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Cambiamento di mentalità: Spesso si pensa che la Lode e l’Adorazione
siano solo una dimostrazione di buona musica; a volte lo pensano gli stessi
musicisti. La Lode ed Adorazione: non è una buona musica, non è una grande corale, non è un momento dove salti e uno dove chiudi gli occhi in estasi, ma tutto parte dal ringraziamento. Se non impariamo ad essere riconoscenti per quel che Dio ha fatto per noi, non ci sarà nessun adoratore e nessuna adorazione, ma solo una parvenza di questa: l’Adorazione è uno stile di vita. Inizia dalla riconoscenzaper
la salvezza che non meritavamo affatto, E’ un cammino che parte dalla porta del ringraziamento, continua nei suoi cortili con la lode e ci fa entrare nel luogo santissimo dove la nostra offerta di labbra confessanti il Suo nome viene accettata. Sono momenti in cui dichiariamo collettivamente che esiste un popolo sulla terra per Dio che si fida e si affida a Lui, e quando tutto questo viene fatto con cognizione di ciò che si sta facendo, allora diventa una potenza; allora il Signore parla, interviene, cambia i cuori e le situazioni, e le chiese inspiegabilmente crescono, perché il Signore viene messo al Suo posto, cioè sul Suo trono. Cosa c’entra la musica in tutto ciò? La musica non è l’Adorazione, ma è un mezzo che il Signore stesso ha dato per aprire i cuori , per comunicare, per far ricordare, per celebrare ecc (1° Cronache 16:8-36). Quando Davide decide di stabilire davanti all’arca il servizio per ringraziare, lodare e celebrare il Signore, chiama dei musicisti per farlo (Asaf, Jeduthun, Heman ed altri) come si legge in 1°Cronache 16:4. La musica per Dio deve contenere delle verità bibliche che possano entrare nel profondo e portare cambiamenti, ed in questo ruolo non deve sostituire di certo la predicazione della parola, che in ogni culto dovrebbe avere la parte centrale, ma ha senz’altro un carattere di insegnamento, può appoggiare la predicazione, rendere i cuori più pronti a riceverla, aiutare a ricordare. La guida nell’adorazione La guida dell’adorazione, non è necessariamente il musicista più bravo o il pastore o il direttore /direttrice della corale, ma qualcuno battezzato con lo Spirito Santo che, insieme ai musicisti ed ai cantanti, conosca i pezzi e canti insieme a loro, sappia cosa sia la riconoscenza, conosca Dio come liberatore, guaritore e consolatore e sappia guidare nella libertà dello Spirito la congregazione verso un momento profondo della manifestazione della presenza di Dio; che sia, insomma, un adoratore. Un uomo o una donna di Dio che abbiano
avuto esperienza dell’amore profondo Suo e sappiano comunicarlo agli altri e che
soprattutto sappiano ascoltare il vento dello Spirito per capire dove vuole
andare, svolgendo il proprio compito in sottomissione ed accordo con il pastore. Usiamo gli artisti per intaccare il territorio.Perché non incoraggiamo i nostri musicisti a formare gruppi, piccole band, duetti, quartetti, o se fosse possibile, anche un’orchestra nazionale che sfondi sul territorio? C’è una grossa potenzialità fra i nostri ragazzi, ed anche una gran voglia di fare per il Signore, e spesso noi lasciamo vuote delle aree della società solo perché non sappiamo come incanalare queste potenzialità. Ci sono chiese che vivono per anni in un quartiere senza che nessuno sappia della loro esistenza, mentre invece dovremmo essere un punto di riferimento. Da sempre la musica e l’arte in genere hanno attirato gente, ogni comunità potrebbe avere quindi uno o più aspetti artistici al suo interno, che attiri i giovani, e anche i meno giovani. L’arte è comunicazione, comunica principi, idee, standard di vita, non lasciamola completamente in mano al nemico per permettergli di imporre i suoi principi e i suoi standard. Il problema non è come usare questi artisti che di sicuro si nascondono fra di noi, ma quello di far cambiare loro mentalità: Il cristiano e
l’arte: essere dei talent scout (i talenti) Quante forme di arte esistono? Siamo onesti: quante volte per non aver problemi con abbiamo preferito, in veste di leader di una chiesa, invece che aiutare i nostri artisti a far fruttare i talenti, farglieli seppellire? Forse non riusciamo a capirli, oppure non ci piace la loro forma di espressione, oppure ci troviamo di fronte a persone egocentriche, edoniste, o a giovani nella fede e non sappiamo come incanalare la loro voglia di fare arte. Non si risolve mettendoli seduti, sarebbe
un peccato e con gli artisti non funziona. In questo modo otterremo un cambiamento
notevole, avremo degli artisti che potranno trasformarsi in abili strumenti di
evangelizzazione, una dimostrazione al mondo che l’evangelo non è monotonia, ma
luce, colore, gioia, varietà di espressione. A volte crediamo che sarebbe più facile se tutti fossimo uguali, con gli stessi gusti, ma sarebbe molto noioso. Il Signore invece ci ha fatto tutti diversi, con diverse capacità e passioni. Il Signore dice a Mosè: cos’hai nella tua mano? Gli artisti hanno chi uno strumento, chi un pennello, chi una penna, chi una musica su cui ballare. Gli artisti del mondo rappresentano la tristezza della vita, il decadimento dei valori, la paura, la morte, ma gli artisti che hanno consacrato la loro arte a Dio rappresentano la gioia di vivere, la luce, la speranza, la bellezza di Dio, l’amore……..scusate se è poco! Fiorella Thomas |
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