
trattava di spine che potevano raggiungere
5—8 centimetri. Secche, erano dure e acuminate,
come aghi. Se a qualcuno veniva imposta
sul capo una simile corone di spine, la
pelle ne veniva lacerata in innumerevoli punti,
insorgevano grandi dolori, il sangue
colava abbondante, i capelli ne venivano
impiastricciati e pendevano in disordine. Uno
spettacolo altamente sconvolgente! Adesso si
comprendono le parole di Isaia 52:14, con le
quali secoli prima Iddio aveva attestato del suo
Messia: «Come molti, vedendolo, son
rimasti sbigottiti tanto era disfatto il suo
sembiante si da non parere più un uomo, e il suo
aspetto sì da non parer più un figliuol
d’uomo.» 2.La crocifissione Salmo 22 Nel
Salmo 22, un Salmo di Davide, fu descritta fin
nei minimi dettagli la crocifissione del Messia,
mille anni prima che avvenisse il fatto. La
crocifissione stessa non era mai stata il tipo
di condanna con cui gli Ebrei punivano un
malfattore (gli Ebrei lapidarono spesso i
malfattori; vedasi ad es., Levitico 20:2 e altri
passi). L’esecuzione tramite crocifissione fu
praticata solo secoli dopo la stesura del
Salmo 22, anzitutto dai Romani. Da parte
ebraica, il Salmo 22 fu interpretato come
messianico nel libro Pegista Rabbati. I dolori
vi vengono intesi come dolori espiatori
Facciamo seguire il Salmo in parola: «Per il
capo dei musici. Su Cerva dell’aurora. Salmo di
Davide. (1) Dio mio, Dio mio, perché mi
hai abbandonato? Perché te ne stai lontano,
senzasoccorrermi, senza dare ascolto alle
parole del mio gemito? (2) Dio mio, io
grido di giorno, e tu non rispondi; di notte
ancora, e non ho posa alcuna. Eppur tu sei il
Santo, che siedi circondato dalle lodi
d’Israele. I nostri padri confidarono in te;
confidarono e tu li liberasti. Gridarono a te, e
furon salvati; confidarono in te, e non furon
confusi. (6) Ma io sono un verme e non un uomo;
il vituperio degli uomini, e lo sprezzato del
popolo. Chiunque mi vede si fa beffe di me;
allunga il labbro, scuote il capo, dicendo: Ei
si rimette nell’Eterno; lo liberi dunque;
lo salvi, poiché lo gradisce! Sì, tu sei quello
che m’hai tratto dal seno materno;
m’hai fatto riposar fidente sulle mammelle
di mia madre. A te fui affidato fin dalla mia
nascita, tu sei il mio Dio fin dal seno di mia
madre. Non t’allontanare da me, perché
l’angoscia è vicina, e non v e alcuno che
m’aiuti. Grandi tori m’han
circondato, potenti tori di Basan
m’hanno attorniato; apron la loro gola contro
a me, co. me un leone rapace e ruggente. (14) Io
son come acqua che si sparge, e tutte le mie
ossa si sconnettono; il mio cuore e come la
cera, si strugge in mezzo alle mie viscere. (15)
Il mio vigore s’inaridisce come terra cotta,
e la lingua mi s’attacca al palato; tu m’hai
posto nella polvere della morte. (16)
Poiché cani m’han circondato; uno stuolo
di malfattori m’ha attorniato; m’hanno forato le
mani e i piedi. Posso contare tutte le mie ossa.
Essi mi guardano e mi osservano; (18)
spartiscono fra loro i miei vestimenti e tirano
a sorte la mia veste. Tu dunque, o Eterno, non
allontanarti, tu che sei la mia forza,
t’affretta a soccorrermi. Libera l’anima mia
dalla spada, l’unica mia, dalla zampa del
leone. Tu mi risponderai liberandomi dalle
corna dei bufali. Io annunzierò il tuo nome ai
miei fratelli, ti loderò in mezzo
all’assemblea. O voi che temete l’Eterno,
lodatelo! Glorificatelo voi, tutta la progenie
di Giacobbe, e voi tutta la progenie
d’Israele, abbiate timor di lui! Poiché egli
non ha sprezzata né disdegnata l’afflizione
dell’afflitto, e non ha nascosta la sua
faccia da lui; ma quando ha gridato a lui,
egli l’ha esaudito. Tu sei l’argomento della mia
lode nella grande assemblea; io
adempierò i miei voti in presenza di quelli
che ti temono. Gli umili mangeranno e saranno
saziati; quei che cercano l’Eterno
lo loderanno; il loro cuore vivrà in
perpetuo. Tutte le estremità della terra si
ricorderanno dell’Eterno e si convertiranno a
lui; e tutte le famiglie delle nazioni
adoreranno nel tuo cospetto. Poiché all’Eterno
appartiene il regno, ed egli
signoreggia sulle nazioni. Tutti gli
opulenti della terra mangeranno e adoreranno;
tutti quelli che scendono nella polvere e non
possono mantenersi in vita s’inchineranno
dinanzi a lui.La posterità lo servirà; si
parlerà del Signore alla ventura
generazione. Essi verranno e proclameranno
la sua giustizia, e al popolo che nascerà
diranno come egli ha operato.»Mani e piedi
forati Nel verso 16 il Messia dice:
«Poiché cani m’han circondato; uno stuolo di
malfattori m’ha attorniato m’hanno forato le
mani e i piedi.» L’espressione «Cani» serviva
a designare i non Ebrei (vedasi Matteo
15:21—28).~ Doveva essere un gruppo di non
Ebrei, una banda di stranieri, che forerebbe
al Messia le mani e i piedi,~ cioè che lo
crocifiggerebbe. Matteo 27:27—31, conferma
questa realtà con molta chiarezza: «Allora i
soldati del governatore, tratto Gesù nel
pretorio, radunarono attorno a lui tutta la
coorte. E spogliatolo, gli misero addosso un
manto scarlatto; e intrecciata una corona
di spine, gliela misero sul capo, e una canna
nella man destra; e inginocchiati si dinanzi a
lui lo beffavano, dicendo: Salve, re dei
Giudei! E sputatogli addosso, presero la canna,
e gli percotevano il capo. E d po averlo
schernito, lo spogliarono del manto, e lo
rivestiron delle sue vesti; poi lo menaron via
per crocifiggerlo.» Vestiti divisi e
sorteggiati. nel verso 18 è detto di questi non
Ebrei, che prima si dividono i vestiti del
Messia e poi getteranno la sorte sulla sua
veste. Anche questi dettagli hanno trovato
preciso adempimento: «I soldati dunque, quando
ebbero crocifisso Gesù, presero le sue
vesti, e ne fecero quattro parti, una parte per
ciascun soldato, e la tunica. Or la tunica
era senza cuciture, tessuta per intero
dall’alto in basso. Dissero dunque fra loro: Non
la stracciamo, tiriamo a sorte a chi
tocchi.» (Giovanni 19:23—24) Ossa sconnesse
nel verso 14 il Messia dice: «... e tutte le mie
ossa si sconnettono.» Che parole
terribili e sconvolgenti! Le membra, che ora
pendono ai chiodi conficcati nelle mani e nei
piedi, vengono sconnesse dal peso del
corpo del crocifisso! Sudore e sete La
grande afflizione, il sudore e la sete del
Messia colpito da sofferenze indescrivibili,
vengono espressi dai versi 14 e 15: «Io son
come acqua che si sparge... Il mio vigore
s’inaridisce come terra cotta, e la lingua mi
s’attacca al palato.» Luce e tenebre Nel
verso 2 si parla di periodi intermittenti di
luce e di oscurità: «Dio mio, io grido di
giorno, e tu non rispondi: di notte
ancora, e non ho posa alcuna.» Marco 15:25,33—34
ne mostra l’adempimento: «Era l’ora terza
quando lo crocifissero... E venuta l’ora
sesta, si fecero tenebre per tutto il paese,
fino all’ora nona.» Anche in Isaia 50 (come
nel Salmo 88, versetto 1) si parla di
questa oscurità. Con stretto riferimento alla
condanna del Messia, Iddio dice in Isaia 50:3:
«Io rivesto i cieli di nero, e do loro un
cilicio per coperta.»Conferma dell’oscurità data
da Tallo Le tenebre durate tre ore il
giorno della crocifissione del Signore Gesù
vengono confermate pure da fonti extrabibliche.
Lo storico samaritano Tallo, che scrisse a
Roma nell’anno 52 parlò nelle sue oramai
irreperibili, «Historiae». Pere frammento si
trova in Giulio Africano ai primi del
terzo secolo d.C. Vi si legge: «Tallo spiega nel
terzo libro delle sue che l’oscurità fu dovuta
ad un eclissi solare, immotivamente come
mi sembra.»25 L’obiezione di Giulio Africano è
importantissima, poichè realmente non può
essersi trattato di un eclissi solare questa
non causa tre ore intere di oscurità totale e
poi] tempo di plenilunio è impossibile che si
verifichi un’eclissi totale di sole (la
crocifissione ebbe luogo il 15 Nisan del 2 verso
questa metà del mese la luna era piena).
Si deve essere trattato di un miracolo, che
però i profeti hanno predetto i più esatto
possibile e che può essere
documentato ottimamente con fonti
storiche. Derisione e vergogna Nei versi
6—8, il Messia parla della derisione e dei
dileggi che dovrà sopportare da ogni parte: «Ma
io sono un verme 4 uomo; il vituperio
degli uomini, e lo sprezzato dal Chiunque mi
vede si fa beffe di me; allunga il labbro, capo,
dicendo: Ei si rimette nell’Eterno; lo liberi
dunque; lo salvi , poiché lo gradisce!» Il NT
mostra in Matteo 27:39—44 come anche questo
s’adempì: «E coloro che passavano di lì, lo
ingiuriavano, scotendoli capo e dicendo: Tu che
disfai il tempio e in tre giorni lo r
salva te stesso, se tu sei Figliuol di Dio, e
scendi giù di milmente, i capi sacerdoti con gli
scribi e gli anziani, beffandosi dicevano: Ha
salvato altri e non può salvar sé stesso! il re
d’Israele, scenda ora giù di croce, e noi
crederemo in lui. S’è confidato in Dio; lo
liberi ora, s’Ei lo gradisce, poiché detto: Son
Figliuol di Dio. E nello stesso modo
lo vituperavano anche i ladroni crocifissi
con lui.» Annoverato fra i malfattori; la sua
misericordiosa intercessione Isaia 53:12
parla dei due malfattori che furono crocifissi
con Gesù, come pure della sua misericordiosa
intercessione per i suoi tormentatori: «Ha
dato sé stesso alla morte, ed è stato annoverato
fra i trasgressori (o malfattori), perché
egli ha portato i peccati di molti e ha
interceduto per i trasgressori.» (Vedasi Luca
23:32—34: «Or due altri, due malfattori,
erano menati con lui per esser fatti morire.
E quando furono giunti al luogo detto 41 Teschio
, crocifissero quivi lui e i
malfattori, l’uno a destra e l’altro a
sinistra. E Gesù diceva: Padre, perdona loro,
perché non sanno quello che fanno!») Fiele
e aceto Un ulteriore dettaglio della
crocifissione si trova nel Salmo 69:21, dove il
Messia crocifisso dice: «Anzi mi han
dato del fiele per cibo, e, nella mia
sete, m’han dato a ber dell’aceto.» Per fiele
sta in ebraico «Rosch» e in greco
«Chole».2>Questo passo attesta che al
Messia fu dato prima fiele per cibo e poi aceto
per la sua sete. L’adempimento per il fiele
(greco: «Chole»!) offerto al Messia, si
trova in Matteo 27:32—35: «Or nell’uscire
trovarono un Cireneo chiamato Simone, e
lo costrinsero a portar la croce di Gesù.
E venuti ad un luogo detto Golgota, che vuol
dire: Luogo del Teschio, gli dettero a bere del
vino mescolato con fiele; ma Gesù non
volle berne. Poi, dopo averlo crocifisso...» La
descrizione del modo in cui si diede
l’aceto al Messia, si trova in Matteo
27:45—48: «Or dall’ora sesta si fecero tenebre
per tutto il paese, fino all’ora nona. E
verso l’ora nona, Gesù grid6 con gran voce:
Elì, Eh, lamà sabactanì? cioè: Dio mio, Dio mio,
perché mi hai abbandonato? Ma alcuni degli
astanti, udito ciò dicevano: Costui chiama
Elia. E subito un di loro corse a prendere una
spugna; e inzuppatala d’aceto e postala
in cima ad una canna gli die’ da bere.» La
morte La conclusione di tutti questi dolori
insondabili viene espressa nel Salmo 22:15, dove
il Messia prega il suo Dio:
«Tu m’hai posto nella polvere della
morte.»Nel Salmo 31,5 si trova l’ultima parola
del Messia crocifisso: «Io rimetto il mio
spirito nelle tue mani» (vedasi il relativo
adempimento in Luca 23:46). Nel sepolcro di
un riccoUn’importante profezia messianica
si trova in Isaia 53:9, dove è scritto: «Gli
avevano assegnata la sepoltura fra gli
empi, ma nella sua morte, ,egli è stato
col ricco, perché non aveva commesso violenze ne
v era stata frode nella sua bocca.» I
malfattori venivano spesso bruciati ad
occidente di Gerusalemme nel fuoco del Tofet.
Questo quindi sarebbe stato il sepolcro del
condannato. Ma da Isaia 53:9 si vede che Dio
non permetterà nessun altro oltraggio dopo la
morte del Messia, e che il Messia
riposerà da morto presso un ricco.
L’adempimento di questa profezia si trova in
Matteo 27:57—60: «Poi, fattosi sera, venne un
uomo ricco di Arimatea, chiamato Giuseppe, il
quale era divenuto anch’egli discepolo di Gesù.
Questi, presentatosi a Pilato, chiese
il corpo di Gesù. Allora Pilato comandò che
il corpo gli fosse rilasciato: E Giuseppe, preso
il corpo, lo involse in un panno lino
netto, e lo pose nella propria tomba nuova, che
avea fatto scavare nella roccia e dopo aver
rotolato una gran pietra contro l’apertura
del sepolcro, se ne andò.» In ebraico la parola
«morte» di Isaia 53:9 sta al plurale, volendo
così esprimere tutto lo strazio di questo
genere di morte La durata della vita Si
trova nell’AT anche un accenno all’età che avrà
il Messia morente? Nel Salmo 102 anche un
Salmo messianico, il Messia si lagna,
pregando il suo Dio, per il fatto che deve
morire: «Io ho detto: Dio mio, non mi portar via
nel mezzo dei miei giorni!» (Salmo 102:24)
L’espressione «nel mezzo dei miei giorni» è
facile da comprendere se si conosce il Salmo
90, in cui si parla del breve tempo di vita
dell’uomo su questa terra. Nel verso lO si
legge: «I giorni dei nostri anni arrivano
a settant anni ... e quel che ne fa
l’orgoglio, non è che travaglio e vanità; perché
passa presto, e noi ce ne voliamo via.» Se
quindi la durata probabile della vita di un
Ebreo era in media di 70 anni, appare chiaro
quel che si intende con
l’espressione «nel mezzo dei miei giorni».
Il Signore Gesù ha adempiuto anche questa
profezia, giacché morì a circa 33 anni.
Comincio il suo servizio pubblico quando
aveva all’incirca 30 anni (Luca 3:23) e oper6
quasi tre anni fino alla sua morte in
croce. Nessun osso rotto Una predizione
alquanto strana è scritta per il Messia nel
Salmo 34:20: «Egli (Jahwe) preserva tutte le
ossa di lui, non uno ne e rotto.» Se si
confronta questa profezia col suo adempimento,
appare tutto chiaro. In Giovanni 19:31—33
si legge: «Allora i Giudei, perché i corpi
non rimanessero sulla croce durante il sabato
(poiché era la Preparazione, e quel
giorno del sabato era un gran giorno)
chiesero a Pilato che fossero loro fiaccate le
gambe, e fossero tolti via. I soldati dunque
vennero e fiaccarono le gambe al primo, e poi
anche all’altro che era crocifisso con lui; ma
venuti a Gesù, come lo videro già
morto, non gli fiaccarono le gambe. Il
posto preciso della sua morte Il punto
preciso dove il Messia doveva morire era noto
già dal tempo di Abrahamo (circa 1900
a.C.). In Genesi 22:1—19 viene descritta la
storia del sacrificio di Isacco. Essa ebbe luogo
su un monte della terra di Moriah o del
Moriah, (secondo un’altra versione: ebraico
«Erez hammorijah»!, vedasi Genesi
22:2). Moriah è il monte del tempio di
Gerusalemme (cfr. 2. Cronache 3:1). Perci6 il
«paese di Moriah», o del Moriah, è
semplicemente la regione circostante
Gerusalemme. Isacco non vi trova la morte,
perché come figlio di Abrahamo era unicamente
un Typos, un modello in vista del Messia.
Al luogo del sacrificio di Isacco (non si trattò
quindi del monte Moriah stesso, ma di
una montagna ad esso prossima!), Abrahamo
diede il nome «Jahwe jireh». (L’Eterno vede o
provvede, vedasi verso 14 e versi
7-8). Ciò significa che Iddio avrebbe
provveduto su tale monte per la vera vittima a
cui questa storia mira
tipologicamente (come esempio). Perciò
Genesi 22:14b afferma: «Per questo si dice oggi:
Al monte dell’Eterno sarà provveduto.» Non è
forse morto realmente nel paese di Moriah il
nostro Signore Gesù, fuori di Gerusalemme, sulla
collina del Golgota? (vedasi
Giovanni 18 +19; Ebrei 13:12). In tal
modo, ha adempiuto pure questa profezia!
L’importanza della passione e della morte del
Messia Per poter illustrare l’importanza
della passione e della morte del Messia, si deve
fare qualche passo indietro. La
Bibbia afferma in moltissimi versi dell’AT
(ad es. nel Salmo 14) e del NT, che tutti gli
uomini hanno peccato, senza alcuna
eccezione. Romani 3:23 dice: «Non v’è
distinzione; difatti, tutti hanno peccato e son
privi della gloria di Dio.» Iddio però è un
Dio infinitamente santo e giusto (Giosuè
24:19; Salmo 7:11), e non può in nessun modo
tollerare o passare sopra il peccato, cioè su
tutto ciò che è in contraddizione coi suoi
pensieri o la sua persona (vedasi Habacuc 1:13).
Perciò avrebbe dovuto maledire e
condannare ogni uomo. Ma la Bibbia dice pure
che Dio è amore (1. Giovanni 4:8) e perciò non
vuole maledire e condannare nessuno,
anzi «vuole che tutti gli uomini siano
salvati», dice 1. Timoteo 2:4! Così si rese
necessario che Dio trovasse una soluzione
per poter offrire agli uomini, in conformità
alla sua santità e giustizia, il perdono dei
peccati e la salvezza eterna. Ma
questo era solo possibile se un uomo
perfetto, senza peccato e santo, sopportasse
come sostituto il giudizio di Dio. Così Iddio
inviò suo Figlio e lo fece divenire uomo, La
Scrittura dice espressamente del Signore Gesù
che egli non commise alcun
peccato (1. Pietro 2:22) e nel NT lo
chiama sette volte il «Giusto’>. Allorché il
Signore Gesù era appeso alla croce, Iddio lo
caricò dei peccati di tutti quelli che hanno
creduto in lui e che ancora crederanno. Sì,
nelle tre ore di tenebre, egli
lo identificò con tutti questi peccatori e
scaricò su di lui tutto il giudizio dell’ira
divina (1. Pietro 2:24; 2. Corinzi
5:21; Isaia 53:10). In queste tre ore,
Iddio abbandonò completamente il Messia e perciò
questi dovette emettere il terribile
grido: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai
abbandonato?» (Salmo 22:1; Matteo 27:46) Quindi
Gesù, il Messia, morì (Matteo 27:50),
portando a termine l’opera redentrice
(Giovanni 19:30)! Ora Iddio può donare il
perfetto perdono ad ogni peccatore che si
affida al Signore Gesù come trasgressore
pentito e convertito, confessando-gli in
preghiera i propri peccati (1. Giovanni 1:9); ma
sempre in base al sangue versato da Gesù sui
Golgota (Efesini 1:7). Infatti leggiamo in Ebrei
9:22 che senza spargimento di sangue è
escluso che vi possa essere remissione dei
peccati. In questo momento hanno trovato
adempimento pure le parole di Isaia
53:3—6: «Disprezzato e abbandonato dagli
uomini, uomo di dolore, familiare col patire,
pari a colui dinanzi al quale ciascuno si
nasconde la faccia. Era spregiato, e noi non
ne facemmo stima alcuna. E, nondimeno, eran le
nostre malattie che egli portava, erano i nostri
dolori quelli di cui s’era caricato; e noi lo
reputavamo colpito, battuto da Dio, ed umiliato!
Ma egli è stato trafitto a motivo delle
nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle
nostre iniquità; il castigo, per cui abbiam
pace, è stato su lui, e per le sue
lividure noi abbiamo avuto guarigione. Noi tutti
eravamo erranti come pecore, ognuno di noi
seguiva la sua propria via; e l’Eterno ha
fatto cadere su lui l’iniquità dì noi
tutti.» Leggendo Isaia 53 Poiché Isaia
assume un posto di tanta importanza nella
profezia messianica, questo passaggio deve
essere considerato a parte e più a fondo.
I capitoli 52:13—53:12 possono essere definiti a
ragione «L’evangelo secondo Isaia». L’Eterno
annunciò quasi 700 anni prima di Cristo,
tramite i profeti, che la «Speranza d’Israele»,
il Messia atteso, sarebbe
stato incomprensibilmente disprezzato e
respinto dal suo popolo. Tuttavia questo
«Evangelo» mostrò anche che il Messia non
sopporterà dolori solo da parte degli
uomini, ma anche sotto la mano di Dio, cosicché
egli morrà sostitutivamente come giusto per
gli ingiusti, per poterli salvare dai loro
peccati. L’autenticità di Isaia Per poter
rifarsi alla fidatezza e all’autenticità di
Isaia, bisogna riandare con la mente ancora
una volta a quanto detto nell’Introduzione
circa la traduzione dei Settanta e il rotolo
completo di Isaia trovato a
Qumran. Infatti Isaia ~ è contenuto per
intero in ambedue le opere! La diversa
interpretazione ebraica di Isaia 53 Oggi il
giudaismo ha abbandonato completamente
l’interpretazione messianica di questo passo di
Isaia. Ma come tuttavia dimostra la letteratura
rabbinica, per lunghissimo tempo non fu
così. Il parere più diffuso oggi sostiene che il
«Servo di Dio» non e il Messia, ma il popolo
d’Israele, o una sua parte. Sul popolo
d’Israele sarebbero caduti i dolori descritti
qui. Questa interpretazione di Isaia ~ è però
insostenibile per vari motivi del
contenuto:—Quando mai ha sofferto il popolo
d’Israele, o una sua parte, per i peccati di
altri? Neanche uomini giusti come Noè,
Daniele e Giobbe avrebbero potuto farlo, come
attesta Ezechiele 14:12—20!Può forse essere
detto di un qualsiasi Ebreo, a parte il
Messia, che «non aveva commesso violenze né
v’era stata frode nella sua bocca?~>
(Isaia 53:9) Quando mai il popolo d’Israele, o
una parte di esso, è stato nel sepolcro di un
ricco, anziché in uno posto fra i
malfattori? (Isaia 53:9) Interpretazioni
messianiche nella letteratura rabbinicaCome già
detto, nella letteratura messianica c e
tutta una serie di passi che collegano Isaia 53
al Messia. Tali passi si trovano, ad esempio,
nel Talmud babilonese, Sanhedrin 98b, nel
Trattato Abkath Rokel del libro Paskita (700
d.C.), in un commento a Genesi 1:3 del rabbino
Moses Haddarschan (li. secolo) e nel libro
Rabboth (300 d.C.) su Ruth 2:12. Il rabbino
Alschesch (16. secolo) dice circa Isaia 53:
«I nostri antichi rabbini hanno pensato,
sulla scorta della tradizione, che qui si parli
del re Messia. Perciò pure noi,
seguendoli, riteniamo, che dobbiamo pensare
che il soggetto di questa predizione sia Davide;
egli è il Messia, come è ben chiaro.»~ Nel
Midrasch Tanchuma (9. secolo?) è detto a
proposito delle parole «Ecco, il mio servo
prospererà» (Isaia 52:13): «Questi è il re
Messia che è elevato ed esaltato, reso eccelso,
più in alto di Abrahamo, innalzato sopra
Mosè, e più degli angeli che servono.»~
Nel Targum Jonathan Ben I..Jzziel’~, le
trasposizioni aramaiche dei profeti, che si
rifanno a una tradizione rimontante al
tempo precristiano(!), nella frase «Ecco, il mio
servo prospererà» (Isaia 52:13) viene
inserito addirittura il titolo «Messia»2’~
Vi sarebbero ancora molti altri interessanti
documenti del genere; tuttavia ora
vogliamo occuparci del modo in cui queste
profezie, redatte per una gran parte col
«perfetto profetico» (vedasi Introduzione) si
sono adempiute nel Gesù della
storia. Osservazioni sul testo di Isaia 53
Isaia 52:13: «Ecco, il servo prospererà, (o
(agirà saggiamente, secondo un’altra
versione) sarà elevato, esaltato, reso
sommamente eccelso.»Prima che venga descritta la
terribile Passione del Messia, viene
rappresentato il suo trionfo. Il Messia deve
essere tolto dal sepolcro (alla risurrezione,
Atti degli Apostoli 2:24); elevato in cielo
(all’ascensione, Atti degli Apostoli 1:9); e
sovranamente innalzato (sul trono, alla destra
di Dio; Marco 16:19). Isaia 52:14:
«Come molti, vedendolo, son rimasti
sbigottiti, (tanto era disfatto il suo sembiante
sì da non parere più un uomo, e il
suo aspetto sì da non parer più un
figliuol d’uomo).» Qui si parla del Messia
maltrattato dagli uomini: il dorso del Signore
Gesù fu trasformato in una sanguinolenta
massa e la sua carne dilaniata, allorché
Pilato lo fece flagellare (con cinghie di cuoio,
dalle estremità munite di acuminati pezzi
di metallo, pietre o ganci; Giovanni 19:1).
Sul suo capo fu posta una corona di spine, con
aculei lunghi 5—8 centimetri, cosicché il
sangue gli scorreva abbondante sui capelli e sul
volto (Giovanni 19:2). Isaia 52:15: «Così
molte saran le nazioni, di cui egli desterà
l’ammirazione: i re chiuderanno la bocca
dinanzi a lui, poiché vedranno quello che non
era loro mai stato narrato, e apprenderanno
quello che non avevano udito.» Il messaggio
del martoriato Messia Gesù fu poi annunciato in
tutto il mondo fuori dei confini d’Israele, ove
esso sollevò grande impressione (vedasi
Romani 15:18—21). Persino re udirono tale
notizia (Agrippa: Atti degli Apostoli
26:27—28; l’imperatore romano: vedasi Atti
degli Apostoli 25:11,12 ecc.). Isaia 53:1:
«Chi ha creduto a quello che noi abbiamo
annunziato? E a chi e stato rivelato il braccio
dell’Eterno?» Sebbene l’annuncio del Messia e
delle sue sofferenze si diffondesse in tutto il
mondo, esso incontrò una
grande incredulità. Solo pochi Ebrei vi
credettero (Giovanni 12:37—38). Ma anche fra i
non Ebrei, i pagani, sollevò (e solleva)
un rifiuto profondo. Isaia 53:2a: «Egli è
venuto su dinanzi al lui come un rampollo, come
una radice ch’esce da arido suolo.» Questo
verso parla della crescita del Messia come
piccolo bambino (la parola ebraica «Joneq» =
«Rampollo» significa
contemporaneamente anche «Lattante»!).
Questa crescita del Signore Gesù avvenne però
«dinanzi a lui», cioè in completa comunione
col suo Dio (Luca 2:40,41—52). Egli crebbe
nel mezzo di un popolo contraddistinto da
durezza di cuore, incredulità e
religiosità morta, cioè «da arido
suolo». Isaia 53:2b+3: «Non aveva forma né
bellezza da attirare i nostri sguardi, né
apparenza, da farcelo
desiderare. Disprezzato e abbandonato
dagli uomini, uomo di dolore, familiare col
patire, pari a colui dinanzi al quale ciascuno
si nasconde la faccia, era spregiato, e noi
non ne facemmo stima alcuna.» Fra gli Ebrei si
attendeva come Messia un combattente per la
libertà, che avrebbe scosso il giogo dei
Romani. Così si ebbe per Gesù che venne come
mansueto servo del Signore, solo disprezzo e
onta. Furono specialmente i capi del popolo
che lo rifiutarono (la parola ebraica «Ishim»
indica uomini di particolare alta
condizione). Solo pochissimi riconobbero la
sua gloria, «Piena di grazia e di verità, ...
gloria come quella dell’Unigenito venuto da
presso al Padre» (Giovanni 1:14). Isaia
53:4a: «E, nondimeno, erano le nostre malattie
che egli portava, erano i nostri dolori
quelli di cui s’era caricato.»Il Signore Gesù
ha risentito profondamente le sofferenze dei
molti malati di Israele: e le portò
durante tutta la sua vita su questa terra
(Matteo 8:16.17; vedasi Giovanni 11:33—36). (Si
osservi che in questo verso si
parla di «malattie» e «dolori» e non di
«misfatti» o « trasgressioni»!). Isaia
53:4b—6: «E noi lo reputavamo colpito, battuto
da Dio, ed umiliato! Ma egli è stato trafitto a
motivo delle nostre
trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre
iniquità; il castigo, per cui abbiam pace, è
stato su lui, e per le sue lividure noi
abbiamo avuto guarigione. Noi tutti eravamo
erranti come pecore, ognuno di noi seguiva la
sua propria via; e l’Eterno ha
fatto cader su lui l’iniquità di noi
tutti.»Era evidente che il Messia Gesù soffrisse
per la malvagità dei Romani e degli Ebrei
(però questo fatto, da solo, non poteva
rimettere nessun peccato), mentre nel passo
profetico si afferma che nelle tre ore di
tenebre Iddio lo puni alla croce come
sostituto per i peccati di tutti quelli che,
pentendosene, li hanno confessati al Creatore
(o che lo faranno in seguito) ed hanno avuto
fiducia nel sacrificio di espiazione del Golgota
(o vi crederanno in avvenire) (1. Giovanni
1:9; Romani 3:23—26).Isaia 53:7: «Maltrattato,
umili6 sé stesso, e non aperse la bocca. Come
l’agnello menato allo scannatoio, come la
pecora muta dinanzi a chi la tosa, egli non
aperse la bocca». Il Signore Gesù
sopportò tutti i maltrattamenti senza
opporre resistenza. Come si è adempiuto
esattamente: «come la pecora, non aperse la
bocca...» (vedasi Matteo 26:62; 27:12—14
ecc.)! Nell’AT si offrivano a Dio sacrifici di
animali per i peccati commessi; è interessante
osservare che, per es, da questo passo di
Isaia si può riconoscere, che già in quel tempo
era chiaro, che tali vittime erano
solo prototipi in vista del sacrificio del
Messia che realmente toglie i peccati! Isaia
53:8: «Dall’oppressione e dal giudizio fu
portato via (o strappato in fretta e furia). E
fra quelli della sua generazione chi
rifletté ch’egli era stato strappato dalla terra
dei viventi e colpito a motivo delle
trasgressioni del mio popolo?» La condanna
del Signore Gesù fu solo una falsa procedura
corrotta, che si ridusse a una breve caricatura
di processo. Poiché «nei processi in
questioni di vita e di morte» il Sinedrio doveva
di solito citare come testimoni persone
che avessero potuto deporre a favore
dell’accusato. Dove erano invece i difensori di
Gesù? In fretta e furia, si svolse il
procedimento. Chi puè descrivere la
corruzione di quella gente? Uccisero il loro
Messia! Ma contemporaneamente egli mori per
tutto Israele (vedasi Matteo 1:21; Giovanni
11:50,51)! Isaia 53:9: «Gli avevano assegnato la
sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte,
egli è stato col ricco, perché non aveva
commesso violenze né v’era stata frode nella sua
bocca.» La sepoltura degli empi
sarebbe stata nella valle di Hinnom, fuori
della città di Gerusalemme, dove venivano
bruciati i rifiuti cittadini. Ma Iddio non
consentì un ulteriore oltraggio. Così avvenne
che egli fu posto nel sepolcro del ricco
Giuseppe di Arimatea (Matteo 27:57—60). La
sua innocenza viene confermata tramite una
triplice testimonianza apostolica: non conobbe
peccato (2. Corinzi 5:21: Paolo)non commise
peccato (1. Pietro 2:22: Pietro) non fu trovato
peccato in lui (1. Giovanni 3:5: Giovanni).
Isaia 53:10: «Ma piacque all’Eterno di
fiaccano coi patimenti. Dopo aver dato la sua
vita in sacrificio per la colpa, egli vedrà una
progenie, prolungherà i suoi giorni, e
l’opera dell’Eterno prospererà nelle sue
mani.» Quando il Signore Gesù fu posto in
croce, carico di colpe altrui, l’Iddio Santo e
Giusto dovette abbandonarlo per tre
ore (Matteo 27:45,46) e colpirlo al nostro
posto. Ma avendo portato a termine l’opera
redentrice, «prolungherà i suoi
giorni», risorgendo dai morti il terzo giorno
(Atti degli Apostoli 1:3; 10:40,41; Romani 6:9;
Apocalisse 1:18 ecc.).Isaia 53:11:
«Egli vedrà i frutto del tormento dell’anima
sua, e ne sarà saziato; per la sua conoscenza,
il mio servo, il giusto, renderà giusti i
molti, e si caricherà egli stesso delle loro
iniquità.» La sua opera redentrice comporta
delle impensabili conseguenze: peccatori possono
essere liberati dalle loro colpe e sono «il
frutto del tormento dell’anima sua». Per mezzo
suo, tutti i credenti possono essere
giustificati davanti a Dio (Romani 3:26).
Isaia 53:12: «Perciù io gli darè la sua parte
fra i grandi, ed egli dividerà il bottino con
i potenti, perché ha dato sé stesso alla morte,
ed è stato annoverato fra i trasgressori,
perch’egli ha portato i peccati di molti, e
ha interceduto per i trasgressori.» Il Signore
si e sacrificato di sua spontanea volontà (ha
dato se stesso nella morte; vedasi Giovanni
10:17,18) ed è stato annoverato fra i
trasgressori (ebraico «Posch gim»
= delinquenti Luca 23:33), perciò Dio gli
darà come ricompensa avvenire il regno
messianico (Apocalisse 20:6), e anche il
residuo fedele di Israele vi parteciperà (= i
potenti). Quando era in croce, il Signore Gesù
ha interceduto per i
trasgressori (Luca 23:34). Egli portò i
peccati di molti, ma non di tutti (vedasi Ebrei
9:28; Marco 10:45)! Chiunque non confessa a
Dio la propria colpa e non lo ringrazia
per aver sacrificato il suo Messia Gesù, cadrà
sotto il giudizio eterno di Dio
(Matteo 25:41,46). Ma oggi è ancora giorno
di salvezza; chiunque viene al Signore Gesù sarà
accolto (Matteo 11:28—30)!
4.La
risurrezione Anche la risurrezione del Messia fu
preannunciata nell’AT! Nel Salmo 16:8—10 parla
il Messia stesso: «Io ho sempre posto
l’Eterno davanti agli occhi miei; poiché egli è
alla mia destra, io non sarò punto smosso.
Perciò il mio cuore si rallegra e l’anima mia
festeggia; anche la mia carne dimorerà al
sicuro; poiché tu non abbandonerai l’anima
mia in poter della morte (ebraico: Scheòl) né
permetterai che il tuo santo vegga la
corruzione.» (versione Diodati; o «la
decomposizione», secondo la Riveduta della
SBG 1982). Questo passo non può assolutamente
riferirsi a Davide, il compositore di questo
Salmo, giacché egli morì 1000 prima che
vivesse il Messia e «vide» conseguentemente
«la corruzione», «la decomposizione». Il suo
sepolcro poteva essere visitato a
Gerusalemme ancora nel 32 d.C. (vedasi Atti
degli Apostoli 2:29)! Ma del Signore Gesù ci
viene attestato con somma chiarezza
che egli è risorto tre giorni dopo la
morte e che egli «non vide la corruzione», la
«decomposizione» (vedasi Matteo 28; Marco 16;
Luca 24; Giovanni 20 e 21). Giuseppe
Flavio conferma la risurrezione La risurrezione
di Gesù Cristo non ci viene confermata solo da
fonti storiche bibliche. Lo storico
Giuseppe Flavio pubblicò nell’anno 93 la sua
opera in 20 volumi «Antiquitates
Judaicae», che egli scrisse per i Romani,
affinché questi fossero meglio informati sugli
Ebrei e sulla loro religione. In essa egli si
pronuncia brevemente sul giudizio e sulla
risurrezione del Signore Gesù: «In tal tempo
(cioè quello di Pilato , 26—3 6 d.C.),
apparve Gesù, un uomo sapiente, taumaturgo
che compì molte opere miracolose e fu maestro
per gli uomini, che accettavano volentieri la
verità. Guadagnò alla sua causa molti Ebrei e
anche molti Greci. Quest’uomo era il Messia. E
dopo che Pilato l’ebbe condannato a
morte su incitamento dei nostri propri capi,
quelli che lo amavano non lo abbandonarono.
Giacché egli apparve loro di
nuovo vivente, dopo tre giorni .»~‘ Già
trattando l’autenticità della citazione di
Flavio (pag. 35) accennammo che questo passo
fu messo in dubbio da vari critici. Si
rivedano dunque gli argomenti esposti prima a
favore dell’autenticità di questa citazione
di Giuseppe Flavio. Più di 500 testimoni
oculari In tutto vi furono più di 500 testimoni
oculari della risurrezione (vedasi
1. Corinzi 15:3—9). Non è possibile
dichiarare impostori tutti questi uomini,
giacché l’insincerità è in contraddizione
fondamentale con l’insegnamento del NT, a cui
essi si attenevano con la massima fermezza e
anche perché alcuni di loro non temettero
di dover subire il martirio a motivo della
loro fede! Senza risurrezione, non c’è
cristianesimo Va notato attentamente il
fatto seguente: verso l’anno 57 d.C., l’apostolo
Paolo scrisse in una lettera ai Corinzi che
la certezza della fede cristiana si basa
sulla realtà della risurrezione, cioè se la
risurrezione del Signore non fosse un
fatto storico, la fede dei Cristiani non
avrebbe alcun senso. Infatti in 1. Corinzi
15:16—19 si legge testualmente:
«Difatti, se i morti non risuscitano,
neppur Cristo è risuscitato; e se Cristo non e
risuscitato, vana è 1 vostra fede; voi siete
ancora nei vostri peccati. Anche quelli che
dormono in Cristo son dunque periti. Se abbiamo
speranza in Cristo per questa vita
soltanto, noi siamo i più miserabili di tutti
gli uomini.» Se i testimoni oculari della
risurrezione fossero stati ingannatori, come
avrebbero poi potuto far dipendere tutta la
loro predicazione da una menzogna? Perciò la
risurrezione deve essere stata un’incrollabile
certezza. Paolo scrive poi nel
verso seguente (1. Corinzi 15:20): «Ma ora
Cristo è risuscitata dai morti, primizia di
quelli che dormono.» L’importanza della
risurrezione La risurrezione di Cristo dai
morti è così importante perché risuscitando il
suo Messia dai morti, Iddio voleva dare a
tutti la prova che aveva accettato
completamente il suo sacrificio sostitutivo ed è
pronto a perdonare chiunque vi ricorre e
fa sua personalmente, in fede, questa opera
espiatrice, confessando senza esitazioni la sua
colpa personale.
Le conseguenze
della reiezione del Messia
Poiché Israele
ha ucciso e rigettato il suo Messia, l’incarnato
Jahwe dell’AT, Iddio si ritirò da questo
popolo e lo abbandonò alla brutalità,
cattiveria e rozzezza degli altri popoli. In
seguito, un destino spaventoso perseguitò
detto popolo. Il capitolo 28 del
Deuteronomio è molto significativo in merito,
giacché viene descritto fin nei minimi
particolari cosa capiterà al popolo
d’Israele se rifiuterà il suo
Messia.
1. Principi concernenti il
Deuteronomio
I passi seguenti potranno
essere compresi meglio considerando prima alcuni
principi concernenti il Deuteronomio. Esso
consiste di Otto discorsi che Mosè tenne nel
paese di Moab, alla fine della peregrinazione di
40 anni nel deserto (15.
secolo a.C.), quindi poco prima
dell’entrata del popolo d’Israele nella terra
promessa (Deuteronomio 1:1—5). In essi il
legislatore Mosè presentò nuovamente al
popolo, con la massima chiarezza, ciò che Iddio
si attendeva da esso. Gli espose come Iddio
li avrebbe molto benedetti se avessero dato
ascolto alla voce divina, ma anche come avrebbe
agito con loro se non fossero stati
ubbidienti. Il Deuteronomio può esser detto a
ragione «il libro dell’ubbidienza». Circa 54
volte si trova in esso la parola
significativa «shama» (‘= ascoltare,
riflettere) e quasi 50 volte la parola «shamar»
(=‘ osservare, conservare). Anche la parola
«sachar» (= pensare, rammentarsi) è
caratteristica in questo libro. Mosè dispose che
questo libro della Legge dovesse essere
conservato in modo speciale, cioè affianco
all’Arca dell’alleanza, così da esservi
testimonianza contro il popolo di Israele
(vedasi Deuteronomio 31:24—27). Un’ulteriore
caratteristica di questo libro è data dal fatto
che ogni sette anni esso doveva
venir letto davanti all’intero
popolo d’Israele, con la presenza
obbligatoria di uomini, donne, piccoli
bambini(!) e anche stranieri (Deuteronomio
31:9—13). E’ molto significativo che proprio
nel mezzo di questo libro si parli del più
grande di tutti i profeti, dello stesso
Messia. Nel cap. 18:17—19 il profeta Mosè
dice al popolo di Israele: «E l’Eterno mi disse:
Quello che han detto, sta bene; io
susciterò loro un profeta come te, (cioè
dello stesso tipo di Mosè), di mezzo ai loro
fratelli, e porrò le mie parole nella sua
bocca, ed egli dirà loro tutto quello che io
gli comanderò. E avverrà che se qualcuno non
darà ascolto alle mie parole32
ch’egli dirà in mio nome, IO gliene domanderò
conto». C’è ora ancora da meravigliarsi che
proprio in questo libro della Bibbia si parli
tanto estesamente delle conseguenze
dovute alla reiezione del Messia? Nel
capitolo 28 del libro, Iddio, tramite Mosè, pose
dinanzi al popolo la benedizione e la
maledizione. La benedizione promessa Nei
versi 1—14, per mezzo di Mosè,Jahwe descrive la
benedizione con la quale egli vuole benedire il
suo popolo, se esso darà ascolto alla sua
voce: «Ora, se tu ubbidisci diligentemente alla
voce dell’Eterno, del tuo Dio, avendo cura
di mettere in pratica tutti i suoi
comandamenti che oggi ti do, avverrà che
l’Eterno, il tuo Dio, ti renderà
eccelso sopra tutte le nazioni della
terra; e tutte queste benedizioni verranno su
te, se darai ascolto alla voce dell’Eterno,
dell’Iddio tuo: Sarai benedetto nelle città e
sarai benedetto nella campagna. Benedetto sarà
il frutto delle tue viscere, il frutto del
tuo suolo e il frutto del tuo bestiame;
benedetti i parti delle tue vacche e delle tue
pecore. Benedetti saranno il tuo paniere e la
tua madia. Sarai benedetto al tuo entrare e
benedetto al tuo uscire. L’Eterno farà si che i
tuoi nemici quando si leveranno contro di
te, siano sconfitti dinanzi a te; usciranno
contro a te per una via, e per sette fuggiranno
dinanzi a te. L’Eterno ordinerà alla
benedizione d’esser teco nei tuoi granai e in
tutto ciò a cui metterai mano; e ti
benedirà nel paese che l’Eterno, il tuo
Dio, ti dà. L’Eterno ti stabilirà perché tu gli
sia un popolo santo, come t’ha giurato, se
osserverai i comandamenti dell’Eterno, ch’è il
tuo Dio, e se camminerai nelle sue vie; e tutti
popoli della terra vedranno che tu porti
il nome dell’Eterno, e ti temeranno. L’Eterno,
il tuo Dio, ti colmerà di beni,
moltiplicando il frutto delle tue viscere,
il frutto del tuo bestiame e il frutto del tuo
suolo, nel paese che l’Eterno giurò ai tuoi
padri di darti. L’Eterno aprirà per te il
suo buon tesoro, il cielo, per dare alla tua
terra la pioggia a suo tempo, e per benedire
tutta l’opera delle tue mani; e tu
presterai a molte nazioni e non prenderai nulla
in prestito. L’Eterno ti metterà alla testa e
non alla coda, e sarai sempre in alto e
mai in basso, se ubbidirai ai comandamenti
dell’Eterno, del tuo Dio, i quali oggi ti do
perché tu li osservi e li metti in
pratica, e se non devierai né a destra né a
sinistra da alcuna delle cose che oggi ti
comando, per andare dietro ad altri dei e per
servirli.» Questa promessa di benedizione
trovò due volte il suo adempimento in misura
particolare nella storia del popolo
d’Israele. La prima volta fu ai giorni di
Giosuè (15. secolo a.C.). In Giosuè 21:43—45 si
legge: «L’Eterno diede dunque a Israele
tutto il paese che avea giurato ai padri di
dar loro, e i figliuoli d’Israele ne presero
possesso, e vi si stanziarono. E
l’Eterno diede loro requie d’ogni intorno,
come avea giurato ai loro padri; nessuno di
tutti i br nemici poté star loro a fronte;
l’Eterno diede loro nelle mani tutti quei
nemici. Di tutte le buone parole che l’Eterno
aveva dette alla casa d’Israele non una
cadde a terra: tutte si compierono.» La
seconda volta questa promessa divenne realtà ai
giorni del re Salomone (10. secolo a.C.), come
viene confermato in 1. Re 8:54—56: «Or
quando Salomone ebbe finito di rivolgere
all’Eterno tutta questa preghiera e questa
supplicazione, s’alzò di davanti
all’altare dell’Eterno dove stava inginocchiato
tenendo le mani stese verso il cielo. E,
levatosi in pié, benedisse tutta la
raunanza d’Israele ad alta voce, dicendo:
Benedetto sia l’Eterno, che ha dato riposo al
suo popolo Israele, secondo tutte le
promesse che avea fatte; non una delle buone
promesse da lui fatte per mezzo del suo servo
Mosè, è rimasta inadempiuta.» La
maledizione Al capitolo 28:15 e seguenti,
Jahwe disse al suo popoio quali maledizioni lo
avrebbero colpito, se non avesse ubbidito
alla sua voce. Alcune cose descritte in
questi versi trovarono adempimento negli anni
721 a.C. e seguenti, allorché il
re Salmanassar deport~ in Assiria le dieci
tribù di Israele, e anche negli anni 606 a.C. e
seguenti, allorché le altre due tribù, Giuda
e Beniamino, vennero in esilio a
Babilonia. Dobbiamo interrompere
l’interessante continuazione di questo tema per
poter dimostrare sulla scorta dei versi
45—68 come questi stessi hanno trovato
adempimento negli anni 70 d.C. e seguenti, quale
conseguenza dell’inconcepibile rifiuto del
Messia. Deuteronomio 28:45—68 Tutte queste
maledizioni verranno su te, ti perseguiteranno e
ti raggiungeranno, finché tu sia distrutto,
perché non avrai ubbidito alla voce
dell’Eterno, del tuo Dio, osservando i
comandamenti e le leggi che egli ti ha dato.
Esse saranno per te e per la tua progenie
come un segno e come un prodigio, in perpetuo. E
perché non avrai servito all’Eterno, al tuo
Dio, con gioia e di buon cuore in mezzo
all’abbondanza d’ogni cosa, servirai ai tuoi
nemici che l’Eterno manderà contro di te, in
mezzo alla fame, alla sete, alla nudità e
alla mancanza d’ogni cosa; ed essi ti metteranno
un giogo di ferro su1 collo, finché
t’abbiano distrutto. (49) L’Eterno farà
muovere contro di te, da lontano, dalle
estremità della terra, una nazione, pari
all’aquila che vola; una nazione della
quale non intenderai la lingua, (50) una nazione
dall’aspetto truce, che non avra riguardo al
vecchio e non avra mercè del fanciullo;
(51) che mangerà il frutto del tuo bestiame il
frutto del tuo suolo, finché tu sia
distrutto, e non ti lascerà di resto né
frumento, né mosto, né olio, né parti delle tue
vacche e delle tue pecore, finché t’abbia
fatto perire. (52) E t’assedierà in tutte le
tue città, finché in tutto il tuo paese cadano
le alte e forti mura nelle quali
avrai riposto la tua fiducia. Essa ti
assedierà in tutte le tue città, in tutto il
paese che l’Eterno, il tuo Dio, t’avrà
dato. (53) E durante l’assedio e nella disdetta
alla quale ti ridurrà il tuo nemico,
mangerai il frutto delle tue viscere, le
carni dei tuoi figliuoli e delle tue figliuole,
che l’Eterno, il tuo Dio, t’avrà dati. L’uomo
più delicato e più molle tra voi guarderà
di mal occhio il suo fratello, la donna che
riposa sul suo seno, il figliuoli che ancora gli
rimangono, non volendo dare ad alcun
d’essi delle carni dei suoi figliuoli delle
quali si ciberà, perché non gli sarà rimasto
nulla in mezzo all’assediò e alla distretta
alla quale i nemici t’avranno ridotto in tutte
le tue città. La donna più delicata e più
molle tra voi, che per mollezza e delicatezza
non si sarebbe attentata a posare la pianta del
piede in terra, guarderà di mal occhio il
marito che le riposa sui seno, il suo figliuolo
e la sua figliuola, (57) per non dare nulla
della placenta uscita dal suo seno e dei
figliuoli che metterà al mondo, perché mancando
di tutto, se ne ciberà di nascosto, in
mezzo all’assedio e alla penuria alla
quale i nemici t’avranno ridotto in tutte le tue
città. Se non hai cura di mettere in pratica
tutte le parole di questa legge, scritte in
questo libro, se non temi questo nome
glorioso e tremendo dell’Eterno, dell’Iddio
tuo, (59) l’Eterno renderà straordinarie le
piaghe con le quali colpirà te e la tua
progenie: piaghe grandi e persistenti e
malattie maligne e persistenti, e farà tornare
su te tutte le malattie
dell’Egitto, dinanzi alle quali tu
tremavi, e s’attaccheranno a te. Ed anche le
molte malattie e le molte piaghe non menzionate
nel libro di questa legge, l’Eterno le
farà venire su te, finché tu sia distrutto. (62)
E voi rimarrete poca gente, dopo essere stati
numerosi come le stelle dei cielo, perché non
avrai ubbidito alla voce dell’Eterno, ch’è il
tuo Dio, (63) E avverrà che come
l’Eterno prendeva piacere a farti del bene e
moltipiicarvi, così l’Eterno prenderà piacere a
farvi perire e a distruggervi; e
sarete strappati dal paese del quale vai a
prendere possesso. L’Eterno ti disperderà fra
tutti i popoli, da un’estremità della
terra sino all’altra; e là servirai ad altri
dèi, che né tu né i tuoi padri avete mai
conosciuti: al legno e alla pietra. (65)
E fra quelle nazioni non avrai requie, e non
vi sarà luogo di riposo per la pianta dei tuoi
piedi; ma l’Eterno ti darà quivi un cuor
tremante, degli occhi che si spegneranno e
un’anima languente. La tua vita ti starà dinanzi
come sospesa: tremerai notte e giorno,
e non sarai sicuro della tua esistenza. La
mattina dirai: Fosse pur sera! e la sera
dirai: fosse pur mattina! a motivo dello
spavento onde avrai pieno il cuore, e a motivo
delle cose che vedrai cogli occhi tuoi. (68)
E l’Eterno ti farà tornare in Egitto su delle
navi per la via della quale
t’avevo detto: Non la rivedrai mai più! E
là sarete offerti in vendita ai vostri nemici
come schiavi e come schiave, e mancherà il
compratore!» Soprascritta del destino degli
Ebrei dal 70 d.C. Il verso 45 può essere
considerato come una soprascritta della storia
degli Ebrei dall’anno 70 d.C. in poi:
«Tutte queste maledizioni verranno su te,
ti perseguiteranno e ti raggiungeranno, finché
tu sia distrutto, perché non avrai ubbidito
alla voce dell’Eterno, del tuo Dio,
osservando i comandamenti e le leggi che egli ti
ha dato.» Arrivano i Romani Nel verso 49
viene detto che verrà una nazione da lontano.
Questa profezia trovò il suo adempimento con i
Romani, giacché questi vennero
effettivamente da lontano, assediarono e
distrussero Gerusalemme nel 70 d.C. Negli anni
successivi, distrussero persino tutto il
paese della Giudea. L’aquila delle legioni E’
degno d’interesse l’espressione che questa
nazione verrà «pari all’aquila che vola». Lo
storico Giuseppe Flavio, un testimone oculare
degli avvenimenti del 70 d.C., descrive nel modo
seguente
l’avvicinarsi dell’esercito romano a
Gerusalemme: «La marcia di Tito nel territorio
nemico era aperta dalle truppe ausiliarie reali
e dalle assimilate. Le seguivano i pionieri
del genio addetti alla costruzione di strade e
ai campi di sosta, quindi venivano i bagagli
degli ufficiali; dietro la loro copertura
armata cavalcava il Comandante stesso in mezzo
ai lancieri e ad altre compagnie
scelte. Seguiva la cavalleria attribuita alle
legioni; essa precedeva le macchine belliche.
Venivano poi i tribuni con le truppe
del nucleo centrale e i comandanti delle
coorti, portando, dietro le trombe, le insegne
con l~iquila al centro, e infine la
gran massa principale della truppa in schiera
sestupla.»33 La lingua dei Romani E’ detto
inoltre che deve essere una nazione la cui
lingua non sarà compresa dagli Ebrei. Questo è
subito evidente, giacché i Romani parlavano
latino, che non era neanche una lingua
semitìca. Una nazione di aspetto truce Nel
verso 50 è scritto che questa nazione è di
«aspetto truce». Giuseppe Flavio descrive
questa realtà nella sua opera «De bello
Judaico» VI, 5,1 in tal modo: «Mentre il tempio
bruciava, i soldati rubavano quello che
trovavano e uccidevano quelli che gli
cadevano fra le mani. Non avevano alcuna
misericordia per i vecchi, né rispetto per
nessuno. Fanciulli e vecchi, laici e
sacerdoti furono uccisi senza differenza. La
guerra infuri6 contro tutti, sia che gli uomini
invocassero pietà sia che si
difendessero.»~ Fame Il verso 51 dice che
questa nazione affamerà gli Ebrei, cosa che
Giuseppe Flavio conferma con le seguenti
parole: «Giacché erano convenuti da tutto
il paese per la festa dei pani azzimi, e poiché
vennero inaspettatamente sorpresi
dall’assedio, era inevitabile che
scoppiasse la peste a causa della coabitazione
stretta e coatta, a cui si aggiunse la fame
ancor maggiormente distruttrice.»35Assedio in
tutto il paese; le fortificazioni murarie
ebraiche Nel verso 52 viene detto che
l’assedio di questa nazione avrà luogo in tutte
le città, in tutto il paese, e che le mura
alte e forti, in cui gli Ebrei avevano
riposto la loro fiducia, cadranno nell’intero
paese. Giuseppe Flavio descrive per esteso la
distruzione della cerchia delle mura di
Gerusalemme, dopo aver prima scritto nel
libro V del De bel. Jud. delle imponenti
opere murarie di questa citta. Nel libro VI,
9.4 scrive: «I Romani ìncendiarono allora anche
le parti più recondite della città e rasero
completamente al suolo le mura. Lo storico
Cassio Dione (2.13. secolo d.C.) conferma il
fatto della distruzione delle mura di protezione
in tutto il paese, rapportando che i Romani
dal 70 d.C. distrussero in Israele 985
citta.» Cannibalismo Nei versi 53—57 si
parla di episodi di cannibalismo che si
sarebbero verificati durante questo assedio.
Giuseppe Flavio conferma anche questo
fatto in De bel. Jud. VI, 3.4 Piaghe Nel
verso 59 si dice fra l’altro di piaghe e
malattie. De bel. Jud. VI, 9.3 conferma che
durante l’assedio di Gerusalemme scoppio la
peste. Un piccolo numero Nel verso 62
viene detto che degli Israeliti superstiti
resterà poca gente, anziché essere assai
numerosi. Giuseppe Flavio tramanda: «Il
numero totale dei prigionieri in questa guerra
ammontù a 97000; un milione e centomila persero
la vita durante l’assedio.»38 Dispersi su
tutta la terra Nei versi 63—64 viene detto
che gli Ebrei dovevano essere sradicati dalla
loro terra e venire dispersi fra tutti i
popoli, e precisamente «da un’estremità della
terra sino all’altra». E’ noto che in seguito ai
fatti del 70 d.C., gli Ebrei
furono dispersi letteralmente per tutta la
terra.39 Anche l’adempimento del verso 68
viene confermato dalla storia. I superstiti
della guerra giudaica vennero caricati
su navi e trasportati ai mercati di
schiavi in Egitto. Presto però l’offerta supero
la domanda e gli schiavi persero
ogni valore/a Senza pace e in continuo
timore Nei versi 65—67 viene accentuato che
gli Ebrei non troveranno pace fra quelle
nazioni e avrebbero dovuto vivere fra continui
spaventi. La storia del popolo ebraico conferma
questa realtà anche troppo. Nel libro
«Fatti di Israele», la storia loro dal 70 d.C.
in poi, viene descritta significativamente con
le seguenti parole: «Insicurezza fu la
caratteristica principale dell’esperienza
ebraica in numerose nazioni i4’ L’adempimento
del Deuteronomio 28:65—67 Segue una
ricapitolazione di alcuni avvenimenti principali
dell’adempimento di Deuteronomio
28:65~67:42 115 d.C. Gli Ebrei vengono
scacciati da Cipro 135 Sollevamento di Bar
Kochba: 500000 Ebrei uccisi sotto l’imperatore
Adriano 640, 721, 873 Oppressione degli Ebrei
nel regno di Bisanzio 1096 Nella Renania
vengono uccisi 12000 Ebrei 1099 Massacro di
Ebrei a Gerusalemme 1146 Oppressione degli
Ebrei in Spagna 1290 L’Inghilterra scaccia
dal paese circa 370000 Ebrei 1298 100000
Ebrei uccisi nella Franconia e in
Baviera 1306 Espulsione degli Ebrei dalla
Francia 1355 La plebaglia araba trucida 12000
Ebrei a Toledo! Spagna 1345—1360 Espulsione
degli Ebrei dall’Ungheria 1391 Oppressione
degli Ebrei in Spagna 1420 Distruzione della
comunità ebraica di Tolosa! Francia 1421
Espulsione degli Ebrei dall’Austria 1492
Espulsione di 180000 Ebrei dalla Spagna 1495
Espulsione degli Ebrei dalla Lituania 1497
Espulsione degli Ebrei dalla Sicilia e dalla
Sardegna Espulsione degli Ebrei dal
Portogallo 1502 Ebrei di Rodi oppressi,
scacciati e presi come schiavi 1541
Espulsione degli Ebrei dal Regno di
Napoli 1648—1656 100000 Ebrei uccisi nel
massacro di Chmielnicki! Polonia 1727, 1747
Ebrei scacciati dalla Russia 1838 Conversione
forzata all’islamismo dell’intera comunità
ebraica di Mesched!Iran 1882—1890500000 Ebrei
deportati nella regione russa del Pale 1891
Ebrei scacciati da Mosca e San
Peterburgo 1871—1921 Pogrom contro gli Ebrei
nelle città russe 1939—1945 I nazisti
tedeschi e i loro collaboratori europei
assassinano sei milioni di Ebrei 1941 La
plebaglia di Bagdad attacca gli Ebrei: 90
morti 1948 ad oggi: Persecuzione delle
comunità ebraiche nei paesi arabi: espulsioni in
massa 1917 ad oggi: Ebrei senza diritto a
identità nazionale in Russia Anche altri
profeti hanno previsto il destino degli Ebrei
dopo l’anno 70 della nostra era. Ad es., in
Geremia 29:18,19 si legge: «E li inseguirò
con la spada, con la fame, con la peste; farò sì
che saranno agitati fra tutti i regni della
terra, e li abbandonerò all’esecrazione, allo
stupore, alla derisione, al vituperio fra tutte
le nazioni dove li caccerò; perché non
hanno dato ascolto alle mie parole, dice
l’Eterno.»~~ In Geremia 30:12—15 viene detto
ancora una volta il motivo del destino ebraico.
Anche nei profeti Isaia, Ezechiele,
Daniele, Osea, Michea e Zaccaria, fra gli
altri, si trovano accenni profeti-ci a questo
particolare capitolo della storia ebraica. 2.
La terra d’Israele deve diventare un
deserto Del paese d’Israele, in cui una volta
scorreva latte e miele, venendo irrigato da due
periodi di pioggia, Iddio
disse: «Il vostro paese sarà desolato e le
vostre città saranno deserte. Allora la terra si
godrà i suoi sabati per tutto il tempo
che rimarrà desolata e che voi sarete nel
paese dei vostri nemici; allora la terra si
riposerà e si godrà i suoi sabati. Per
tutto il tempo che rimarrà desolata avrà il
riposo che non ebbe nei vostri sabati, quando
voi l’abitavate (Levitico 26:33—35).
«... Li disperderò fra tutte le nazioni
ch’essi non hanno mai conosciute, e il paese
rimarrà desolato dietro a loro, senza
più nessuno che vi passi o vi ritorni. D’un
paese delizioso essi han fatto una desolazione»
(Zaccaria 7:14). In diversi altri passi, e
detto qualcosa di simile, seppure con altre
parole (vedasi Deuteronomio 11:16—17 [pioggia!];
Isaia 6:11—12; Geremia 3:2—3). La
storia conferma a sufficienza come tutto ciò
abbia trovato adempimento letterale. Nei due
sollevamenti popolari ebraici del 70 e del
132—135 d.C., i Romani ridussero il paese in uno
stato tale da non potersi più risollevare in
seguito.~ La terra promessa ad Israele si
mutò in un deserto arido,45 poiché agli Arabi
non piace coltivare la terra,
lasciandovi piuttosto pascolare i loro
greggi, che divorano ciò che cresce
spontaneamente, e i Turchi non ripiantarono mai
un albero, dove ne avevano abbattuto uno,
anzi riscuotevano imposte sugli alberi, le quali
negli ultimi cento anni del loro dominio erano
tanto sproporzionate, che si preferiva
abbattere gli alberi, anziché pagare le imposte.
Ora dovrebbe essere più che chiaro che
gli Ebrei, rifiutando in tal modo crudele
il Messia, hanno fatto l’esperienza personale e
dolorosa dell’intera verità di
Deuteronomio 28 e di tanti altri passi
consimili dell’AT, che predicava loro da 1500
anni circa, ciò che sarebbe accaduto alloro
popolo, se non avessero ubbidito alla voce
di Jahwe. Iddio lasciò gli Ebrei abbandonandoli
alla rozzezza, brutalità e cattiveria
degli altri popoli. Tutte queste nazioni,
che hanno fatto tali cose di propria volontà e
di propria responsabilità (quindi non
per predestinazione, ma unicamente per
preconoscenza), saranno punite da Dio con
giudizii incalcolabilmente severi (vedasi ad
es., Geremia 30:11; Gioele 3:1—4)! 3.
Israele — Esempio e ammonizione per tutti gli
uomini La domanda seguente deve preoccupare
molto ogni persona: Siamo noi non Ebrei
migliori di loro? Non avremmo anche noi alloro
posto odiato ed ucciso il Messia? La risposta
a tale questione e univoea: noi non siamo per
nulla migliori di loro e avremmo certissimamente
fatto esattamente lo stesso! Ma qual è la
differenza che esiste fra gli Ebrei e quelli che
non lo sono? E’ semplice: Jahwe scelse gli
Ebrei come popolo eletto tra tutti i popoli
(vedasi Deuteronomio 7), affinché fosse come
un prototipo, un esempio ideale per tutti gli
altri popoli. Iddio voleva mostrare a tutti i
popoli, sull’esempio di Israele, ci6 che
succederebbe se lo si prendesse in parola e cosa
avverrebbe se non si prestasse attenzione alla
sua parola. In Deuteronomio 28:46, Mosè
scrisse, che i giudizi e le punizioni saranno
per gli Ebrei come «un segno e un prodigio»
(ebraico «Leoth Ulemopheth»). Questa
espressione può essere tradotta letteralmente
con «ammonizione ed esempio». ~ Ma per chi deve
essere di avvertimento e di esempio il
terribile destino degli Ebrei? Iddio inviò il
suo Messia non solo per il popolo d’Israele,
ma per tutti gli uomini. Egli disse al
Messia, per mezzo del profeta Isaia: «E’ troppo
poco che tu sia mio servo per rialzare
le tribù di Giacobbe e per ricondurre gli
scampati d’Israele; voglio far di te la luce
delle nazioni, lo strumento della mia salvezza
fino all’estremità della terra.» (Isaia
49:6) Quindi Iddio offre a tutti gli uomini il
Messia come Salvatore personale! Perciò
ora si pone individualmente per ognuno di
noi la questione di sapere se vogliamo accettare
come nostro Salvatore personale Gesù come
Messia. Proprio come Israele, siamo posti
di fronte ad una decisione. Anche davanti a noi,
Dio pone la benedizione e la maledizione, con
l’unica differenza però, che la benedizione e
la maledizione nell ~sempio di Israele sono di
durata temporale, mentre quelle che
sono poste dinanzi a noi sono
eterne!
La benedizione La casa
del padre Giovanni 14:2 Le nozze
dell’Agnello Apocalisse 19:7 La gioia
sempiterna Isaia 51:11 L’eterna
salvezza Ebrei 5:9 La consolazione perenne
2. Tessalonicesi 2:16 Il riposo del popoio di
Dio Ebrei 4:9 L’eredità eterna Ebrei
9:15 La presenza di Dio Apocalisse 21:3 La
gloria eterna 2. Timoteo 2:10 La visione
del volto di Dio Apocalisse 22:4 La vita
eterna Giovanni 17:2—3 L’eterna adorazione
di Dio Apocalisse 7:11—12 La
maledizione Il verme che rode Marco
9:48 La pena eterna Matteo 25:46 Il
giudizio perpetuo Ebrei 6:2 La perdizione
eterna 2. Tessalonicesi 1:9 Il fuoco
inestinguibile Marco 9:48 La condanna degli
increduli Marco 16:16 La sorte del diavolo e
di tutti quelli il cui nome non è scritto nel
Libro della vita Apocalisse 20:15 La morte
seconda Apocalisse 20:14 Il pianto eterno
Matteo 13:42 Le tenebre di fuori Matteo
22:13 L’obbrobrio e l’infamia eterno Daniele
12: «Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e
il bene, la morte e il male...
Scegli dunque la vita, onde tu viva.»
(Deuteronomio 30: 15,19)~~ In vista della
seconda venuta del Messia 1. Lo Stato
d’Israele ripristinato Ha Dio reietto e
abbandonato definitivamente il suo popolo? La
risposta è un NO deciso! (Romani 11:1). Come i
profeti hanno detto che dopo aver respinto
il Messia verrà disperso su tutta la terra, così
hanno pure predetto che Dio lo raccoglierà
di nuovo e ne farà uno Stato. Con la guerra
del 1914—1918, la terra di Palestina fu liberata
per il popolo ebraico. La seconda guerra
mondiale con le spaventose persecuzioni degli
Ebrei e i campi di concentramento ha risvegliato
in centinaia di migliaia di Ebrei il profondo
desiderio di poter tornare di nuovo nel paese
dei loro padri, in numero mai visto prima. Il
profeta Geremia parla di «pescatori e
cacciatori», che Iddio userà per riportarli nel
paese da tutte le nazioni in cui li aveva
dispersi. In Geremia 16:14—16 è scritto:
«Perci6, ecco, i giorni vengono, dice l’Eterno,
che non si dirà più: L’Eterno è vivente,
egli che trasse i figliuoli d’Israele fuori del
paese d’Egitto, ma: L’Eterno è vivente, egli
che ha tratto i figliuoli d’Israele fuori del
paese del settentrione e di tutti gli altri
paesi nei quali egli li aveva cacciati; e io
li ricondurrò nel loro paese, che avevo dato ai
loro padri. Ecco, io mando un
gran numero di pescatori a pescarli, dice
l’Eterno: e poi, manderò un gran numero di
cacciatori a dar loro la caccia sopra ogni
monte, sopra ogni collina e nelle fessure
delle rocce.» Leggendo di questi «Pescatori»
non si può pensare ai Sionisti che col penoso
lavoro svolto dal 1896 in poi volevano
«adescare» i singoli Ebrei per farli
rientrare nel paese d’Israele? E per i
«Cacciatori» che entreranno in azione
dopo(!) i pescatori, non si può pensare a
Hitler ed ai suoi accoliti, che cacciarono gli
Ebrei in schiere verso la loro vera
patria? Nell’anno 1948, nella notte dal 14 al
15 maggio, erano riuniti assieme 400 Sionisti, e
Ben Gurion si alzò per fare al mondo, come
nuovo presidente del consiglio dei ministri, la
stupefacente dichiarazione: «Qui lo Stato
d’Israele! Parla Ben Gurion, primo
presidente del Consiglio dei ministri di
Israele. Abbiamo atteso quest’ora per 2000 anni
ed ora essa è venuta. Quando il tempo è
giunto, nulla può resistere a Dio.»~ Anche in
questo caso le profezie hanno trovato
adempimento letterale. Ecco un paio di esempi in
proposito: «Così parla il Signore, l’Eterno:
Ecco, io prenderò i figliuoli d’Israele di fra
le nazioni dove sono andati, li
radunerò da tutte le parti, e li ricondurrò
nel loro paese.» (Ezechiele 37:2 1) (Io vi
trarrò di fra le nazioni, vi radunerò da tutti i
paesi, e vi ricondurrò nel vostro
paese.» (Ezechiele 36:24) «Io cercherò la
perduta, ricondurrò la smarrita, fascerò la
ferita, fortificherò la malata...» (Ezechiele
34:16) Ma cosa doveva succedere della terra
di Palestina che era divenuta tutta un deserto?
Il Salmo 107, come pure altri passi, ci dà
la risposta. In tale Salmo viene descritta
l’intera storia del popolo d’Israele dall’esodo
dall’Egitto fino al momento in cui il
Messia verrà per la seconda volta.~~ Nei
versi 33 e 34 si parla ancora degli anni 70 e
seguenti, ma nei versi 35—38
viene descritto il tempo successivo al
1948. Vi si legge: «Egli (Jahwe) cambia il
deserto in uno stagno, e la terra arida in fonti
d’acqua. Egli fa quivi abitar gli affamati ed
essi (cioè gli Ebrei) fondano una città da
abitare. Vi seminano campi e vi piantano
vigne, e ne raccolgono frutti abbondanti.
Egli li benedice talché moltiplicano
grandemente, ed egli non lascia scemare
il loro bestiame.» Il deserto deve
rifiorire! La Palestina è diventata
effettivamente un paese del quale si può dire
che vi scorre «latte e miele». La terra
viene coltivata con ordine e costanza. I
proventi delle piantagioni di cereali, verdure,
viti, olivi, agrumi e simili, crescono
continuamente. Negli ultimi decenni, il clima
d’Israele è cambiato in modo che causa molta
meraviglia, cosicché si può nuovamente
contare su ambedue i periodi di pioggia. La
caratteristica dell’economia israeliana è
costituita dalla sua crescita straordinaria:
fino al 1966 essa fu del 10% annuo in
media. Negli USA e nella maggior parte dei paesi
europei l’aumento annuo ammonta unicamente al
3-5%.2 Nesso fra il ripristino d’Israele e
la seconda venuta del Messia Che cosa ha da
farci tutto questo con la seconda venuta del
Messia? Ci sono passi dell’AT che
descrivono il «Messia sofferente», e respinto, e
che preannunziano che in seguito i/popolo
degli Ebrei sarà disperso per tutta la
terra.50 Ma d’altra parte c e tutta una serie
di passi dell’Al che parlano del «Messia
trionfante» e dicono che una parte
de/popolo ebraico, prima del/apparizione del
Messia, sarà rientrato in patria dopo una
dispersione su scala mondiale. Lo si
ricava molto chiaramente, per esempio, da
Ezechiele 37. Ai versi 12—14 si parla del
ritorno degli Ebrei dalla dispersione
mondiale e poi in 24—28 del «Messia
trionfante» e della sua gloriosa signoria. Viene
ivi chiamato «il mio servo Davide» (Davide il
benamato,. vedasi Efesini 1:7). Come
reagiranno gli Ebrei nei confronti del Messia
che ritorna?5’ I capitoli 12 e 13 del
profeta Zaccaria rispondono a questa
domanda. Nel capitolo 12:10,11 parla il «Messia
trionfante»: «E spander6 sulla casa di Davide
e sugli abitanti di Gerusalemme lo spirito di
grazia e di supplicazione: ed essi riguarderanno
a me, a colui ch’essi hanno trafitto, e ne
faran cordoglio come si fa cordoglio per un
figliuolo unico, e lo piangeranno amaramente
come si piange amaramente un primogenito. In
quel giorno vi sara un gran lutto in
Gerusalemme, pari al lutto di Hadadrimmon nella
valle di Meghiddon.’2 E il paese farà
cordoglio...» Nel Talmud babilonese, Sukkah 52a,
questo passo viene interpretato
messianicamente! Nel capitolo 13 dello
stesso profeta, al verso 6, si legge di una
domanda che allora verrà posta dagli uomini al
Messia ritornato: «Che son quelle ferite
che hai nelle mani? Ed egli risponderà: Son
le ferite che ho ricevuto nella casa dei miei
amici.» (vedasi in merito Giovanni
20:24—29!) L’espressione la «casa dei miei
amici» è una designazione della casa d’Israele.
Ora è a tutti chiaro che la profezia
biblica ha trovato adempimento letterale nel
passato e anche fino ai nostri giorni, ed è in
procinto di adempiersi, per quel che
concerne il futuro, con altrettanta
esattezza. Conclusione E’ chiaro che
nell’ambito della presente trattazione il tema
della profezia messianica non ha potuto essere
svolto esaurientemente. Spero però di aver
dimostrato in modo accessibile veramente a
tutti, per impostazione e linguaggio volutamente
semplicissimi che 1. Gesù dì Nazareth è il
Messia predetto nell’AT, e 2. che il
benessere di ogni singola persona dipende
esclusivamente, se si accetta ovvero se si
rigetta il Signore Gesù Cristo come Messia
e proprio Salvatore personale.
Dio possa
benedire e aprire gli occhi a tutti coloro che
con pazienza hanno letto le profezie
Bibliche
|